lunedì 23 maggio 2016

Spina 2 e Spina 3 a un passo dall'inaugurazione, a Torino

Da corso Vittorio Emanuele a piazza Baldissera, lungo corso Inghilterra e corso Principe Oddone, il cantiere del passante ferroviario sta arrivando alla fine e si vedono già le prime immagini della Torino che sarà lungo le Spine 2 e 3. E sarà una bella Torino, finalmente dotata di un'arteria che collega il nord e il sud della città, sfiorando il centro; saranno quattro carreggiate di traffico, ognuna con doppia o tripla corsia, controviali compresi. Tra corso Regina Margherita e la Dora, ci saranno le piste ciclabili e filari di alberi, che non saranno i pioppi e gli ippocastani dei grandi viali ottocenteschi, ma speriamo raggiungano altezze interessanti. Ci sarà il sottopassaggio di piazza Statuto, che dovrebbe snellire buona parte del traffico, su una piazza che non ha ancora un'immagine definitiva.


Se su Spina 3 si guarderanno gli edifici novecenteschi e le nuove architetture sorte intorno al Parco Dora e si ammirerà il magnifico panorama delle Alpi, davanti al lungo e ampio rettilineo di corso Principe Oddone, su Spina 2 si avrà l'immagine della Torino del XXI secolo. L'uno contro l'altro ci sono, e si fanno ammirare, le due grandi architetture di questo inizio secolo, il grattacielo di Intesa San Paolo, l'edificio più controverso della città, e la Stazione di Porta Susa, la stazione ferroviaria contemporanea più bella d'Italia. Li hanno chiamati il grattacielo verticale e il grattacielo orizzontale ed è una definizione azzeccata, entrambi in vetro e acciaio a caratterizzare il nuovo panorama di corso Inghilterra. Spina 2 richiama la Spina 1, con i grandi lampioni bianchi in led, ed è dotata degli alti alberi lasciati in dotazione dal vecchio disegno di corso Inghilterra; mano a mano che i lavori procedono, acquistano un senso chiaro anche le aperture di Porta Susa, in corrispondenza delle vie perpendicolari del corso, quasi a voler ricostruire i passaggi pedonali perduti e fare di Porta Susa una vera e propria cerniera del tessuto urbano, oltre che centro di traffico ferroviario. Cosa non sarà questa stazione, quando (e se) la benedetta crisi lascerà il passo alla speranza e all'apertura dei negozi e dei commerci, che si immaginarono al progettare la lunga galleria di vetro.


Su Spina 3, l'immagine del corso sarà diversa: i filari di alberi sono appena stati piantati negli spartitraffico che separeranno le quattro carreggiate e le distanze tra i vari attraversamenti pedonali sono davvero lunghe. La costruzione del rapporto dei due quartieri cresciuti ai lati della ferrovia, in tempi e in modi diversi, non è facilitata da questa lontananza tra gli attraversamenti: è come un ti vedo, ma chissà se posso raggiungerti. Ci sono anche i dislivelli inevitabili tra i controviali e le carreggiate centrali, a causa anche della conformazione del terreno, che dànno un'immagine peculiare di Spina 3. Funzionerà un viale così lungo, e immaginato con tre soli attraversamenti tra i due quartieri che si fronteggiano? Lo dirà il tempo, che è l'unico che può davvero giudicare l'efficacia delle opere dell'uomo. Quello che sì, si può dire, è che il passante ferroviario inizia finalmente a prendere forma, che Porta Susa inizia ad avere finalmente la funzione di cerniera con cui è stata immaginata, che i quartieri sorti intorno al Parco Dora saranno finalmente più vicini al centro, che corso Principe Oddone, dopo un'agonia lunga più di dieci anni può iniziare a progettare il proprio futuro.


Ma non è ancora finita. La Stazione Dora non è ancora inserita nel Sistema Ferroviario Metropolitano, perché non è ancora stata realizzata la sua parte sotterranea (e quanti torinesi, arrivati in Spina 3 con i nuovi edifici, potrebbero utilizzare il treno per muoversi in città?), e così, più a Sud, manca la Stazione Zappata, e, più a nord, l'innesto della Torino-Ceres nella stazione Rebaudengo (sarebbe bastato mettere ascensori e tapis roulant alla Stazione Dora, per collegare l'aeroporto di Caselle al centro cittadino, si è preferito sventrare corso Grosseto e chissà quanto tempo ci vorrà). Progetti ancora da terminare, ma, al vedere le nuovissime strisce pedonali lungo la galleria di vetro di Porta Susa e ammirando il panorama delle Alpi, mentre gli operai lavorano lungo il sottopassaggio di piazza Statuto, un sorriso scappa.


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