lunedì 20 febbraio 2017

Reali Sensi: così i cinque sensi rivelano le Residenze Sabaude

Per celebrare i 20 anni dall'inserimento delle Residenze Sabaude nella lista dei beni Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO, Turismo Torino ha preparato Reali Sensi, una serie di percorsi e itinerari ad hoc nelle antiche dimore, che offriranno una chiave di lettura originale e curiosa, attraverso i cinque sensi, vista, olfatto, udito, tatto o gusto (a marzo e ad aprile, il senso da scoprire sarà la vista). Tra Torino, Canavese, Langhe e Granda, nel progetto sono coinvolti il Castello del Valentino, i Musei Reali, il Museo Nazionale del Risorgimento, Palazzo Madama, Villa della Regina, (tutti a Torino), gli Appartamenti Reali de La Mandria e la Reggia di Venaria (a Venaria Reale, Torino), il Castello di Govone (CN), il Castello di Moncalieri (TO), il Castello di Racconigi (CN), il Castello di Rivoli (TO), il Castello Ducale di Agliè (TO), la Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO).

Ieri Turismo Torino ha organizzato per giornalisti e blogger una sorta di anteprima in cinque residenze, Palazzina di Caccia di Stupinigi, Villa della Regina, Museo d'Antichità dei Musei Reali, Appartamenti Reali de La Mandria e Castello di Rivoli, ognuna scoperta in base a uno dei cinque sensi.


Avreste mai pensato di visitare le splendide sale barocche della Palazzina di Caccia di Stupinigi pensando all'olfatto, ai profumieri di Corte, alla (non) cultura dell'acqua e alle essenze che accompagnavano la vita quotidiana? Con Profumi? Non sempre..., la visita inizia tra i profumi di cioccolata, nocciola e caffè, che introducono alle passioni di corte, si passa poi a scoprire come il rapporto con l'acqua fosse piuttosto complicato, anche per l'infondata paura che potesse trasmettere malattie, a cominciare dalla temutissima peste: pensate che i neonati venivano cosparsi di polvere di molluschi o di corna di bue, affinché fossero chiusi tutti i pori, e poi avvolti in strette fasce. Gli odori causati da un rapporto così scarso con l'acqua erano coperti dai profumi, a base di fiori e frutti, portati in piccoli ciondoli al collo o cosparsi in fazzoletti e in ventagli. La sensibilità agli odori doveva essere molto diversa dalla nostra, viene da pensare nel Salone Centrale, con i suoi affreschi e i suoi assi visuali juvarriani, immaginandolo popolato da damine profumate, mentre in qualche sala laterale si consumavano cioccolata e pasticcini, in uno stile di vita che univa raffinatezze inusitate, in contrasto con il senso dell'igiene. La presenza dei figuranti dell'Associazione Le vie del tempo, con i costumi settecenteschi e i gesti di dame e cavalieri, tra ventagli e fazzolettini profumati di violetta, dà un'idea anche visiva di quello che doveva essere la corte sabauda nel XVIII secolo e lascia nelle narici un persistente profumo di rose e violette.


Villa della Regina, che fu costruita nel XVII secolo per volere del Cardinale Maurizio, figlio cadetto di Carlo Emanuele I e cognato avversario della prima Madama Reale, Cristina di Francia, mostra il raffinato stile di vita degli uomini di corte. Prelato per volontà dinastica, più che per vocazione, Maurizio di Savoia era un uomo colto ed elegante, che si riuniva con letterati e artisti nell'Accademia dei Solinghi, per discutere di filosofia, politica e cultura, come in un cenacolo romano e nel senso più alto dell'otium caro ai latini. Nella sua Vigna, appena sopra la Gran Madre, la visita di Sensi Reali esalta soprattutto la vista e non poteva essere altrimenti. Siamo in pieno Barocco, l'età delle sorprese e della meraviglia, degli assi visuali che segnano il territorio e sottolineano il potere sabaudo, dell'illusione ottica come gioco e sorpresa. Vero o falso: la verità apparente della vista... scopriamo l'inganno... dimostra come tutto sia un'illusione sin dalla magnifica Sala Centrale, in cui passa il lungo asse visuale che parte dal Palazzo Reale per arrivare fino alla monumentale esedra che chiude i giardini. Le decorazioni sono affrescate, il trompe l'oeil dilata gli spazi e a volte li inventa, con una doppia funzione, da una parte la meraviglia dell'osservatore, dall'altra il risparmio nei materiali (una colonna disegnata costa meno di una in marmo, per ovvie ragioni). Il gioco del trompe l'oeil, del vero e del falso ritorna nel gabinetto cinese, dove un finto pannello separa le varie scene di vita cinese, dando loro, sorprendentemente, continuità. L'illusione ottica ha il suo momento più alto nel giardino, dove Filippo Juvarra, che disegnò la residenza del Cardinal Maurizio, gioca con le linee verticali delle architetture, per aumentare nell'osservatore la sensazione di monumentalità e distanza dei padiglioni.


Ai Musei Reali c'è stata forse la visita più curiosa delle cinque: il Gusto ai tempi dei romani. E come si può scoprire, oltre che con gli affreschi o con gli oggetti trovati nelle tombe o nelle domus? Incredibilmente nelle discariche romane ritrovate negli scavi! Del resto, se le discariche moderne parlano di noi, perché non possono farlo quelle romane? E al Museo Archeologico la ricostruzione di una discarica parla di anfore e vasi, di ciotole e materiali che aiutano a ricostruire la storia del cibo. Poi, lungo la visita, altri vasi, ampolle e anfore raccontano il rapporto con il cibo, che poteva essere complicato per i neonati senza il latte della madre, che prediligeva la carne di maiale nelle nostre latitudini, che non disdegnava il garum, un condimento a base di pesce vagamente somigliante alla pasta di acciughe. La visita si conclude con un laboratorio divertente: la realizzazione di un piatto della tradizione romana; a noi è toccato il Moretum, con finocchio, ruta, menta, coriandolo e levistico da pestare in un mortaio (immaginatevi che profumo è venuto!), la ricetta vuole l'aggiunta di formaggio fresco per amalgamare il tutto, ma noi siamo volati nella Caffetteria di Palazzo Reale, per un pranzo da Gerla, a base di agnolotti con plin, insalata russa e dolce al cioccolato, in un clima rilassato e gradevole, tra atmosfere sabaude e sapori contemporanei.


Nel pomeriggio, la visita per me più sorprendente, quella agli Appartamenti Reali de La Mandria, in cui re Vittorio Emanuele II e la Bela Rosin vissero come due borghesi il loro amore proibito. Sono appartamenti di eleganza ottocentesca, costruiti sopra le scuderie, con soffitti bassi e cassettonati, con saloni che si susseguono raffinati e coloratissimi grazie alle vivaci tappezzerie originali (questa Residenza Reale è l'unica che conserva le carte da parati originali ottocentesche e, credetemi, sono uno dei suoi più preziosi elementi di fascino!); ci sono quadri e allegorie che fanno riferimento all'amore impossibile tra un nobile e una plebea, che esaltano la bellezza muliebre delle popolane; traspira la vita tranquilla e gentile di un re meno rozzo di come lo racconta la Storia e di una donna più intelligente e tosta di quanto racconti la Storia. Immaginatevi quest'amore proibito e solido, fieramente avversato da Camillo Benso di Cavor, che voleva Vittorio Emanuele II risposato con qualche colta principessa d'Oltralpe, mentre nell'aria suonano le musiche dell'Ottocento, risorgimentale e non, da Chopin a Verdi o Mercadante. E' un elegante tocco in più alla storia d'amore più chiacchierata del Regno, negli anni dell'Unità d'Italia: l'udito è un senso da non sottovalutare.


Le cinque visite dei Sensi Reali si sono chiuse al Castello di Rivoli, dove, in fondo, tutto è iniziato: è stato qui che Emanuele Filiberto ha fissato la sua residenza in attesa di entrare a Torino, subito dopo il ritorno nel suo Ducato, è qui che è nato suo figlio, Carlo Emanuele I. E nel salone in cui il futuro Duca è nato c'è oggi un grandioso igloo di Merz, quasi a sancire il legame tra il millenario castello (le sue origini risalgono al Medioevo) e la sua nuova funzione di Museo d'Arte Contemporanea. Il Castello è grandiosamente affascinante: al suo aspetto hanno lavorato alcuni dei più importanti architetti sabaudi e molto si deve all'intervento di Filippo Juvarra. Si susseguono sale di grandi dimensioni con magnifici affreschi sulle volte, spesso coloratissime grottesche, che in Piemonte ritornano in varie residenze nobiliari; con colonne, bassorilievi e installazioni contemporanee, che esaltano il tatto, il senso scelto per la nostra visita. Ho amato, in particolare, l'ultima sala, grandiosamente spoglia e scarna, che esalta così una preziosissima volta in laterizi, con gli archi di scarico, anch'essi in mattoni, ben a vista.

Ecco, se a ogni visita, breve a causa dei tempi ristretti di 5 Residenze per 5 Sensi in un giorno, ho pensato "Devo tornare per vederla con calma" al Castello di Rivoli è stata una certezza: da rivedere, per assaporare con calma, questa mescola preziosa tra storia sabauda e arte contemporanea, e con un senso indispensabile come la vista, quello davvero irrinunciabile. Dopo queste 5 visite, che mi hanno riempito gli occhi di storia e cultura, arte e fascino, creatività e intelligenza, non ho dubbi.

Reali Sensi ha un sito web in cui prenotare le varie visite, che possono essere a pagamento o inserite nel biglietto d'ingresso (sono gratuite per i possessori della Royal Card): su www.residenzereali.it, trovate tutte le informazioni, con il calendario degli appuntamenti e le tariffe.


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