Fu nel 1805, al terzo viaggio di Napoelone Bonaparte a
Torino.
Nel primo, nel 1797, non si sa bene dove alloggiò. Nel secondo, nel 1800, si
intrattenne per poche ore, giusto il tempo di organizzare una Consulta per
stabilire leggi e regolamenti del nuovo Piemonte, e tornò in Francia. Ma al
terzo viaggio, nella primavera del 1805, era già l'Imperatore dei Francesi e
aveva un'imperatrice al suo fianco, Josephine de Beauharnais. Non essendo sicuri dell'accoglienza che i torinesi avrebbero riservato alla coppia imperiale, le autorità locali decisero di ospitarla nella
Palazzina di Caccia di Stupinigi, una delle più belle residenze reali barocche
europee. Era una delle deliciae che i Savoia si erano fatti costruire intorno
alla loro capitale e continua a essere la più scenografica di tutte, non solo per i movimenti della sua composizione architettonica, ma anche per il suo rapporto con il territorio. In certe giornate limpide e terse, corso Unione
Sovietica è chiusa all'orizzonte dalle Alpi e si distinguono perfettamente, a chiudere il lungo viale, la Palazzina di Stupinigi e il cervo che sormonta
il suo corpo centrale, dando un'idea della meraviglia che doveva suscitare al
corteo reale che lasciava Torino per raggiungerla.
Una delle ragioni per cui si decise di ospitare Napoleone a Stupinigi fu
proprio la sua vicinanza a Torino: in poche ore l'Imperatore poteva andare,
risolvere le questioni politiche e amministrative e tornare a godere i vantaggi
della palazzina. Il corteo dell'imperatore "aveva attraversato il Cenisio
con l'imperatrice, senza fermarsi all'ospizio, dando appena un'occhiata ai lavori
per la grande strada; alle due del pomeriggio era passato alla Novalesa, alle
19 stava già puntando su Stupinigi. Vi arrivò verso le otto" scrive Renzo
Rosssotti ne I ponti di Torino.
E riporta anche un passaggio di Francesco Cognasso: "…i maligni poi
dissero che l'imperatore aveva una chiave che apriva le porte di tutte le
camere, anche quelle in cui vi erano le dame dell'imperatrice. E si raccontava
di avventure notturne. La polizia si era molto preoccupata dei pericoli che
l'imperatore poteva correre: nulla avvenne".
Andate come fossero andate le notti di Stupinigi, Napoleone si muoveva a cavallo sulle colline sin di prima mattina ed ebbe numerosi incontri con le autorità locali. L'ingresso a
Torino, il 24 aprile, fu messo quasi in ombra dal passaggio di papa
Pio VII. Incredibile che due degli uomini più potenti d'Europa si siano
incontrati quasi casualmente in una città di frontiera, com'era Torino
all'inizio del XIX secolo. Pio VII stava tornando da Parigi, dove aveva
incoronato Napoleone come Imperatore dei Francesi, Napoleone si staava recando a Milano, per essere incoronato re d'Italia. E per un paio di giorni il Papa tolse
proprio a lui, il neo-Imperatore, il protagonismo che si aspettava. Ma,
nonostante la concorrenza tra le due visite, Torino, che sembrava preferire
nettamente il Papa all'Imperatore, fece del suo meglio e preparò un'agenda
importante anche per Napoleone. Tra mostre di prodotti industriali, visite ai
Licei, Pranzi a Corte e gran balli, Torino spese ben 54mila lire. Di questi
3489 servirono per illuminare il lungo viale per Stupinigi.
L'accoglienza che Torino gli riservò fu tale che Napoleone le regalò un nuovo
stemma, tre api in campo rosso e un toro dorato in campo azzurro, e decise di
inserirla tra le trentasei città imperiali. Dopo quel soggiorno a Stupinigi e le
movimentate notti diventate leggenda, Napoleone tornò a Torino, di passaggio,
altre due volte. L'ultima, a dicembre del 1807, decise di regalarle un ponte di
pietra, curiosamente l'attuale ponte Vittorio Emanuele I, che da piazza
Vittorio Veneto guarda alla Gran Madre, la chiesa costruita per celebrare la
fine della sua avventura imperiale e il ritorno dei Savoia sul trono di Sardegna.
Però l'eco di quel soggiorno napoleonico a Stupinigi non è del tutto spenta. La
Palazzina conserva una preziosa carrozza appartenuta all'imperatore e ritrovata
solo negli ani '50, in un cascinale di Marengo, dove era utilizzata come un pollaio.
nichelino.com racconta che, "secondo una tradizione locale, fu Napoleone
stesso ad abbandonare lì la carrozza nel 1805, durante il suo viaggio per
l'incoronazione a re d'Italia: fece tappa a Marengo, per partecipare alla
rievocazione della sua celebre battaglia, si ruppe il timone e l'imperatore,
rimasto appiedato, fu costretto a servirsi di un’altra vettura per raggiungere
Milano". La versione ufficiale racconta invece che la carrozza arrivò a
Milano e fu qui conservata fino al 1845, quando fu venduta all'alessandrino
Antonio Delavo, che collezionava i cimeli della battaglia nel castello di
Marengo. Nel 1947 i cimeli furono donati al Comune di Alessandria, ma la
carrozza era già stata destinata da tempo a pollaio. Fu ritrovata negli anni 50
e, dopo alterne vicende, finì nelle mani del sensitivo torinese Gustavo Adolfo
Rol, che poi la donò all'Ordine del Mauriziano affinché fosse conservata a
Stupinigi. Verniciata in oro zecchino, con interni di velluto e fregi
d'argento, quest'ultima dimora nella Palazzina, sarà per la carrozza una sorta
di ritorno a casa, ricordando il viaggio di Napoleone del 1805?
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