venerdì 23 febbraio 2018

L'arte rivoluzionaria di Renato Guttuso alla GAM

Il Guttuso più appassionato e militante è arrivato alla Galleria d'Arte Moderna, per raccontarci un'Italia ricca di valori civili e di impegno sociale, di cui abbiamo perso la memoria e che sarebbe bello ritrovare. Renato Guttuso – L'arte rivoluzionaria nel Cinquantenario del '68 esorcizza quasi il declino a cui la GAM è costretta dalla mancanza di fondi degli ultimi tempi e rivendica il suo ruolo di divulgatrice dell'arte moderna e contemporanea e di protagonista del dibattito su arte e cultura. Non so se la scelta sia stata voluta, ma mentre giravo nelle sale dedicate alla mostra è stato facile pensarlo.

Guttuso alla GAM di Torino Guttuso alla GAM di Torino

La mostra è apprezzabile e godibile anche senza conoscere la parabola artistica di Renato Guttuso, genio siciliano nato a Bagheria nel 1911 e morto a Roma nel 1987, quasi un secolo di lotte ai fascismi, agli sfruttamenti e alle ingiustizie sociali che hanno caratterizzato il Novecento italiano. È utile, però, conoscere una frase di Guttuso riportata dal comunicato stampa e scritta nell'articolo Avanguardie e Rivoluzione, pubblicato da Rinascita, nel 1967, in occasione dei 50 anni dalla presa del Palazzo d'Inverno: "L'arte è umanesimo e il socialismo è umanesimo". Il socialismo, nella sua versione comunista, che si affermò in Italia nel Novecento, come portatore di una nuova civiltà e una nuova arte, in cui gli artisti erano militanti, osservatori e divulgatori delle istanze provenienti dalle parti più umili della società.

Basta guardare i quadri di Guttuso in mostra, circa una sessantina, e seguire i temi da loro affrontati. Le zolfatare, i minatori, i pescatori, i contadini, le fucilazioni in campagna, con riferimenti anche alla Guerra Civile Spagnola, che tanta passione suscitò anche in Italia, e alla fucilazione di Federico García Llorca, le mani degli operai, i comizi, tele di denuncia per le condizioni di povertà e tele di passione civile che si percepisce anche nell'uso dei colori. In mostra tutte le tele hanno colori accesi e forti, che non lasciano mai indifferenti, anche quelli che raccontano scene di vita, come La donna alla finestra, Boogie-Woogie o le stesse nature morte. Ci sono tele, come La marsigliese contadina o Lotta dei minatori francesi che riportano l'eco della ricerca artistica internazionale. L'impegno civile non è l'unico tema della mostra, lo ha sottolineato anche il curatore Pier Giovanni Castagnoli durante la conferenza stampa, ma è certamente il filo conduttore principale.

Guttuso alla GAM di Torino Guttuso alla GAM di Torino

C'è una frase, riportata come didascalia a uno dei suoi quadri, La zolfara, che mi ha molto colpita per l'idea di arte come strumento per raccontare il Paese: "Altri pittori vanno oggi in altri luoghi della lotta umana, nelle fabbriche, nelle miniere, nel delta padano a mischiarsi con la vita vera, per una cultura nuova che esprima l'animo popolare nella sua complessità, nei suoi contrasti, che esprima la vita del popolo italiano e le sue lotte per progredire". Posso dirlo, senza essere mai stata comunista, c'è un qualcosa di epico e di affascinante nelle lotte che, grazie ai sindacati e ai comunisti in quei decenni sono state compiute, per migliorare le condizioni di vita di milioni di italiani. Anche per questo, davanti a una bandiera rossa, anche se non ne condivido gli ideali, sento sempre un profondo rispetto.

Guttuso alla GAM di Torino Guttuso alla GAM di Torino

Sarà per questo che due grandi quadri, più di tutti gli altri, mi sono entrati nel cuore, per il loro significato implicito. La Battaglia di Ponte Ammiraglio, che si ha di fronte non appena si entra nella prima sala della mostra, dai colori accesi, in cui risalta il rosso dei garibaldini, da una parte la storia della Sicilia liberata dai garibaldini e dall'altra la Sicilia che non si arrende e che continua a credere in un ordine nuovo, che faccia giustizia agli ultimi. È anche bella la didascalia scritta per il quadro, ma, devo dire, sono molto belle e molto utili, per inquadrare l'opera di Guttuso, tutte le schede informative che accompagnano lungo il percorso espositivo. L'altra grande tela capace di emozionare è ovviamente il Funerale di Togliatti, con le bandiere rosse e, sparse nella folla silente e in bianco e nero, le icone del comunismo, anche quelle già scomparse nel 1964, come Lenin, Giuseppe Di Vittorio, Antonio Gramsci; a vederli tutti insieme, da Giorgio Amendola alla Pasionaria (tutte le sfumature di quel grande movimento che fu il comunismo europeo), non si può non pensare a che grande epopea fu e quanto l'Italia libera e civile di questi anni deve anche a quei decenni di lotte e di impegno politico. Proprio di fronte alla grande tela dei Funerali di Togliatti ce ne sono due di significato quasi opposto tra di loro: Comizio di quartiere parla ancora di impegno civile, di un'Italia appassionata, che ascolta un comizio affacciandosi ai balconi e attenta per le strade; Gli addii di Francoforte mostra invece un abbraccio, che riporta il sentimento d'amore e la passione sentimentale, dopo tanto impegno civile per migliorare il mondo. Alla fine, tutto, in fondo, è frutto dell'amore, che continua a muovere il sole e le altre stelle.

Renato Guttuso – L'arte rivoluzionaria nel Cinquantenario del 68 è alla GAM, in via Magenta 31, fino al 24 giugno 2018. L'orario di apertura è da martedì a domenica ore 10-18; lunedì chiuso. Il biglietto per la sola mostra costa 12 euro, ridotto 9 euro, gratuito per Abbonamento Musei Torino Piemonte e Torino Card; il biglietto per la mostra e le collezioni permanenti costa 16 euro, ridotto 13 euro, gratuito per Abbonamento Musei Torino Piemonte e Torino Card. Il sito web della GAM è www.gamtorino.it; il bel catalogo è pubblicato da Silvana Editoriale.


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