martedì 16 gennaio 2018

Quando il ponte Maria Teresa, d'acciaio e sospeso, sorprendeva Torino

I ponti di Torino non hanno mai brillato per architettura d'avanguardia o soluzioni originali. Se li guardiamo, con le dovute differenze, sono sempre stati ponti di pietra con una o più arcate oppure a campata unica, soprattutto sulla Dora. Niente di trascendentale, che rimanga nella memoria collettiva per bellezza o sorpresa.

Ponte Maria Teresa a Torino Ponte Maria Teresa a Torino

Era un'eccezione il ponte Maria Teresa, così chiamato in onore della regina Maria Teresa, moglie di Carlo Alberto. Fu costruito nel 1840, poco più a valle dell'attuale ponte Umberto I, ed è passato alla storia per essere l'unico ponte sospeso e in acciaio di Torino. Una struttura leggera, con quattro torri, due per ogni lato del ponte, che sostenevano il peso, attraverso funi d'acciaio. A guardare le foto, sembrava un ponte più americano che italiano, fa pensare a New York, più che a Roma. Non ci sono tante fotografie di questo ponte, che fu poi demolito all'inizio del XX secolo: le poche che circolano sono anche nel web, un paio le ho già pubblicate su Rotta su Torino. Torno a scrivere del ponte Maria Teresa soprattutto per le due fotografie che ho trovato su Torino sparita di skyscrapercity.com. La prima, con vista dal Monte dei Cappuccini, testimonia la sua leggerezza e la sua bellezza, il suo basso impatto visivo, nonostante l'uso di materiali e di forme insolite; la foto è bella anche per la Torino che racconta, con le distese dei panni ad asciugare nei campi di una collina ancora poco abitata, e con il Castello del Valentino, immerso nel suo Parco, allora come oggi. La seconda foto mostra uno degli ingressi al ponte, che, essendo stato costruito da una società privata, la Compagnie Bonnardet, era a pagamento, dai cinque centesimi chiesti a un pedone ai quaranta centesimi per una vettura a quattro ruote e due cavalli: ai lati dell'ingresso al ponte, le due costruzioni in legno raccoglievano il pedaggio; la prospettiva della foto lascia intuire anche la monumentalità del ponte, con la via di fuga visuale che inquadrava la collina, seguendo il gusto torinese per le prospettive scenografiche.

Sono due viste insolite di un ponte che è durato pochi decenni, che non è riuscito a cambiare il modo di pensare ai propri ponti di Torino e che, però, mantiene inalterato il proprio fascino, anche quasi due secoli dopo.


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