giovedì 4 maggio 2017

Sotterranei in guerra: con Somewhere nei rifugi antiarei

Il mio 25 aprile si è concluso nella serata del 27 aprile 2017, quando, grazie al tour Sotterranei in guerra. Torino dal 1938 al 1945 di Somewhere, ho visto i valori della Resistenza e della Liberazione negli orrori che Torino, come tante altre città italiane, ha vissuto durante la Guerra. Devo fare una premessa del tutto personale: non leggo libri o articoli né vedo film che abbiano la Seconda Guerra Mondiale, l'Olocausto o la Resistenza come tema. Non perché neghi la loro esistenza, al contrario, ma perché mi fanno male l'orrore, la crudeltà e la disumanità raggiunti in quegli anni. Per partecipare a questo tour ho dovuto fare forza su me stessa, ma ne è valsa davvero la pena.

Ho visitato tre rifugi antiaerei e ogni volta che scendevo quelle scale pensavo ai racconti dei nonni e dei genitori e alle guerre di oggi, alla Siria, all'Afghanistan, al Congo, a tutti i posti in cui non sappiamo vivere in pace. Scendendo giù, nelle profondità di Torino, pensavo a come non abbiamo imparato niente e riusciamo sempre a essere strumenti di violenza e di orrore.


Non vi racconterò l'itinerario studiato da Somewhere, ci sono belle sorprese che tali devono rimanere per chi deciderà di prendervi parte in futuro. Vi posso però dire che si visitano tre rifugi antiaerei, quello del Museo Diffuso della Resistenza, quello di piazza Risorgimento e quello sotto le Carceri Nuove. Si scende fino a 12-15 metri sotto terra, con rampe di scale lunghissime e spesso strette, che terminano in lunghe gallerie coperte da volte a botte, più resistenti alle pressioni del terreno. L'impatto più duro è stato quello con il rifugio del Museo della Resistenza: lungo le pareti della discesa, si leggono indicazioni dell'epoca, che invitano a mantenere la calma, a non fermarsi all'inizio del rifugio, per dare a tutti la possibilità di accedere, a non preoccuparsi per il ricambio d'aria (e già uno pensa a come dovevano sentirsi i nostri nonni, essendo già comprensibilmente angosciati, al leggere simili avvisi); poi, si sente il suono simulato delle bombe sulla città, troppo in lontananza secondo un visitatore del Museo, che quelle bombe le ha sentite davvero. Ma non è comunque un bel sentire: essere là sotto, con l'angoscia nel cuore e sentire il rumore della distruzione che può lasciare senza casa e anche senza una via d'uscita. Come facevano a resistere a tanta impotenza e paura?


Il rifugio di piazza Risorgimento è il più ampio dei tre visitati, con 3 gallerie parallele, lunghe 40 metri e larghe 4, dotate di vari passaggi dall'una all'altra e persino di bagni relativamente grandi; poteva ospitare fino a 1000 persone e magari, nella tragedia di quei momenti, ne entravano di più; per realizzarlo, ci volle circa un anno e mezzo, si scavò nella piazza, si costruirono le gallerie e si ricoprì tutto. Fu un lavoro così preciso, che se ne perse la memoria, fino alla costruzione del garage sotterraneo, quando i più anziani iniziarono a ricordare che da bambini si rifugiavano là sotto, durante i bombardamenti. Era il 1995 e per curiosità, vista la loro insistenza, si fece un buco e si finì in una delle gallerie. Una delle cose che impressionano, è la mancanza di memoria di Torino. In città c'erano 137 rifugi durante la guerra, insufficienti per i circa 700mila abitanti, ma della maggior parte non abbiamo tracce, non li ricordiamo. "Alla fine della guerra, la gestione dei rifugi antiaerei fu affidata alle città, Torino li chiuse e perse le chiavi" mi ha detto la guida, quando le ho chiesto come ha potuto dimenticare una città così orgogliosamente anti-fascista come Torino, Medaglia d'Oro al Valor Militare per la Resistenza. Di questo rifugio mi ha colpito anche il valore architettonico e la suggestione che potrebbero avere spettacoli teatrali, reading e incontri là sotto, a ricordare quello che siamo stati.


Sotto le Nuove, le due gallerie ricordano che in tutti i Titanic ci sono cittadini di serie A e di serie B; il rifugio fu voluto dagli ufficiali nazisti, che nelle carceri avevano uno dei loro centri torinesi, fu costruito frettolosamente a 15 metri di profondità ed è dotato di una copertura a ferro di cavallo, che lo rendeva resistente alle bombe più potenti; conserva un aspetto provvisorio, a causa della terra battuta come pavimentazione e delle pareti laterali formate da laterizi messi senza studiata perizia. Teoricamente doveva proteggere tutti gli abitanti delle Nuove, compresi i detenuti, ma non sempre era così: le sirene antiaeree suonavano e c'erano pochi minuti per mettersi in salvo (l'Italia non era dotata di radar e la contraerea reagiva quando vedeva arrivare gli aerei, senza alcuna preparazione previa), i secondini pensavano ovviamente prima a se stessi e poi ai delinquenti. Per arrivarci, la discesa più lunga e le rampe più strette: portavano al più ingiusto dei rifugi, se c'è una qualche giustizia in guerra.


Il tour dura 3 ore, ma non c'è stata nessuna stanchezza, anzi, alla fine ero ancora disponibile ad ascoltare altre storie, nascoste in questa Torino sotterranea e sconosciuta: merito di Pier Ciravegna, la guida che ci ha accompagnato in questo lungo itinerario nella Torino più profonda, per raccontarci una città ferita, ma non domata, e che ci ha parlato di deportazioni, bombardamenti e distruzioni, di ingiustizie, dolore e fatica, con passione e humanitas. Vorrei dire grazie anche a Elena Astone, perché la sua presenza è stata preziosa, come i brani di Renzo Rossotti, che ci ha regalato; grazie ai volontari che ci hanno aperto i rifugi, perché tanta realtà che tiene viva la memoria della Resistenza e della Liberazione è affidata al volontariato. E il grazie più grande a Laura Audi, per avermi invitato, perché i tour di Somewhere nella Torino notturna e sotterranea sanno sempre raccontare quello che siamo, anche se non lo sappiamo. Grazie, Laura.

Sotterranei in guerra era nato come un unicum, ma, visto il successo, mi ha appena annunciato Laura Audi, è stato inserito tra i tour di Somewhere, il giovedì sera, alle ore 21, per 28 euro a persona, da piazza Statuto angolo via Garibaldi; info e prenotazioni su www.somewhere.it.


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