domenica 30 aprile 2017

Siviglia da vedere: i luoghi meno conosciuti dai turisti

Nell'articolo della scorsa settimana, ho raccontato cosa, secondo me, è indispensabile vedere a Siviglia. In questo, scriverò della Siviglia che amo, quella da scoprire lentamente, perdendosi a zonzo nelle sue strade.


Il mio quartiere prediletto di Siviglia è il Barrio de San Lorenzo, nel centro storico e a nord della Cattedrale; vi si arriva attraverso tre piazze consecutive, Plaza Duque de la Victoria, plaza de la Concordia e plaza de la Gavidia, la più interna al Barrio e già parte della sua anima, più silenziosa delle due precedenti, condizionate dalla presenza di El Corte Inglés. Tutte e tre le piazze sono definite sul perimetro dagli aranci e sono dotate di panchine in ferro battuto, su cui in primavera è gradevole stare seduti a fare due chiacchiere e osservare la dolcezza della vita sivigliana (in plaza del Duque, tutti i finesettimana c'è anche il mercatino hippy, con monili e accessori spesso artigianali, vera chicca per i turisti). Il cuore del quartiere è la plaza de San Lorenzo, su cui si affacciano l'omonima chiesa (se la trovate aperta fiondatevi dentro, non apre quasi mai) e la chiesa del Jesús del Gran Poder, che all'interno ricorda il Pantheon romano ed è famosa perché qui si sposano generalmente i toreri sivigliani e, soprattutto, perché conserva la statua del Jesús del Gran Poder, il Señor de Sevilla, una delle più belle statue lignee del Cristo dolente del Calvario che abbia visto e una delle più attese durante la Semana Santa (esce dalla chiesa nella Madrugá, nella stessa notte delle star della Semana Santa, le Esperanzas de Triana e de la Macarena). Prima della crisi, questa piazza brulicava di gente, grazie ai bar aperti, che servivano tapas e conversazioni a tutte le ore, adesso chissà quanto ci vorrà per rivederla al suo antico splendore. Ma da qui potete perdervi verso ovunque.


La lunga calle de Santa Clara, di case basse e bianche, nel più puro stile andaluso, termina davanti al Convento di Santa Clara, che ricorda, nelle sue architetture, gli edifici coloniali (Siviglia fu il porto delle Americhe per secoli, molte sue chiese hanno ispirato gli analoghi edifici religiosi di Latinoamérica). Calle Juan Rabadán porta al Guadalquivir, lungo il quale si può passeggiare grazie al moderno Paseo de Juan Carlos I; è una passeggiata tranquilla, allo stesso livello del fiume, tra canneti, aree verdi attezzate, ciclisti, famiglie e rari turisti, consente di apprezzare quanto il Guadalquivir sia vissuto dai sivigliani, tra jogging e piroghe; porta fino al Puente de Triana, già nel centro storico, attraversando un giardino prediletto dagli studenti, per studiare al sole nel primo caldo di febbraio. Un po' prima, però, potete attraversare il Ponte del Cachorro, sia per andare a visitare la Cartuja, che ospita il Museo Andaluso di Arte Contemporanea, sia per scendere sull'altra riva del fiume e passeggiare nel Giardino Americano, costruito per l'Expo del 92 e dotato di centinaia di specie provenienti da Oltreoceano. Al suo interno, a pochi metri dalla riva, sulle acque del fiume, c'è una lunghissima passerella di legno, che permette di vedere il Guadalquivir da vicino e non so quante foto ho scattato da lì, tutte le volte. Sono posti da visitare senza la fretta del turista mordi e fuggi, ma per godersi tutte le sfumature dello slow tourism.


Se, ancora a San Lorenzo, prendete calle Juan Rabadán verso oriente, finite nell'Alameda de Hércules, una lunga piazza alberata recentemente ristrutturata, su cui si affacciano numerosissimi locali e ristorantini aperti fino alla madrugada, le prime ore del mattino. Di qui prendete una qualunque strada verso Est e davvero perdetevi. Viuzze, patios, balconcini in ferro battuto, fiori alle finestre, baretti e negozietti di artigiani, Siviglia allo stato puro, soprattutto quando all'improvviso vi appare una chiesetta che sembra niente e conserva raffinatissimi retablos o magnifiche statue di Vergini piangenti e Cristi dolenti. E' la Siviglia che da San Lorenzo diventa lentamente della Macarena, uno dei grandi quartieri popolari del centro cittadino. Qui, nel grandioso Palacio de los Marqueses de la Algaba, si trova il prezioso Museo de Arte Mudéjar, è piccolo e sconosciuto ai turisti, ma offre una bella collezione di arte mudéjar, in cui la cultura musulmana si fonde con quella cristiana, oriente e occidente si incontrano e dialogano; vale la pena visitarlo anche per il contenitore: il palazzo è stato recentemente restaurato ed è uno dei più belli della Siviglia aristocratica.


Siamo in una zona di chiese bellissime. Vi consiglio vivamente di visitare la spettacolare chiesa di San Luis, l'unica a pianta centrale, barocca ed elegantissima, nella calle de San Luis, cammino alla Basilica della Macarena; la chiesa di San Marcos, al crocevia di tanti percorsi, la chiesa di San Juan de la Palma, con il suo Jesús del Silencio, che emoziona tutti nella processione della Semana Santa perché non si ode né un canto né un lamento al suo passaggio, tutto è solo silenzio; la chiesa di San Andrés, in stile mudéjar, che chiude l'omonima vivacissima piazza, e poi le chiese di Santa Ángela de la Cruz e di Santa Catalina, che, a poca distanza, segnano il passaggio verso il centro storico. Qui, a pochi minuti di distanza l'uno dall'altro, ci sono i palazzi di due delle più potenti famiglie aristocratiche spagnole: gli Alba, nel Palacio de Dueñas, che fu prediletto di doña Cayetana de Alba, e il Palacio de Pilatos, residenza dei Medinaceli, anch'essi guidati fino a pochi anni fa da una donna anziana e carismatica, doña Victoria Eugenia Fernández de Córdoba. Dei due è visitabile solo il secondo, che ha il patio più bello di tutta Siviglia: è da visitare. Poi tutt'intorno ci sono numerose piazze di chiese e aranci. Ma, in questa marea di chiese, ce ne sono solo altre due che vi invinterei a visitare: la sorprendente Iglesia de la O, a Triana, con la sua Vegine bellissima, e la Iglesia de la Magdalena, un'oasi di silenzio nelle trafficate vie commerciali del centro storico.


Nella città che i turisti frequentano poco, c'è un altro posto da visitare. Per arrivarci bisogna prendere l'autobus della linea EA o il 28, percorrere l'Avenida Kansas City e scendere al Poligono de San Pablo; qui è stato reaizzato il più grande Museo d'arte a cielo aperto d'Europa, con ben 40 murales su palazzoni e casermoni che non hanno niente di elegante e che assomigliano a troppe periferie urbane del continente. Non c'è una mappa vera e propria di questi murales, ma li potrete scoprire facilmente sull'Avenida Soleá e intorno alla chiesa, magari chiedendo ai sivigliani, felici di indicarveli. Parlano di conquiste femminili, di sogni, di spiriti ribelli, di bailaoras fierissime, illuminano di colori un quartiere operaio come tanti, che termina nella calle Sinai, in cui ritorna l'immagine più tradizionale di Siviglia, con le casette basse, il ferro battuto alle finestre e ai balconi, il bianco e il giallo come colori base dell'architettura. Ci sono drogherie, fiorai, negozi di frutta e verdura, baretti per una cerveza e qualche tapa autentica, che sanno di paesino, anche se la Giralda è a mezz'ora di passeggiata. È una delle anime di una delle città più inafferrabili.



Nessun commento:

Posta un commento