giovedì 28 luglio 2016

Nello studiolo di Pietro, appena aperto al Museo Accorsi

Dal Museo Accorsi arriva una nuova piccola chicca: l'apertura al pubblico del piccolo studio di Pietro, uno dei più importanti antiquari italiani del XX secolo. Il suo senso raffinato dell'esistenza e la sua passione per il Settecento sono evidenti nella collezione permanente del Museo di via Po 55. E anche nell'intimo spazio in cui riceveva i suoi clienti si ha un'idea del bello di cui amava circondarsi.


Lo studiolo è piccolissimo, ma accogliente, rivestito di legno anche nel soffitto, pieno di libri antichi, decorato con preziose porcellane e con curiosi ricordi degli anni 70, come il telefono grigio con la rotella per fare i numeri; tra i tanti ricordi, anche una bella foto di re Umberto II.


Qui Pietro Accorsi riceveva i suoi clienti, che appartenevano alla ricca borghesia internazionale (tra loro anche gli Agnelli, gli Abegg, gli Einaudi), e fa un po' impressione pensare che queste pareti abbiano sentito le conversazioni con l'Avvocato o con qualche aristocratica dama della buona società europea (se solo i muri potessero parlare, ogni tanto!). Ma la curiosità più bella è quella strana sensazione che hanno nel Museo, che Accorsi in realtà non sia mai andato via e che il suo spirito aleggi anche qui, a controllare che tutto vada bene. Pare che le luci si accendano all'improvviso, che lo splendido paravento sia caduto una volta senza una ragione precisa, che le lampadine svitate si facciano trovare accese. Cose strane e inspiegabili, che al Museo amano pensare siano un segno della presenza di Accorsi.

Così, visitando le mostre temporanee allestite nel Museo (attualmente è in corso Maestri dell'Accademia Albertina: Andrea Gastaldi, Un sodalizio d'amore), non si può resistere alla tentazione di dare una sbirciatina. Non resistete neanche voi!

Tutte le info sul Museo Accorsi all'indirizzo fondazioneaccorsi-ometto.it.


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