giovedì 7 gennaio 2016

La Scala delle Forbici, meraviglia di Juvarra a Palazzo Reale

Fino all'inizio del XVIII secolo, il Salone della Guardia Svizzera di Palazzo Reale è stato collegato al secondo piano con una scala lignea. Nel 1719, il sovrano regnante è Vittorio Amedeo II, appena diventato Re grazie al Trattato di Utrecht, l'architetto di corte è il siciliano Filippo Juvarra e il giovane erede, Carlo Emanuele, è in procinto di sposare la principessa tedesca Anna Cristina di Baviera. L'appartamento degli sposi viene allestito al secondo piano e, dunque, ci vuole una scala aulica per accogliere i giovani principi in modo adeguato. La scala lignea, costruita nel 1661, risulta ormai vecchia, nonostante sia stata realizzata da Bartolomeo Botto e da Carlo Gallara, due degli artisti piemontesi più apprezzati del loro tempo. Così Vittorio Amedeo affida la ricostruzione di questo collegamento a Filippo Juvarra, che realizza una scala solenne, sontuosa e, allo stesso tempo, leggera e aerea. Un capolavoro del barocco torinese, insomma.


La più evidente difficoltà tecnica affrontata dal gran siciliano sono le dimensioni dell'ambiente: una pianta rettangolare di circa 66 mq di superficie e un dislivello di 10 metri d'altezza da coprire. Come fare, dovendo creare un qualcosa di solenne e aulico, non particolarmente ripido e in uno spazio così angusto? Juvarra si è inventato una soluzione geniale: una scala divisa in tre rampe: la prima semplice e tradizionale, la seconda sdoppiata, con le due rampe parallele costruite lungo i lati della sala, e la terza, infine, volante fino al secondo piano. In questo modo, l'architetto messinese non solo ha risolto il problema dell'eventuale ripidezza della scala dividendola in tre parti, ma ha anche realizzato un vero e proprio gioiello d'architettura, leggero e sontuoso allo stesso tempo.


"La prima rampa, inquadrata fra i due arconi che sostengono le rampe sdoppiate del secondo ordine, ha un senso d'invito attraente e signorile. Ad essa fanno, come da quinte, due porte, che immettono in locali secondari del primo piano, porte con caratteristici frontoni in cui predominano elementi curvilinei assai graziosi; i frontoni sono formati, con motivo felicissimo ed originale, da due conchiglie che recano nel mezzo le iniziali di Carlo Emanuele legate col nodo di Savoia" scrive Augusto Telluccini in un articolo pubblicato all'inizio del Novecento. I due grandi arconi su cui posano le rampe parallele sono decorati con una serie di cassettoni al cui centro ci sono rosoni, diversi gli uni dagli altri. La rampa volante, infine, si imposta su un'architrave e 'vola' a posarsi su un grande arco; la rende sontuosa e leggera anche la decorazione del suo sotto arco, concentrata sul campo centrale, in cui si trova la corona reale con i due scettri incrociati e il collare dell'Annunziata, i simboli massimi del potere regio e del prestigio dei Savoia. Il pianerottolo, che dà l'ingresso all'appartamento di Carlo Emanuele e Anna Cristina poggia su due mensole, che hanno forma di grandi conchiglie appena curvate, in cui si mescolano, così, l'elemento decorativo e quello tecnico.


Le decorazioni eleganti, i colori chiarissimi, la luce che filtra dall'alto, tra una rampa e l'altra, danno un effetto scenografico di grande impatto. Così come lo è il grande medaglione posto nella decorazione dell'intradosso della rampa volante e apprezzabile dal primo pianerottolo: un paio di forbici taglia una lingua biforcuta, una sorta di risposta di Juvarra ai cortigiani che non credevano nel successo della sua sfida, un divertissement che ha finito con dare il nome a tutta la struttura, passata alla storia dell'architettura come Scala delle Forbici. E invece, nonostante le malelingue, la scala aulica, con decorazioni e stucchi, è lì a testimoniare la genialità dell'architetto siciliano e la meraviglia del Barocco.


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