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venerdì 3 febbraio 2017

L'armatura del samurai esposta all'Armeria Reale

Non solo armi e cavalieri d'Occidente, all'Armeria Reale di Torino. Recentemente, nella sala della Rotonda, è arrivata l'armatura di un samurai, che fu regalata dall'Imperatore Meiji a re Vittorio Emanuele II nel 1869, per celebrare la firma del trattato d'amicizia tra il Giappone e il neonato Regno d'Italia, avvenuta tre anni prima. È un'armatura composta da elementi databili tra il XV e XVIII secolo e fa un po' impressione il contrasto tra la sua leggerezza e quella delle pesanti e solide armature europee, utilizzate nello stesso periodo e presenti nella lunga galleria del Beaumont, a cominciare da quella del Duca Emanuele Filiberto.


L'armatura del samurai è stata allestita in piedi, su un supporto appositamente realizzato, è custodita all'interno di una teca, intorno alla quale è possibile girare, in modo da avere un quadro completo dell'intero costume, e colpisce per i colori e per l'elmo finemente (ma anche minacciosamente) decorato. È un apparato difensivo leggero, del tipo dō-maru, spiegano dall'Armeria Reale, "utilizzato per lo scontro a piedi. Le diverse parti (elmo, maschera, corazza con spallacci, bracciali, scarsella, cosciali, schinieri, pantaloni e calzature) sono caratteristiche della tradizione militare giapponese tra XII e XIX secolo e rispondono alla necessità di garantire a un tempo resistenza, impermeabilità ed elasticità. La libertà di movimento consentita dalle file di lamelle in cuoio o metallo laccato e dorato (kozane), unite tra loro da fettucce di seta azzurra e arancio (odoshi). La cura e la ricchezza della realizzazione, la scelta dei materiali impiegati (acciaio, oro, argento, rame, legno policromo, lacca, cuoio, pelle, seta, canapa) e le peculiari scelte cromatiche indicano la destinazione a un personaggio di rango elevato". A un lato dell'armatura si possono ammirare anche gli elementi del corredo del samurai, compresa la sua spada, che è simbolo del suo onore e del suo ruolo sociale.


Chiamata B.53 anche nei pannelli informativi, dal numero con cui è stata catalogata, l'armatura torna nel Museo dopo un complesso lavoro di restauro, finanziato da Intesa Sanpaolo nell'ambito di Restituzioni, un progetto biennale nato nel 1989 per iniziativa dell'allora Banca Cattolica del Veneto, che ha permesso di salvare e valorizzare molte opere appartenenti al patrimonio artistico italiano. Nella lunga lista, prima dell'armatura giapponese, ci sono anche i mosaici dei pavimenti della Basilica di Aquileia (UD), gli affreschi di Altichiero e Avanzo nella Cappella di San Giacomo nella Basilica del Santo a Padova, gli affreschi di Lanfranco della Cappella di San Gennaro nel Duomo di Napoli. "Sono ormai un migliaio le opere riportate in pristinam dignitatem: una sorta di ideale museo, con testimonianze che spaziano dalle epoche proto-storiche fino alle soglie dell’età contemporanea, dall'archeologia all'oreficeria, alle arti plastiche e pittoriche". Pensate che per la 17° edizione di Restituzioni, a cui ha partecipato anche quest'armatura del samurai, sono stati restaurati "oltre 140 manufatti provenienti da tutta Italia: Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Campania, Abruzzo, Puglia e Calabria, Liguria". Lavoro prezioso, con il contributo delle nostre banche e delle loro fondazioni, che non sempre valorizziamo. E invece è grazie anche al contributo di banche e fondazioni che possiamo godere di piccoli gioielli come quest'armatura, che racconta un modo diverso di intendere la guerra e altre storie di onore, orgoglio e coraggio. Davvero un bel contrasto tra i cavalieri armati con i cavalli bardati e questo guerriero pronto alla battaglia, in piedi e in tutti i toni del blu.

La visita all'Armeria Reale è compresa nel prezzo del biglietto e segue gli orari dei Musei Reali (piazzetta Reale 1); l'orario di apertura è pertanto mar-dom ore 9-19, chiuso lun. Il biglietto costa 12 euro, ridotto 6 euro per ragazzi compresi tra i 18 e 25 anni, gratuito per gli under 18, possessori tessere Abbonamento Musei e Torino+Piemonte Card. Tutte le info sui Musei Reali, nel sito ufficiale, http://museireali.beniculturali.it/.


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