sabato 17 settembre 2016

Samboue: così abbiamo unito i tessuti kuba al made in Italy

Ho scoperto Samboue navigando per siti torinesi, nel web, e mi ha colpito subito il richiamo all'Africa, con i tessuti con i colori caldi del Continente applicati a borse, accessori, cuscini, scarpe. Mi è piaciuto questo sapore etnico, così elegante e singolare, e ho cercato le due fondatrici del marchio Alice Carla Poli e Stephanie Manoka. La conversazione con loro è stata così interessante che, tornata a casa, ho passato il pomeriggio nel web, a cercare di saperne di più del Congo, della sua storia, delle sue culture. Alice e Stephanie sanno come far appassionare alla loro filosofia e, del resto, Alice mi ha accolto raccontandomi subito come nascono i tessuti kuba, senza i quali non esisterebbe Samboue. "E' una rafia ricavata dalle foglie di palma; con un lungo procedimento le fibre vengono trasformate fino a poter essere lavorate al telaio. Sono gli uomini a lavorarle al telaio e a realizzare drappi di diversa lunghezza; alle donne incinte toccano poi il ricamo o le diverse applicazioni (ntshak)".


- Perché le donne incinte?
Alice: Perché sono loro che non lavorano nei campi e rimangono a casa. I disegni dei ricami e gli stessi colori hanno un significato simbolico, non sono mai casuali. Abbiamo fatto un lungo lavoro di ricerca e di studio per imparare i significati di questi tessuti; quelli che utilizziamo noi vengono realizzati nella regione del Kasai, intorno alla capitale Mushenge, ma i tessuti di rafia appartengono alla cultura di molti Paesi dell'Africa Centrale, dal Kenya al Congo al Mali e ogni regione ha le proprie tradizioni. La colorazione è realizzata in modo naturale, con le radici delle piante o con i minerali, per questo prevalgono i colori caldi e quelli freddi sono praticamente inesistenti.

- Perché avete scelto di utilizzare i kuba nelle vostre produzioni?
Alice: Si sono intrecciate un po' di cose: Stephanie è di origine congolese e suo padre, l'imprenditore Baron Manoka ha sempre collezionato i tessuti, mia nonna materna Gillio Ida, ha avuto nel Venezuela una casa di moda, in cui creava cappelli sempre differenti e vinse un concorso proprio con un cappello fatto utilizzando le fibre vegetali dell'agave. Sono stati come messaggi per me e per Stephanie, che da tempo volevamo fare qualcosa insieme. Abbiamo così iniziato a pensare a come utilizzare queste vere e proprie opere d'arte, come valorizzarle e farle conoscere meglio qui in Italia. Abbiamo iniziato a disegnare borse, oggetti per la casa e accessori in cui la parte del protagonista era dei tessuti kuba e per questo li abbiamo abbinati a tessuti italiani che avessero una stessa origine naturale, come il cotone o il lino.
Stephanie: Io sono di origini congolesi, ma il Congo è un Paese enorme, è come chiedere conto a un valdostano delle tradizioni pugliesi, ci sono tante culture diverse. Però è vero che quando tornavo dal Congo portavo come regalo per le persone questi tessuti, che sono una delle eccellenze del Paese. Potremmo dire che abbiamo voluto mescolare le eccellenze del Congo con le eccellenze del made in Italy: ci sembra una buona combinazione. I tessuti realizzati in modo naturale e artigianale nel Congo, inseriti nel contesto del made in Italy, valorizzati in oggetti di design e con lavorazione artigianale. E' un'associazione che piace molto anche nel Congo.
Alice: I tessuti kuba sono un esempio di arte reale utilizzata come vesti, drappi decorativi, nella tradizione congolese, e decontestualizzati totalmente nei nostri prodotti.


- Come vi dividete il lavoro creativo?
Alice: Non c'è una divisione vera e propria di ruoli, penso che ci compensiamo abbastanza. Abbiamo entrambe una formazione scientifica, Stephanie è laureata in Farmacia, io in Biotecnologie e questo aiuta molto nell'approccio sistematico all'organizzazione. Entrambe tendiamo a sperimentare, non abbiamo gli stessi gusti e anche questo è il bello.

- Come definireste lo stile dell'altra?
Stephanie: Alice è sorprendente, nel senso che ha uno stile sobrio, chic, ma a tratti è eccentrica e ti sorprende.
Alice: Stephanie ha uno stile che si potrebbe definire classico, ma è cosmopolita, c'è molto buon gusto, le piace il colore, con linee rigorose e sofisticate. La trovo ricercata nella sua semplicità.
Stephanie: Penso che a livello creativo le differenze aiutino a definire meglio il progetto e a livello organizzativo dividono responsabilità e tolgono pesi.

- Siete agli inizi della vostra avventura, come siete state accolte? Avete già identificato il tipo di donna che si fa affascinare da prodotti originali e di ispirazione esotica come i vostri?
Alice: Siamo state di recente al San Salvario District, a Saint Tropez e abbiamo trovato l'esperienza incoraggiante perché abbiamo notato che si avvicinano alle nostre creazioni donne di qualunque età, anche giovani, in genere sono di cultura medio-alta e sono interessate anche alle origini dei nostri lavori. Sono state esperienze molto importanti per calibrare il nostro concept.


- E il web cosa rappresenta per Samboue?
Stephanie: Una bella opportunità, io non seguo molto le reti sociali, Alice è più attenta di me, ma è ormai chiaro che se è vero che il negozio aiuta a veicolare il tuo prodotto, Facebook e Instagram aiutano a raggiungere un pubblico più vasto e facilitano la vita a chi non vuole più fare il giro dei negozi.

- Abbiamo parlato dei vostri prodotti e della vostra passione per i tessuti kuba e per la mescolanza tra le eccellenze artigianali congolesi e italiane, manca solo un ultimo dettaglio: Samboue ha un suono africano, ma come l'avete scelto e cosa significa?
Samboue è il nome di famiglia di Stephanie ed il suo significato 'donne di successo' ci sembrava di buon auspicio.

Samboue ha un sito web, www.samboue.com, e lo trovate anche su Facebook e su Instagram.


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