sabato 14 ottobre 2017

Nina Tauro: i miei cappelli di stile rétro, da sperimentare anche decontestualizzati

Cappelli di tutti i generi e di tutte le fogge disposti ordinatamente sulle mensole trasparenti. L'Atelier Nina Tauro è il Paradiso delle ragazze di ogni età, che amano questo accessorio così femminile, un tempo indispensabile per completare l'outfit di una donna e oggi relegato quasi solo all'inverno e a qualche cerimonia speciale. E Nina Tauro è una signora gentile, che crea con passione i suoi cappelli e che parla con entusiasmo del suo lavoro; ha un gradevole accento siciliano, ricordo della sua Messina natale, che i tanti anni a Torino non hanno cancellato.

"Sono arrivata a Torino per caso, non sapevo se rimanere o no. Ho abitato per qualche tempo in un residence di Mirafiori Sud, l'impatto con il clima e la città da lì, in quegli anni, non era dei più felici; mi sono poi trasferita dietro la Gran Madre e adesso vivo e lavoro a San Salvario. Se tornerei in Sicilia? Per le vacanze o per passarci qualche mese quando sarò in pensione, ma adesso considero Torino casa mia, è una di quelle città che ti entrano dentro lentamente e che però non ti annoiano, perché ti offrono sempre cose da fare. È cambiata molto in questi ultimi vent'anni".


- Creavi già i tuoi cappelli?
Ho iniziato da ragazzina! Ho sempre indossato i cappelli, da bambina me li metteva ovviamente mia madre, poi dopo non ho più smesso. A Messina mi guardavano strano perché era inusuale; il cappello, è chiaro, non ti fa passare inosservata. Ho iniziato a sperimentare da ragazzina, facendo cappellini all'uncinetto, che solo mia madre poteva indossare, perché il cuore di mamma, si sa, accetta tutto. Avevo i cappelli nel DNA, praticamente.

- Da allora a oggi, c'è un filo conduttore, trovi che ci sia qualcosa che ti abbia sempre ispirato?
Tendo a realizzare cappelli senza disegnare, perché, tra l'altro, non so disegnare. Magari ho in mente qualcosa, ma è proprio mettere il feltro o il materiale che ho scelto sul modello e iniziare a lavorarlo con le mani, che mi fa decidere come procedere; se c'è l'idea è poi la manualità che la adatta e la realizza. Se devo pensare a uno stile, che renda riconoscibile quello che faccio... i miei cappelli abbiano sempre un gusto un po' rétro, che mi arriva dai film che vedevo da ragazza alla tv, quando davano ancora i film in bianco e nero, degli anni 30 o 40, con le protagoniste che indossavano sempre i cappellini, di ogni foggia. Il mio immaginario è quello e in ogni mia creazione, c'è sempre un'idea di quei tempi in cui le donne erano molto femminili, ovviamente arricchita dal gusto contemporaneo.


- Alle torinesi piacciono i cappelli?
Penso di sì, come dicevo, una donna che li indossa non passa inosservata e probabilmente non vuole neanche passare inosservata. L'Atelier è aperto da una decina d'anni e mi sono fatta un'idea delle mie clienti: sono quasi sempre donne che hanno superato i 30-35 anni, che amano evidentemente uno stile un po' retrò, che sono sicure di se stesse e che hanno una cultura medio-alta, e non mi riferisco al titolo di studio, che permette loro di comprendere il valore di un oggetto fatto a mano e pertanto unico. Prima parlavamo di Torino e tra le qualità di questa città c'è quella di essere rimasta a misura delle persone, questo fa sì che le clienti vengono qui, chiacchieriamo, si stabiliscono i rapporti umani; le clienti le conosco e le riconosco e questo scambio è molto bello. Le donne più giovani vengono di meno, magari per i matrimoni o per qualche cerimonia.

- Si usano sempre i cappellini ai matrimoni?
Certo, non sono accessori riservati ai matrimoni dei VIP, spesso la sposa li mette nel dress code. Ma i cappelli o le acconciature come i fascinator sono sempre un bell'accessorio anche in cerimonie come i battesimi, le lauree, una donna che li indossa ha sempre un tocco speciale.


- Esistono regole particolari per indossarli?
C'è la vecchia regola che vale sempre, che vuole che il cappello si possa indossare a tutte le ore, riducendosi di dimensione fino a sera. Quindi si può usare il cappello a tesa larga durante il giorno per poi passare al fascinator o a un'acconciatura per gli aperitivi e la sera. È quel tocco originale che non dev'essere utilizzato solo e necessariamente in contesti eleganti: penso che un cappello possa accompagnare benissimo un outfit di jeans e anfibi, bisogna imparare a decontestualizzarlo e a sperimentarlo, perché può essere letto in molti modi, anche con leggerezza, oltre che con femminilità.

- Ti piace la sperimentazione
Molto, è la parte più appassionante del mio lavoro ed è anche necessaria, non solo per proporre cose nuove alle clienti, ma anche per non annoiarmi!

- Qualche modello sperimentale che ti piace ricordare?
Un sacco nero della spazzatura trasformato in un cappello originale con tulle e bottoni. Era stato divertente mescolare i materiali e trovare le forme giuste e ho trovato anche una cliente sufficientemente spiritosa da comprarlo e indossarlo per un evento.

- Torino è aperta alle sperimentazioni?
Mica tanto, fatica ad accettare le novità sperimentali e a me piacerebbe invece passare più tempo a inventare e provare.


- Serve Facebook per contattare le clienti?
Sì, più che altro serve a me per informarle delle cose che faccio. Nell'Atelier organizzo anche incontri, mostre, presentazioni di libri; San Salvario è un quartiere che amo moltissimo per la sua vivacità culturale e, nel mio piccolo mi piace partecipare organizzando questi piccoli eventi, che servono a stare insieme e a socializzare. Il prossimo è il 20 ottobre, alle ore 19, verrà presentato il libro Un granello di colpa, che racconta due storie di seduzione, una narrativa e una fotografica. Ci saranno la scrittrice Antonella Caprio, coautrice del testo con Daniela Ciriello, e il criminologo e saggista Antonio de Salvia e termineremo con un brindisi. Su Facebook racconto queste attività e le novità delle mie produzioni.

L'Atelier di Nina Tauro è in via Sant'Anselmo 26/c, a Torino. Il sito web è www.9style.it, lo trovate anche su Facebook e su Instagram.


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