mercoledì 27 maggio 2015

La Lancia, una storia di innovazione e design made in Turin

Nessuna città italiana, è stata, come Torino, legata all'automobile. Non è solo la Fiat, ovviamente, ma proprio la capacità di creare idee, innovazione, design legati all'automobile. Lo racconta anche la storia di Vincenzo Lancia, che, all'inizio del XIX secolo, creò uno dei marchi più apprezzati del made in Italy nel mondo. L'anno di nascita della Lancia è il 1906. Prima di allora, Vincenzo Lancia, nato nel 1881, era stato meccanico nell'officina di Giovanni Battista Ceirano, che aveva iniziato la propria attività assemblando biciclette e aveva finito con il progettare l'automobile Weeleyes. Il prototipo della Weeleyes suscitò interesse ed entusiasmo, tanto che un gruppo di imprenditori, tra cui Giovanni Agnelli, avrebbe poi comprato officine e know-how per fondare la Fiat e iniziare la produzione su scala industriale.


Rimasto nell'orbita della nuova fabbrica, Lancia fu anche uno dei suoi primi piloti, ottenendo il primo successo della Fiat, nella corsa Torino Sassi-Superga, nel 1902; per qualche tempo si divise tra gare automobilistiche e lavori di progettazione, fino a quando, resosi conto che non sarebbe mai stato un pilota in grado di vincere in modo costante, lasciò le corse e iniziò a dedicarsi in modo esclusivo alla sua nuova impresa, fondata con Claudio Fogolin. Quando si pensa alla Lancia, a Torino il pensiero inevitabilmente corre a Borgo San Paolo e al grattacielo che ancora oggi porta il nome del marchio, ma il primo stabilimento fu in realtà a San Salvario, tra via Ormea e via Donizetti. Fu solo qualche anno più tardi, nel 1911, che la Lancia si trasferì nella sede entrata nella memoria collettiva, in via Monginevro. Con una certa lungimiranza, Vincenzo acquistò vari lotti, oltre a quello di via Monginevro, compresi tra corso Peschiera, corso Racconigi e via Envie. Fu dopo il trasferimento nella nuova sede che la Lancia iniziò a produrre le sue auto con ritmi industriali.


Dei primi decenni della Lancia, guidata dal suo fondatore, quello che colpisce è la passione per l'innovazione, la ricerca continua di motori sempre più efficienti e di un design sempre originale, sempre capace di coniugare eleganza e utilità. Una caratteristica che, in fondo, il marchio non ha mai perso. Non per niente le sue berline sono entrate nel parco macchine di ricchi e potenti e le sue ammiraglie sono state tra le auto di rappresentanza più gettonate del made in Italy.


I suoi motori V8 e V12 sono stati i primi a utilizzare un basamento fuso in un solo blocco, molto più potente ed efficiente, sin dall'inizio del XX secolo. Ma sono stati i suoi modelli a incantare il mondo. La Lambda, lanciata nel 1922, usava il primo 4 cilindri a V stretto, aveva una linea di grande eleganza, slanciata, con fanali di forma tridimensionale mai visti prima. L'Augusta fu la prima vettura al mondo con scocca autoportante, l'Aprilia, una sua evoluzione, aveva le sospensioni a quattro ruote indipendenti e un motore con camere da scoppio emisferiche; il suo pianale fu utilizzato da Pininfarina per la Cabriolet. Insieme all'Artena e all'Astura, l'Augusta fu la prima ad aprire le porte come gli armadi, senza, cioè un montante centrale, così i passeggeri potevano scendere e salire comodamente.

Vincenzo Lancia morì nel 1937, ma la storia della sua casa automobilistica è proseguita fino ai nostri giorni, facendo del design e dell'eleganza il suo marchio di fabbrica. Tra le vetture prodotte dopo la Seconda Guerra Mondiale c'è la Flavia, la prima vettura italiana con quattro freni a disco e caratterizzata da un abitacolo per sei persone; la sua versione Coupè è una delle vetture più famose degli anni 60. Terminata l'epopea in Formula 1, negli anni 50, sono le Flavia e le Fulvia, che, dagli anni 60, scrivono da protagoniste la storia dei Rally, vincendo il Tour de Corse, il Rally di Sanremo, il Rally di Montecarlo. La Beta, lanciata nel 1972, è la prima vettura dell'era Fiat e presenta numerose versioni, che la rilanciano per tutti gli anni 70. Negli anni 80 è il momento dell'ammiraglia, la Thema, poi arrivano la Thesis e la K, che affascinano con la cura delle rifiniture e del design. Per la città ci sono le compatte della serie Ypsilon, che conquistano il pubblico più giovane. Non è più solo Lancia, è un misto di saperi e conoscenze con l'Alfa Romeo, l'altro grande marchio acquistato dalla Fiat.

Poi l'identità del marchio si diluisce negli acquisti americani di Fiat, diventata FCA. E rimane la storia lunga un secolo, a raccontare quanto design e innovazione siano stati importanti nelle auto made in Turin (e a raccontare, anche, quanto sia importante la concorrenza, per l'evoluzione e la versatilità delle proposte).


Pubblicato su Storie torinesi


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