mercoledì 7 ottobre 2015

Isa Bluette, la torinese che fu la soubrette più amata d'Italia

Isa Bluette. La prima volta che ho sentito il suo nome è stato pochi mesi fa, quando Manuela Vetrano, guida turistica ed esperta di arte funeraria (una passione, quest'ultima, a cui ha dedicato il blog La Civetta di Torino), mi ha invitato a scoprire il Cimitero Monumentale di Torino, probabilmente la più importante galleria d'arte moderna all'aperto della città. La tomba di Isa è una delle più belle e tristi, nel Campo Primitivo Ovest: a terra, mostra una giovane ballerina, distesa, con le braccia in alto, abbandonate nel sonno o nella morte, i piedi nudi e l'espressione serena.

Finito il suo tempo e ormai tramontato il genere di cui fu regina indiscussa, la rivista, Isa Bluette è stata dimenticata, anche dalla sua città, Torino, che non le ha mai dedicato un teatro, un monumento, una via. Eppure, nella prima metà del Novecento fu una delle donne più ammirate e desiderate d'Italia, grazie alle sue tournée e al successo dei suoi spettacoli di rivista. Nata nel 1898 come Teresa Ferrero, iniziò a lavorare giovanissima in quella che era la principale fabbrica d'occupazione femminile torinese, la Manifattura Tabacchi di Regio Parco. Ma essere operaia non era il suo sogno e Teresa aveva chiaro che avrebbe vissuto per realizzare il suo sogno: essere una diva dei teatri. Essere una diva e non un'attrice. C'è differenza: la prima è un sogno, un modello irraggiungibile, l'eterno femmenino inafferrabile.

Gli inizi di Teresa non furono facili. Piccolina, bruna e di carnagione chiara, dotata di una sensualità innegabile, esordì nei café-chantant torinesi e solo più tardi riuscì ad arrivare ai teatri cittadini. Nel frattempo aveva già capito che doveva usare un nome d'arte e ispirarsi a Parigi, tempio del varietà che la affascinava. Portò a Torino le piume e le paillettes, che avrebbero poi caratterizzato le riviste dei decenni successivi, e, soprattutto la rivista, in cui la soubrette era accompagnata da uomini in smoking, perduti per lei. Insieme a uno spettacolo sfarzoso e luminoso per costumi e trovate, c'era Isa Bluette, il nome d'arte definitivo, scelto da Teresa: bella e sensuale, sorridente e civettuola, con una voce elegante e melodiosa, faceva sospirare gli spettatori e affascinava le spettatrici. Ma non solo.

Sempre più affermata, in spettacoli che alternavano i numeri di danza e canto a intermezzi comici, Isa lanciò il concittadino Erminio Macario e un giovanissimo Totò, due dei maestri della comicità italiana dei decenni successivi. La rivista che li vide debuttare è Madama Follia, uno dei suoi numerosi spettacoli di successo. Arrivata al vertice dello spettacolo italiano, la soubrette torinese non si stancava di innovare e di proporre novità sempre sorprendenti: fu la prima a portare in Italia la passerella, che permetteva al pubblico di vedere da vicino ballerini e bellissime sul palcoscenico. Era spumeggiante e irraggiungibile, una giovane donna che aveva realizzato il sogno impossibile di un'adolescente della periferia operaia torinese. Le sorrideva anche l'amore, che aveva la forma di Nuto Navarrini, attore di rivista con cui aveva fatto compagnia per tutti gli anni '30, portando in scena operette diventate cult come Poesia senza veli o Il ratto delle cubane. A separarli arrivò, inaspettata, la morte di Isa, nel 1939: sempre bellissima e popolare, la soubrette aveva solo 41 anni. Nei giorni dell'agonia, sposò il compagno, quasi per mettersi in regola con gli uomini e con gli dei, realizzando l'ultimo sogno.

Se visitate il Cimitero Monumentale di Torino, passate a salutarla, la ballerina dormiente o morente merita una sosta.


Pubblicato su Storie torinesi