lunedì 6 luglio 2015

Nel cantiere dell'ex Incet, futuro polo multifunzionale di Barriera di Milano, a Torino

Tra le attività proposte da Architettura in Città, il bel Festival organizzato dalla Fondazione dell'Ordine degli Architetti che ha animato Torino dal 30 giugno al 4 luglio 2015, ci sono state visite e passeggiate guidate in cantieri e nuovi complessi torinesi. Grazie a queste proposte, ho visitato il cantiere dell'ex Incet, un bell'edificio industriale adesso in cerca di una nuova identità, posto nell'isolato tra via Cigna, via Banfo, corso Vigevano e via Cervino. Fondata nel 1888 da Vittorio e Giuseppe Tedeschi, l'Industria Nazionale Cavi Elettrici Torino (INCET) ha realizzato per decenni cavi elettrici, diventano una delle più importanti realtà industriali di Torino e arrivando a occupare oltre 2mila persone. Alla fine degli anni '60, le attività si spostano a Livorno Ferraris, lasciando in abbandono un bell'edificio, caratterizzato da ampli spazi, capriate in cemento e luce diffusa, spiovente dall'alto.


Dopo vari decenni di disuso e in una fase della storia cittadina, che offre un nuovo uso alle architetture industriali, il Comune ha avviato un progetto per dare nuova vita all'ex Incet. L'idea è trasformare il complesso in un polo di servizi e di attività creative e innovative, in grado di diventare punto d'attrazione sia per la Barriera di Milano, il quartiere in cui si trova, che per l'intera città. Dopo un lungo processo di bonifica dell'area, sono partiti i cantieri per la ristrutturazione dell'edificio. Ed è qui che inizia il bello e, in fondo, la sfida. I progettisti che hanno guidato la visita hanno spiegato come tutta la ristrutturazione sia stata fatta 'immaginando' le possibili destinazioni d'uso. Al momento, infatti, non c'è certezza circa il futuro dell'ex Incet: in autunno dovrebbe partire un bando di concorso per l'assegnazione degli spazi ad associazioni, scuole professionali, enti vari che siano in grado di presentare un progetto innovativo, convincente ed economicamente sostenibile. Nei mesi scorsi c'è stato un concorso di idee, che, nella maggior parte delle proposte, ha immaginato per l'ex Incet un futuro da scuola di formazione professionale o da spazio per attività culturali.


L'edificio è davvero affascinante, costituito da 5500 metri quadrati, suddivisi in ambienti molto grandi, costruiti intorno a una grande navata centrale, con una copertura sostenuta da capriate in cemento armato e su cui si stanno installando i pannelli fotovoltaici; la luce diffusa dalle aperture in alto dà una luminosità graduale, sottolineata dal ritmo delle stagioni. E' probabilmente l'elemento di maggiore fascino e i progettisti l'hanno immaginata come una grande piazza coperta, che, qualunque sia la destinazione delle sale che la circondano, dovrà rimanere pubblica. L'arredamento che i progettisti stanno preparando per questa piazza è mobile, ci saranno, cioè, fioriere e strutture che potranno essere spostati, secondo le necessità di concerti, rappresentazioni teatrali, conferenze.


Ai lati della piazza, una grande navata venduta a privati, destinata ad attività commerciali e spazi residenziali, e una bellissima manica a due piani, con sale destinate (forse) ad attività culturali al piano terreno (i progettisti hanno immaginato anche sale per concerti e piccole rappresentazioni teatrali), e con sale per (eventuali) scuole professionali al piano superiore. La distribuzione delle sale, che si susseguono una dietro l'altra, offre anche prospettive con vie di fuga fascinosissime. Ogni sala è dotata di piccoli magazzini, dati i possibili usi a cui potrebbero essere destinati; nei vani delle scale sono previsti anche ascensori e WC.

Sui lati corti della futura piazza pubblica ci sono spazi dalla destinazione suggestiva. Sul lato di via Cervino è stato previsto un centro interconfessionale, pensato per le religioni minoritarie a Torino. Sul lato opposto, al piano terra ci sarà un ristorante/bar, mentre, al piano superiore, si stanno preparando le sale destinate ai giovani imprenditori seguiti dal Torino Social Innovation, un progetto del Comune, che segue e accompagna le imprese attive nell'innovazione sociale, fino alla loro sostenibilità.


Al termine della visita, rimangono impresse varie cose. L'impegno di Torino per valorizzare le sue strutture industriali, architetture pregiate che non meritano di essere demolite, non solo per il loro significato nella storia cittadina, ma anche per il loro stesso fascino architettonico. La difficoltà, ma anche la sfida affascinante, che rappresenta la ristrutturazione di un edificio così complesso, senza che la sua destinazione d'uso finale sia ancora chiara. Non sarebbe stato più facile ristrutturarlo avendo chiaro il suo futuro? ho chiesto a una delle nostre guide "Immagina un privato che si prende questo spazio e investe milioni di euro per poterlo utilizzare? Mi creda, vista la situazione economica, non l'avrebbe fatto nessuno. Noi abbiamo utilizzato i fondi del PISL, il Programma integrato per lo Sviluppo Locale, e abbiamo dovuto affrontare grandi difficoltà, dalla bonifica alla tutela di quello che è un edificio storico".

 

I lavori di ristrutturazione dovrebbero terminare in autunno, poi, con il bando di concorso, la nuova vita dell'ex Incet, in un'area fascinosissima e tutta da riscoprire. Laddove c'erano le fabbriche e i fumi, tra corso Vigevano e corso Venezia, ci sono adesso le attività artistico-culturali dei Docks Dora, il Parco Paccei, l'area verde più grande di Spina 4, il Museo Ettore Fico, anch'esso in una fascinosa fabbrica ristrutturata, una Caserma dei Carabinieri, nello stesso complesso a cui appartiene l'ex Incet. La città che cambia, senza dimenticare il suo passato e, anzi, valorizzandolo.


Pubblicato su Architettura e DesignProgetti