mercoledì 24 giugno 2015

Tutti i segreti della Notte di San Giovanni, non solo a Torino

Oggi a Torino è festa. San Giovanni Battista è il patrono cittadino e non lo è per modo di dire, non è solo una festa religiosa, ma è un vero e proprio evento a cui nessun torinese rinuncerebbe, sia laico o credente. Nella festa si mescolano tradizioni cattoliche e tradizioni laiche, una certa superstizione di origine pagana e una sana voglia di divertimento di ogni epoca.

Il 23 giugno c'è una sfilata storica e, in serata, uno degli eventi torinesi più importanti dell'anno, il farò. E' un grande fuoco che si accende in piazza Castello, intorno a un palo di legno sormontato dall'immagine di un toro: se il toro cade verso Porta Nuova, l'anno sarà prospero, se cade sul lato opposto, non sarà il migliore anno per Torino. E' superstizione, è tradizione, è credenza popolare, ma non c'è torinese che la sera del 23 giugno non voglia sapere da che parte è caduto il toro. Il 24 giugno, Torino si ferma, è giornata festiva, se possibile si fa il ponte, in tutti i casi si aspettano i fuochi artificiali, sulle rive del Po. Il miglior posto per vederli? Piazza Vittorio Veneto, i Murazzi, i ponti sul Po, il Parco del Valentino, la collina... non c'è che l'imbarazzo della scelta.

La Festa di San Giovanni ha tradizioni antichissime, conserva il suo valore religioso, ma è probabilmente l'unica festa religiosa cittadina che coinvolge l'intera città. E' sempre stato così. Nel Medioevo arrivavano anche i contadini dalle vicine campagne, per partecipare ai giochi, alla processione e al falò. "Una solenne processione si avviava dalla Cattedrale al Palazzo Civico, recando l'urna con le reliquie del Santo; intervenivano il corpo decurionale al completo e i membri designati dalle famiglie nobili, cui toccava per diritto l’ambitissimo privilegio di procedere al fianco del clero reggendo dei ceri accesi. La corsa dei buoi si svolgeva lungo le vie della città e, più limitatamente, lungo le vie del borgo Dora e ciò rappresentava lo svago più pittoresco e più gradito. Ad appiccare il fuoco alla catasta di legno era il figlio più giovane del principe regnante: questa era posta nella piazza centrale il giorno della vigilia, creando un enorme falò intorno al quale avevano luogo interminabili danze allegre e frenetiche" racconta l'Associassion Piemontèisa nel suo sito web.

Perché Torino abbia scelto San Giovanni Battista come proprio santo patrono, non è chiaro; quello che è certo è che la scelta fu fatta nell'Alto Medioevo, quando le tradizioni cristiane si mescolavano con i riti pagani e cercavano di sostituirli. A questo bisogna attribuire il legame tra i festeggiamenti di San Giovanni Battista e il fuoco. La notte tra il 23 e il 24 giugno si fa coincidere con il solstizio d'estate, la notte più breve dell'anno; in epoca pagana era una notte di grande energia e purificazione, di demoni e superstizioni, perché la luce per una sola notte vinceva l'oscurità, con tutto quello che segue a livello esoterico, nell'eterna lotta tra bene e male. E la purificazione ha due elementi essenziali: il fuoco o l'acqua. Anche in Spagna, dove la noche de San Juan è la notte magica per eccellenza, il fuoco ha grande importanza: sulle spiagge dell'intero Paese si accendono grandi hogueras, falò, per illuminare la notte più corta e più magica dell'anno (tra le varie credenze, se una donna che vuole avere un figlio salta sette volte le onde, nella notte di San Giovanni, rimarrà incinta entro l'anno). Stessa tradizione sulle spiagge dell'Italia meridionale, dove le credenze popolari locali sintetizzano il passato pagano e la dominazione spagnola.

In Piemonte, i falò si accendevano per cacciare le streghe e per purificarsi, per assicurarsi buoni raccolti e proteggersi dalle malattie. La notte di San Giovanni porta con sé varie credenze, tutte legate all'idea che sia il momento giusto per liberarsi delle energie negative. Non è una credenza solo torinese o italiana, in tutti i Paesi in cui il culto di San Giovanni è diffuso, la notte del 23 giugno è associata a rituali magici, legati al fuoco, sia un falò o una candela, in grado di predire il futuro e di purificare dalle malattie. Non ci sono solo vari rituali per le donne che cercano marito o vogliono avere un figlio, ma, ad esempio, è la notte giusta per raccogliere le erbe che serviranno per filtri e pozioni (le noci per preparare il nocillo vanno raccolte in questa notte); se si scrivono i propri desideri su un foglietto, che si brucerà con un fiammifero, i desideri si avvereranno; se si volgono le spalle al mare e si saltano le onde nove volte ci si libera dalle energie negative. Sono moltissimi i riti di questa notte, potete averne una prova cercando su Google parole chiave come notte di San Giovanni, credenze magia. E tutti sono associati al fuoco o all'acqua (al mare, soprattutto).

A Torino, il falò ha tradizioni antichissime, che si perdono nei secoli pagani. Veniva eretto in piazza Castello, davanti a via Garibaldi e veniva controllato per tutta la notte dal cavaliere del vicario con i suoi uomini. "Tutti i Decurioni della città, assieme ai Sindaci e alle personalità più in vista di Torino, si riunivano in serata nella Sala del Consiglio di Palazzo di Città: qui appunto avveniva la stesura dei verbali a noi pervenuti. Sappiamo anche con certezza che il farò veniva incendiato per tradizione dal Primo Sindaco e in sua assenza dal Secondo. Alle fascine provvedevano gli uomini di Grugliasco, come dipendenti della città di Torino, tuttavia perché non mancasse una nota macabra, si aggiungevano al rogo, capestri di impiccati dell'annata. I carboni e le ceneri venivano poi donati agli spazzacamini che stavano vicino alla chiesa San Lorenzo. La notte trascorreva tra allegre danze e goliardiche bevute, si danzava attorno al farò formando dei cerchi con le persone che si tenevano per mano, guidate da re Tamburlando, questa figura oggi può essere paragonata a quella di Gianduja che guida i festeggiamenti la vigilia di San Giovanni".

Passata la notte del farò, buoni fuochi artificiali, Torino!


Pubblicato su Storie torinesi