martedì 12 aprile 2016

Quando non c'era la Manica Nuova di Palazzo Reale

Il Duomo così, solitario nella sua piazza e come ultimo edificio nella nuova via XX settembre, tutta da inventare verso corso Regina Margherita, l'hanno visto per qualche decennio, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. E' successo quando la legge sul risanamento di Napoli, nel 1885, ha permesso lo sventramento dei vecchi quartieri di numerose città italiane, nel nome di una nuova sensibilità verso l'igiene. A Torino fu abbattuto il Quartiere Svizzero, brulicante di vie strette e medievali e vecchi palazzi spesso fatiscenti, tra l'area di Palazzo Reale e Porta Palazzo. Per risanare l'area, si decise di costruire una nuova arteria, via XX settembre, che sarebbe passata in mezzo al nuovo quartiere da costruire.


Ma ricostruire sul vecchio Quartiere Svizzero si rivelò un'impresa complicata e, di fatto, non c'è mai stata una vera e propria riqualificazione definitiva. Da una parte le numerose stratificazioni, che portarono alla luce addirittura la Torino romana, dall'altra le complicanze dovute alle proprietà, con un ruolo da protagonista per la Casa Reale, dall'altra ancora, le difficoltà di immaginare la sistemazione di una zona con un dislivello di sei metri.

Il progetto di riqualificazione causò anche qualche scontro tra la Città di Torino e la Casa Reale, che, ormai a Roma, non era più tanto interessata alla sistemazione della sua antica capitale, ma, allo stesso tempo, proprio per i legami secolari, non voleva inimicarsela; il Comune, da parte sua, voleva l'impegno della Casa Reale per dare una risistemazione degna alla nuova via. Il progetto di massima chiedeva la costruzione di due edifici paralleli lungo via XX settembre; in particolare, sul lato di Palazzo Reale, doveva esserci una manica in grado di chiudere i giardini del complesso verso ovest e di avere una facciata dall'aspetto sufficientemente aulico sulla strada. Lo spazio tra l'edificio e la via sarebbe stato risolto a giardini e chiuso con una cancellata. La Casa Reale sembrava essere impegnata, però, soprattutto a non pagare da sola la costruzione del nuovo edificio e a dividerla con la Città: nel 1891, per dire, tutto il progetto di riqualificazione venne bloccato perché decise di vendere al Comune le sue proprietà sull'altro lato di via XX settembre e fu necessaria una legge ad hoc, arrivata nel 1895.


Il progetto della Manica Nuova fu invece affidato all'architetto Emilio Stramucci, che aveva già realizzato numerosi interventi a Palazzo Reale. Tra proposte accettate e progetti rivisti, rinviati o rifiutati, passarono la bellezza di otto anni (e immaginatevi cosa doveva essere passare in via XX settembre e vedere le demolizioni senza risistemazioni in corso, si capisce che la Città di Torino fosse piuttosto contrariata dalle indecisioni della Casa Reale). Si parlò di corti chiuse, di palazzi e di giardini, si sceglievano architetture austere e si tornava a discutere. L'iter di approvazione del progetto fu lunghissimo, lo trovate descritto nei dettagli su www.academia.edu. Alla fine, però, la costanza di Stramucci fu premiata e la Manica Nuova vide finalmente la luce. Fu costruita a chiudere i Giardini Reali, dal Duomo fino ai resti della cinta bastionata. La facciata verso via XX settembre, ha una prima fascia in bugnato, che mitiga gli effetti del dislivello e da cui si alzano due piani di finestre, al primo piano sottolineate da timpani triangolari. A movimentare questa lunga facciata, che ricorda un po' i palazzi romani, ci sono le quattro lesene di ordine corinzio, che caratterizzano gli estremi e il centro dell'edificio e al centro delle quali c'è un'alta finestra ad arco. A gestire la distanza tra l'edificio e la via, ci sono i resti archeologici e una cancellata neobarocca, con tre aperture.

Non pensate, però, che la Manica Nuova abbia trovato pace. I suoi piani superiori ospitano adesso la nuova, elegante e aulica sede della Galleria Sabauda; nei suoi sotterranei c'è parte del Museo di Antichità, nel lodevole tentativo di rendere fruibile quello che resta della Torino romana e del Teatro. I cambiamenti in corso nei Musei Reali, per dare una sistemazione coerente all'antico centro di comando e per mettere a disposizione di torinesi e turisti il patrimonio artistico e culturale lì conservato, hanno in quest'edificio uno degli elementi caratterizzanti. Poi, terminati i lavori, La Manica Nuova avrà finalmente la sua sistemazione definitiva, un secolo oltre la sua costruzione!


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