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lunedì 24 agosto 2015

Storia del Palazzo del Lavoro di Torino, forse nuovo centro commerciale

Ci sono edifici sfortunati che, nonostante le loro grandi architetture, non trovano una vocazione definita e rimangono lì, vittime del tempo, a testimoniare quanto sia importante avere una progettazione di città, quando si costruiscono edifici di grandi suggestioni. Il Palazzo del Lavoro di Torino è probabilmente l'edificio più sfortunato di tutta la città. In un ideale itinerario nell'architettura moderna torinese meriterebbe il posto d'onore, ma pochi giorni fa un incendio doloso ha ricordato lo stato d'abbandono in cui versa, nonostante i numerosi progetti che lo hanno riguardato.


Arrivando dal Sud, da corso Unità d'Italia, il Palazzo del Lavoro è il primo edificio torinese che si incontra, lo seguono poi padiglioni e giardini di Italia 61, un evento organizzato per il primo secolo dell'Unità d'Italia e che cambiò il volto di Nizza Millefonti e delle rive del Po. All'esterno si presenta come un grande parallelepipedo caratterizzato da curtain-wall, cioè da una facciata continua che trasferisce il proprio peso a pilastri e solai, e, soprattutto, da palette frangisole mobili, che lo rendono inconfondibile. Ma è all'interno che il genio di Pier Luigi Nervi ha dato il meglio di sé: l'edificio è costruito sulla moltiplicazione di un modulo quadrato con il lato di 40 metri, sorretto da un incredibile pilastro centrale, che termina con una preziosa raggiera di travi. Il modulo è moltiplicato per 16 volte: immaginatevi l'interno di quest'edificio enorme, alto 25 metri, ritmato da questi pilastri snelli e slanciati, che terminano ognuno con una grande raggiera, con le pareti perimetrali che filtrano la luce naturale, a sua volta gestibile attraverso le palette frangisole. Oltre cinquant'anni dopo la sua costruzione, il fascino di quest'interno rimane intatto e suggestivo come pochi.

Costruito per Italia 61, il Palazzo del Lavoro fu immaginato da subito come un palazzo per grandi mostre e fiere. Questo, per lo meno, doveva essere la sua destinazione dopo la manifestazione dell'Unità d'Italia. Ma così non fu. Troppi, probabilmente, gli edifici torinesi immaginati per mostre e fiere e, con il tempo, la nascita di Lingotto Fiere, nella stessa area, ha impedito qualunque uso dell'edificio in quel senso. Per qualche tempo ha ospitato anche alcuni corsi universitari della Facoltà di Economia e poi è mano a mano caduto in disuso, rimanendo, però, il primo saluto di Torino a chi arriva dal sud. Mentre il degrado dell'edificio abbandonato progrediva, i progetti tendevano a guardare più verso il settore commerciale che quello cultural-museale-turistico. Qualche anno fa si è parlato di un interesse di El Corte Inglés, la prima catena di grandi magazzini spagnoli, che avrebbe voluto trasformarlo nel suo primo grande store italiano, quindi è arrivato un gruppo olandese, Foruminvest, che voleva trasformarlo in un centro commerciale tout court e che è stato fermato dalla solita burocrazia, dai soliti ricorsi e dalle solite polemiche di chi teme l'utilità di un altro centro commerciale, a pochi passi dall'8 Gallery del Lingotto.


Proposte d'uso dalla Gallery di repubblica.it

Nel web, ci sono proposte d'uso visionarie, che esaltano gli splendidi spazi interni. Qualsiasi destinazione d'uso deve infatti sottolineare l'unicità dei pilastri di cemento e lo splendido intrico di travi della copertura: se venisse costruito un centro commerciale di vari piani, che 'nascondono' e fanno perdere il senso delle coperture, verrebbe compiuto un delitto contro l'architettura e contro lo stesso Palazzo. C'è chi immagina parchi di divertimento in stile tropicale, con piscine e con i pilastri che sembrano come grandi palme; c'è chi propone un Museo dell'Aviazione, che sarebbe anche un bell'omaggio alla città dei primi voli italiani (l'aeroporto di Mirafiori, da cui partirono i primi esperimenti era davvero a pochissima distanza dal Palazzo del Lavoro); c'è chi vagheggia una sorta di Sony Center berlinese, uno spazio d'incontro di cultura e tempo libero, con il Parco di Italia 61 a fare le veci della Potsdamer Platz. Le idee sono tante, i soldi sono meno. Rimane la speranza che l'ultimo incendio metta in moto la città, per tutelare e reinventare uno degli edifici più belli dell'architettura moderna italiana. Come insegna Marguerite Yourcenar in Memorie di Adriano, la bellezza è anche una responsabilità.


Pubblicato su Progetti