domenica 15 ottobre 2017

Al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, tra leggende, storie ed emozioni

A metà strada tra la pianura e il mare, a pochi km da quel cuneo di Lombardia che si infila a separare Piemonte ed Emilia Romagna, Novi Ligure custodisce numerose anime, grazie alla posizione strategica. E curiosamente una di queste anime è il ciclismo, diventato passione locale sin dalla sua prima apparizione: qui ci sono state le prime fabbriche costruttrici di biciclette, qui i primi regolamenti per i velocipedi e anche la prima associazione, il Veloce Club Novese, poco prima del Touring Club Ciclistico Italiano, padre del Touring Club Italiano, qui sono nati e vissuti alcuni dei campioni più amati, da Costante Girardengo a Fausto Coppi. Naturale che la cittadina abbia dedicato a questo sport un Museo prezioso, con sorprendenti memorabilia e con tante storie che rimangono nel cuore.


Il Museo dei Campionissimi si trova a poca distanza dal centro cittadino (sarà un quarto d'ora a piedi dalla Stazione ferroviaria?), per arrivarci si percorre il viale dei Campionissimi, dove si stanno raccogliendo opere d'arte moderna dedicate al ciclismo e ai suoi eroi. Una sorta di galleria d'arte all'aperto che introduce al Museo, ricavato in un ex stabilimento dell'ILVA. Nell'antica navata di produzione della fabbrica poco è stato toccato: le capriate sono a vista, il ritmo delle finestre è rimasto inalterato, semplicemente è stato introdotto un secondo piano, a cui si accede dall'atrio d'ingresso, rimasto a tutta altezza. E in questo atrio c'è anche un'auto di Fausto Coppi, una 600 che porta immediatamente all'epoca magica in cui l'Italia impazziva per le sue imprese.


Al secondo piano, su un lungo nastro di terra, che simula anche l'evoluzione stradale, dalla terra battuta del XIX secolo fino all'asfalto dei nostri giorni, ci sono decine di biciclette. Dalla Draisina, in legno e senza pedali, fino alle ultime in fibra di carbonio. Dalle bici con i cerchioni di legno e le gomme piene alle mountain bike, dalle biciclette che pesavano 25 kg a quelle che non arrivano a 2 kg. Un'evoluzione appassionante e incredibile, con ogni bicicletta che racconta una storia, sia per i suo cerchioni, per il suo manubrio o per la casa che l'ha prodotta, segnando un ulteriore gradino verso maneggevolezza e leggerezza.


Tutt'intorno, negli spazi adiacenti, ci sono gli omaggi a Costante Girardengo e a Fausto Coppi, con i loro memorabilia; la serie di biciclette che dimostrano l'uso quotidiano che ne facevano i mestieri fino a poco tempo fa, dal panettiere allo spazzacamino, passando per i poliziotti. C'è anche uno spazio che mi ha reso davvero speciale il Museo dei Campionissimi perché tutto dedicato alle donne che hanno fatto il ciclismo. La bicicletta non è una storia solo di uomini, ci sono state donne straordinarie, che hanno dovuto lottare non solo contro la fatica e lo scoramento di uno sport che obbliga a lottare anche contro il proprio corpo (in Museo anche l'evoluzione dell'abbigliamento dei ciclisti, per sopportare meglio le temperature e le piaghe), ma anche il pregiudizio sessista e gli ostacoli dovuti al loro genere. È stato bello conoscere la storia di Anne Londonderry, la prima donna a fare da sola il giro del mondo in bicicletta, tra il 1894 e 1895: una scommessa da 5mila dollari e 3 bambini in tenera età lasciati a casa per vincerla. O la storia di Alfonsina Strada, che correva al Giro d'Italia con gli uomini senza timori reverenziali e senza sfigurare. E poi tutte le altre, fino a Edita Pucinskaite, lituana di nascita italiana d'adozione, che è stata campionessa del mondo e che ha donato una delle sue biciclette vittoriose al Museo di Novi. Si sente una certa soddisfazione al vederla a pochi metri da una bicicletta di Marco Pantani, entrambe degne di figurare in un Museo che racconta la storia dei campionissimi. Anche solo per questo (e non è solo questo!), il Museo novese meriterebbe una visita.


Oltre alle collezioni permanenti, ci sono le mostre temporanee. In questi giorni, e fino al 29 ottobre 2017, c'è Bici e Dintorni con i cappelli della Borsalino come ospiti d'onore. La mostra segue cronologicamente la storia della bicicletta, dalla Draisina, antenata senza pedali, fino alla Ferrari in fibra di carbonio, passando per le mitiche biciclette di Fausto Coppi, Costante Girardengo, Marco Pantani, e senza tralasciare le biciclette ministeriali degli anni 30 e 40 né le leggendarie Graziella su cui sono cresciute le generazioni degli anni 70 e 80; non si dimentica neanche come alcune delle invenzioni più geniali siano state frutto del contingente: per esempio, lo scozzese John Boyd Dunlop che inventa la camera d'aria per evitare che suo figlio continui a sentire i contraccolpi del terreno sul suo triciclo. La bella idea è accompagnare questa lunga cavalcata tra le biciclette, con i cappelli di Borsalino, storico marchio della vicina Alessandria: dalle tube che si immaginano facilmente sui biciclo ai cappelli femminili del primo dopoguerra, che sembrano appena usciti da un film con Ingrid Bergman, dai borsalino classici fino a quelli delle ultime collezioni che rivisitano il passato con materiali contemporanei e ripetono una storia antica e sempre affascinante. E insieme ai cappelli anche oggetti di uso quotidiano che ricostruiscono le varie epoche, come il macinino del caffè, la macchina da cucire. I rimandi al territorio sono continui, come la preziosa scultura dell'artigianato novese o i modelli di biciclette costruiti dalle aziende del territorio per i grandi campioni. Non è più solo storia della bicicletta, è un po' una storia d'Italia da un punto di vista insolito ed eccezionale, in cui è facile riconoscersi, perché siamo noi, anche se non ci pensiamo.


C'è un'ulteriore chicca, prima di lasciare il Museo, che sottolinea ancora il suo legame con il territorio; in una sala speciale, i Tesori sacri della Collezione Civica, raccontano la pittura novese tra il '600 e il '700, con un gioiello come il Beato Salvatore da Horta benedice gli infermi di Bernando Strozzi e con grandi tele come le pale degli altari di Giovan Battista Chiappe e di Francesco Campora della chiesa della Santissima Trinità. Sono quadri in cui si riflette anche l'influenza di Genova su Novi, che proprio in quei secoli era la più importante cittadina dell'Oltregiogo. E la scoperta di Novi, un po' piemontese e un po' ligure, può iniziare proprio da qui.


Il Museo dei Campionissimi è in viale dei Campionissimi 2, a Novi Ligure (AL); è aperto il venerdì dalle ore 15 alle 19, il sabato e la domenica dalle ore 10 alle 19. Il biglietto d'ingresso costa 7 euro, ridotto 4 euro, gratuito per under 5, possessori delle tessere Abbonamento Musei e Torino+Piemonte Card. Tutte le info sulle sue attività su www.distrettonovese.it.


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