giovedì 21 settembre 2017

Cose da sapere prima di visitare l'Armeria Reale

L'Armeria Reale è il Museo torinese dotato della scenografia più bella, la Galleria Beaumont, ed è uno dei meno valorizzati, anche dagli stessi Musei Reali a cui appartiene. Nell'encomiabile nuovo corso avviato da Enrica Pagella, ai Musei Reali sono state organizzate tante esposizioni per mostrare al pubblico il patrimonio sconosciuto della Galleria Sabauda, della Biblioteca Reale o del Museo d'Antichità; niente del genere è stato organizzato, finora, per le preziose collezioni d'armi dell'Armeria. Ci sarà un tempo anche per valorizzare il suo patrimonio e trovare spazi in cui organizzare mostre che presentano anche quello che i depositi conservano? Sarebbe bello.

Tempo fa una bella chiacchierata con lo storico dell'arte e oplologo Alberto Tosa, a cui si deve l'ultimo inventario e il riallestimento dei depositi, oltre a gran parte della schedatura delle armi collezionate in Museo, mi ha aperto nuovi orizzonti: Tosa è un appassionato conoscitore dell'Armeria Reale e riesce a trasmettere facilmente il suo entusiasmo. Gli ho chiesto così di raccontarmi alcune delle cose da sapere prima di visitarla.


I depositi
Come buona parte dei Musei italiani, anche l'Armeria Reale espone meno della metà di quanto possiede nei suoi depositi. E quelli dell'Armeria Reale custodiscono collezioni preziose come il nucleo di armi giapponesi di epoca Meiji, donato a Vittorio Emanuele II in segno d'amicizia, all'apertura dei rapporti diplomatici, o le armi dell'Oceania, acquistate a fine Ottocento per presentare una sorta di panoramica sulle armi di tutto il mondo. Ci sono poi le armi del periodo di colonizzazione italiano, una delle collezioni più complete, ma dimenticata nei depositi per una sorta di damnatio memoriae di quel periodo controverso. Ma non sono solo armi: ci sono i ventagli giapponesi utilizzati per le segnalazioni, una maschera funeraria di Napoleone Bonaparte, una cintura di castità ottocentesca, simbolo di un Medioevo immaginato. E poi un necessaire da campo di re Carlo Alberto, che conteneva pantaloni, un bicchierino di cristallo, due gemelli e una camicia insanguinata... Quante cose che meriterebbero di essere esposte!


Nella Galleria di Beaumont
La Galleria di Beaumont è uno sfondo di grande impatto. Tosa ne è consapevole e commenta che si è spesso valorizzato di più il contenitore del contenuto, a discapito delle collezioni d'armi: si fa mente locale a tutte le volte che si è visitata l'Armeria, rimanendo incantati dall'impatto degli impressionanti affreschi sotto i quali c'è la parata eterna di cavalli e cavalieri con le armature e sì, in effetti una tale scenografia naturale finisce con rubare tanta attenzione. Ma, se ci fossero spazi adeguati, proprio la bellezza del suo contenitore potrebbe diventare la forza dell'Armeria Reale: qui le collezioni d'armi e cavalieri e, in spazi più adeguati, le preziose collezioni adesso 'nascoste' nelle vetrine, a cui difficilmente si fa caso.


I cavalli sono sculture
L'avreste mai pensato? I cavalli sui cui montano i manichini rivestiti con le armature di ogni epoca non sono imbalsamati, in realtà sono sculture di legno, coperte di pelli di cavalli provenienti dalle Scuderie Reali, probabilmente dalla stessa Cavallerizza Reale, che si trovava a poca distanza. La curiosità è che uno dei cavalli lignei è rivestito con una pelle maculata, appartenuta a un cavallo americano, un lollapalooza donato a Carlo Alberto. Divertitevi a cercarlo, nella lunga parata in Galleria! Un'altra curiosità riguarda l'ultimo cavallo entrato in Armeria, donato dall'antico opificio militare, per allestire la barda giapponese (siamo all'inizio del XX secolo). Un 'si dice', ma senza prove documentarie, è che venne modificato nelle zampe, allungandole, per poter raggiungere in altezza gli altri cavalli.


Armi e cavalieri dell'Armeria
Nella Galleria lo sguardo è attratto soprattutto da armature e bardature, ma ci sono pezzi preziosi e rari come il morso limosino, uno dei due esistenti al mondo (l'altro è al Metropolitan Museum di New York), un morso da cavallo di origine napoletana, realizzato in rame, con decorazioni in argento e smalti limosini Chaplevè che raffigurano lo stemma degli Acciaiuoli e quello dei Grimaldi (il morso fu dono per le nozze del conte Angelo Acciaiuoli con una figlia di Antonio Grimaldi), o un olifante da caccia in avorio, con lavorazione traforata, realizzata da artigiani africani per committenti portoghesi, con la particolarità che, non avendo mai visto animali europei, li immaginarono come leoni con le corna. Tra le armature, quella del duca Emanuele Filiberto, con parte del corredo nelle vetrine, e poi quella del Principe Eugenio indossata durante l'assedio di Torino (Tosa invita a notare i bolli causati dalle armi da fuoco); non casualmente, l'armatura del condottiero sabaudo è stata posizionata di fronte a quelle dei soldati ottomani (Eugenio salvò Vienna dall'assedio turco, nel 1683)


Nella Rotonda
Al fondare l'Armeria Reale, re Carlo Alberto aveva le idee piuttosto chiare: il Museo doveva avere funzioni soprattutto didattiche, per spiegare l'evoluzione degli armamenti lungo i secoli. Quindi, non solo la parata di bardature e armature e collezioni d'armi, ma anche uno spazio per le collezioni di libri e trattati militari, che si sarebbero mano a mano aggiunti con le acquisizioni, e uno spazio per lo studio. La Rotonda nacque per essere la Biblioteca dell'Armeria Reale: se alzate lo sguardo, nella parte alta i balconcini che corrono tutt'intorno dovevano ospitare i libri che sarebbero poi stati oggetti di studio ai tavoli posti al piano. Un progetto che non è stato realizzato, ma che ha lasciato un allestimento prezioso e, alle vetrine, collezioni d'armi ottocentesche e tricolori carichi di storia.


Armi della Rotonda
Tra le armi più rare e preziose custodite in Armeria Reale, ci sono due fucili ad aria compressa con mantice del XVIII secolo, sono nelle vetrine della Rotonda. E in Rotonda mi hanno sempre incuriosito le pistole molto piccole conservate nelle vetrine, sembrano per bambole, viste le dimensioni. Sono in realtà armi da donna o per bari, spiega Tosa, così piccole da essere facilmente nascoste in borsetta, ma anche pericolose a distanza ravvicinata, la loro gettata non supera infatti i 10 metri. Da non perdere, sempre in Rotonda, anche i bastoni animati, che, tramite un pulsante o una leva possono arrivare a sparare; in altri casi portano all'interno una lama; si tratta di armi da difesa piuttosto ricercate fino al secolo scorso


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