domenica 21 gennaio 2018

5 cose che so e che amo di Berlino

Qualche anno fa ho avuto l'opportunità di trascorrere un mese a Berlino. Era febbraio, faceva freddo e i tedeschi si mettevano a maniche corte nei dehors non appena spuntava un pallido sole. Ricordo lunghe passeggiate, un vento gelido che tagliava il viso e una vivacità e una ecletticità che mi hanno sempre innamorato, anche le volte che sono tornata successivamente. Ho imparato anche una cosa: Berlino, come buona parte del Nord, è da visitare nelle stagioni nette; in primavera capita di uscire con il cappotto e poi a mezzogiorno si rimpiangono i sandali; in inverno, con cappotto imbottito, sciarpa, cappello, guanti e stivali, non si sbaglia.

Berlino è la mia Siviglia del nord: potrei parlarne per ore, per quanto la amo. Inizio segnalando le cose che me la fanno amare sempre, l'ordine è casuale, per il resto ci saranno altri post.

Architettura contemporanea a Berlino
L'architettura
Quando studiavo all'Università, Berlino era il più grande cantiere d'Europa, impegnata nella ricucitura delle due città separate dal Muro. Le riviste, i laboratori, i reportage, tutto parlava di questa città che sarebbe tornata capitale e che doveva trovare una nuova dimensione. Quando sono andata a Berlino la prima volta e mi sono trovata in Potsdamer Platz, mi sono emozionata al vedere 'dal vivo' tutto quello che avevo visto all'Università. Ma non è solo Potsdamer Platz. A Berlino bisogna camminare con il naso all'insù continuamente, per i contributi colorati di Aldo Rossi, per l'architettura eclettica di Kurfürstendamm, per le vetrate e le citazioni di Friedrichstrasse, per la Hauptbahnhof (la più bella stazione centrale d'architettura contemporanea d'Europa, dopo di lei, Porta Susa, a Torino!) la Marienkirche, il Reichstag e gli edifici adiacenti sulla Sprea, l'onnipresente Fernsehturm. Ma in realtà io ho sempre avuto la macchina fotografica a portata di mano anche nei pomeriggi in cui mi perdevo a Kreuzberg, a Prenzlauer Berg o a Schöneberg, il mio quartiere di riferimento per dormire: le facciate borghesi dai colori pastello del primo Novecento accanto a edifici che le citano e le reinterpretano in chiave contemporanea, senza pregiudizi. A Schöneberg c'è un palazzo di stile borghese, elegante e armonico, color aragosta. Non lo dimenticherò mai, non lo immaginerei in un'altra città. Berlino è anche sorprese come questa: non ha pregiudizi, tutto inventa e mescola, come nessuna; per me, che arrivo dall'architettura sabauda omogenea e identifico il bello con l'armonia e le proporzioni, una grande lezione di diversità.

La Porta di Brandeburgo Berlino
Unter den Linden e la Porta di Brandeburgo
Avevo 6 o 7 anni quando ho chiesto a mio padre "che cosa è il comunismo". Eravamo a passeggio lui e io, in Barriera di Milano, e mi ha risposto citandomi Praga 68 e Budapest 56, che non sono Olimpiadi, ma le invasioni del Patto di Varsavia a quelle capitali. Da allora mi è rimasta una forte curiosità per la politica e per il comunismo, che ha toccato i vertici dopo aver letto il discorso di JFK, con la consapevolezza del Muro di Berlino come strumento di oppressione. Arrivare a Berlino e finire davanti alla Porta di Brandeburgo e poi in Unter den Linden, con tutto il bagaglio che si portano, dalle parate militari del Kaiser a Marlene Dietrich, passando per i deliri nazisti e le distruzioni belliche, è sempre impressionante per me (lo è tutte le volte). Né la Porta né il viale sono esteticamente memorabili: la grandiosità della Porta di Brandeburgo si è persa con la costruzione della Pariser Platz, in cui sembra imprigionata, e Unter den Linden vive lavori infiniti, anche se ha questo passato di capitale del Kaiser, visibile nella solennità degli edifici, che aumenta, mano a mano che ci si allontana dalla Porta. Finisce davanti alla facciata barocca del Duomo (salite sulla sua cupola, per uno dei panorami più belli della città!) e accanto a quella grecheggiante dell'Altes Museum. È più il suo significato storico-culturale che la sua bellezza, per questo è imperdibile, tutte le volte.

La Sprea, fiume di Berlino
La Sprea
È il fiume di Berlino. Porta con sé il vento gelido degli Urali (mai tanto freddo come sulle scalinate che guardavano la Paul-Löbe-Haus e la Marie-Elisabeth Lüders-Haus, nell'angolo di architettura contemporanea più suggestivo della città!) e molti scorci di grande fascino. Da Tiergarten fino agli avveniristici uffici per il Parlamento, si sta immersi nel verde, in una città silenziosa e lenta, che lascia intravedere il suo fiume, le imbarcazioni turistiche e le chiatte che lo percorrono. Poi, dopo la grande ansa, si entra nella Berlino storica, con gli edifici contemporanei costruiti dopo il trasferimento della capitale da Bonn, a servizio del Parlamento; poco oltre ci sono i palazzi storici occupati dalle grandi tv nazionali e, mano a mano, dalle abitazioni e dagli uffici, incrociando qualche stazione ferroviaria volante, come quella di Friedrichstrasse. Superata l'isola dei Musei, la Sprea sparisce dalla vista: non ci sono più passeggiate lungo le sue rive, ma austeri palazzi. Torna solo a Berlino Est, se avete pazienza di aspettarla nella Muhlenstrasse, dopo la East Side Gallery, il pezzo più lungo di Muro conservato: in una grande area a verde, che scende a scalinate verso la riva, riappare lei, percorsa placidamente dalle stesse imbarcazioni e pronta a regalarvi qualche momento di sorridente relax. Poco più avanti c'è già il pittoresco Oberbaumbrucke, che porta a Kreuzberg.

Il quartiere Schöneberg Berlino
Schöneberg
Quando cerco dove dormire a Berlino, cerco sempre in questo quartiere, il primo in cui ho vissuto. Perché? Perché è un quartiere tranquillo, in cui è piacevole passeggiare: nelle sue strade borghesi, dalle facciate eleganti, in primavera il profumo dei tigli è intenso e gradevole e invita a stare fuori. È un quartiere abbastanza centrale e vicino a tutto: amo passeggiare e in 40 minuti si arriva a Potsdamerplatz, in un quarto d'ora in Kurfürstendamm e la sua vitalità commerciale, in direzione opposta, in una ventina di minuti si è davanti al Rathaus da cui John F. Kennedy proclamò Ich bin ein Berliner; il sistema dei trasporti, con numerose stazioni della metropolitana, permette di arrivare ovunque in pochi minuti. Ma a me piace anche perdermi nelle sue strade silenziose, che si aprono in piazzette sorprendenti come quella di Viktoria Louise e che fanno scoprire quella convivenza di culture diverse, che rende Berlino speciale, nei suoi colori e nei suoi profumi (in Maassenstrasse la varietà di ristoranti etnici permette di fare il giro del mondo in pochi pasti, mentre i locali di Winterfeldstrasse o Nollendorfstrasse, con tante coppie omosessuali, raccontano dello spirito di accoglienza e tolleranza).


Potsdamer Platz Berlino
Potsdamer Platz
Tanti sono i miei posti prediletti di Berlino, da Schöneberg alla Cupola di vetro del Reichstag, dal tempio del consumismo KaDeWe (ebbene sì!) a Charlottenburg, dai viali dei quartieri borghesi ai profumi etnici di Kreuzberg, ma se dovessi scegliere un solo posto in cui tornare, quello è Potsdamer Platz. Trovo che lì ci sia lo spirito di Berlino: Potsdamer Platz è un'invenzione post-Muro, con cui si è creato un nodo per riunire le due città divise per decenni: i grattacieli di uffici, il Sony Center, con i suoi locali all'aperto e il suo cinema (c'era la Berlinale, la prima volta che sono andata a Berlino!), le stazioni della metropolitana che vomitano gente a tutte le ore, Arkaden, uno dei centri commerciali più belli di Berlino, in cui rifugiarsi quando fa troppo freddo. Una delle cose consigliabili è lasciare la Potsdamer Platz per infilarsi nelle vie laterali: la Bellevuestrasse, che sa di verde e tranquillità, da un lato, e la Linkstrasse, con tutte le prove di architettura contemporanea; se prendete la Allee Potsdamer Platz, vi sembrerà di stare in un pezzo d'Italia, per la presenza di balconi e laterizi con cui Renzo Piano ha voluto rendere omaggio al suo Paese. Sulla piazza vera e propria, non perdete di vista la doppia fila di sanpietrini che ricorda il tracciato del Muro: Berlino guarda al futuro senza dimenticare, inquieta e appassionante. Poco più a Nord, lo testimoniano anche l'Holocaust Memorial e la Porta di Brandeburgo.


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