domenica 4 febbraio 2018

Cadice, la città più antica d'Europa, dai Fenici al Carnevale

Siamo in tempo di Carnevale, ormai. In Piemonte si dice Carnevale e si pensa a Ivrea. In Andalusia si dice Carnaval e si pensa a Cadice. Sì, la città più antica d'Europa, famosa per il suo spirito liberale e irriverente, possiede uno dei Carnevali più popolari di Spagna, il più 'temuto' da politici e famosi. Nel Gran Teatro Falla, i gruppi musicali iscritti al Carnevale di Cadice si sfidano in un concorso, suddivisi in chirigota, comparsa, coro e cuarteto; nei loro versi, le prese in giro di politici e famosi, non si salva neanche il Re, e di attualità politica e sociale, con punti di vista pungenti. Poi, una volta proclamati i vincitori, il Carnevale dilaga nelle strade cittadine, avendo sempre la musica come protagonista: da una parte o dall'altra della città, ci saranno chirigotas con i loro canti salaci, che susciteranno risate e spingeranno a pensare.

Carnevale di Cadice Carnevale di Cadice
Il Carnevale di Cadice
all'ingresso del centro storico (sin) - un partecipante che si prepara (des)

Il Carnevale è una bella occasione per scoprire una città che il turismo italiano quasi sempre sottovaluta, attratto dalla triade Granada–Siviglia-Córdoba. Una città dallo spirito salace e arguto, che prende la vita con leggerezza e che non ama prendersi troppo sul serio, ma che è anche estremamente orgogliosa, da buona andalusa, della propria identità e della propria bellezza. È anche fiera di essere la città più antica d'Europa, un'affermazione che ritorna spesso sia nelle conversazioni con gli stranieri che nella promozione turistica. A fondare Cadice, con il nome di Gadir, sono stati i Fenici, 3000 anni fa: costruirono il loro insediamento su tre isolotti, che poi il tempo ha unito, fino a formare la preziosa gemma che oggi costituisce il centro storico, unita alla terra ferma da un lungo e sottile istmo, che, a sua volta, chiude la Bahía de Cádiz, così famosa che basta dire Bahía, perché mezza Andalusia sappia che si sta parlando della Baia di Cadice. Il passato fenicio della città è stato recuperato recentemente, grazie agli studi riguardanti l'intera Bahía: al Castillo de Doña Blanca, nei pressi di El Puerto de Santa Maria, è stato trovato il porto fluviale punico più esteso del Mediterraneo, un altro sito archeologico fenicio si trova nei pressi di Chiclana de la Frontera, che chiude la Bahía a settentrione. A Cadice, sotto il Teatro de Títeres, in calle San Miguel 15, c'è il più importante sito archeologico cittadino, chiamato Gadir, che, con passerelle e video, permette di camminare nell'antica città. A completare questo excursus, c'è il Museo de Cádiz, in plaza de Mina, che si apre con i sarcofagi fenici di un uomo e di una donna.

Gran Teatro Falla di Cadice Cattedrale di Cadice
Il Gran Teatro Falla (sin) - la Cattedrale de la Santa Cruz (des)

Il passato millenario di Cadice ritorna continuamente. Anche nella passeggiata sulle sue fortificazioni sul mare, che per secoli l'hanno difesa dagli attacchi di berberi e inglesi, pirati e francesi, inespugnabile come nessuna: la passeggiata, una delle cose da fare a Cadice, inizia alle spalle della grandiosa Cattedrale dalla cupola dorata e termina sull'altro lato del centro, nel porto, che un tempo riceveva i galeoni delle Americhe e che oggi, seppure sempre attivo, ha perso la propria importanza, in favore di quelli di Algeciras e Gibilterra. In mezzo ci sono il Teatro Romano, che testimonia il passato sotto l'impero, e, più a nord, i forti di Santa Catalina e San Sebastián, adesso trasformati in centri di cultura, ma memorie di un passato glorioso e pericoloso; il forte di San Sebastián sorge su un isolotto ed è unito alla terra ferma da un piccolo istmo fortificato, passeggiata romantica per le giovani coppie e irrinunciabile per chi vuole fotografare i tramonti gaditani o le onde dell'Oceano agitato, che si infrangono sulle sue pietre. Prima di arrivare ai forti, voltate lo sguardo verso la Cattedrale: è lo scorcio in cui Cadice assomiglia a L'Avana, la sorella dell'anima che va a dormire mentre lei si sveglia. Hanno gli stessi colori pastello, la stessa luce tropicale, la stessa violenza azzurra del mare: se si guarda la Cattedrale gaditana dalle mura, sembra di stare sul malecón habanero. Poco oltre i due forti c'è la Caleta, la spiaggia preferita dai gaditani, la più suggestiva di tutte, in qualunque stagione, si trova in un'insenatura che d'inverno è chiusa da decine di piccole barche di pescatori ormeggiate.

Vista di Cadice dalle fortificazioni Forte di San Sebastián di Cadice
Il profilo di Cadice (sin) - il Forte di San Sebastián (des)

All'interno, Cadice si presenta con un tracciato sostanzialmente ortogonale che tranquillizza un torinese in vacanza: non ci si perde (Arturo Pérez Reverte, che a Cadice ha ambientato il suo L'assedio, sostiene che si potrebbe sovrapporre una piantina della città settecentesca a quella odierna, senza notare grandi cambiamenti). Di tanto in tanto, queste viuzze dal sapore andaluso, con verande di legno e ferro battuto e patios da scoprire, si aprono in piazze sorprendenti, la più grandiosa di tutte è la plaza de San Antonio, dominata dalla facciata dell'omonima chiesa, la più intima è la plaza de Minas, con i suoi giardini frondosi in centro e i locali con le tapas, in cui turisti e gaditani si mescolano, per godersi la famosa brisa gaditana (la brezza dell'Oceano). Non è lontano da qui l'Oratorio de San Felipe Neri, con la sua forma ellittica e il suo retablo di Bartolomé Esteban Murillo, il gran sivigliano di cui si celebra quest'anno il 400° anniversario della nascita. Soprattutto, l'Oratorio è famoso per essere stato sede delle Cortes che, sotto l'assedio di Napoleone, promulgarono la prima Costituzione d'Europa, quella che avrebbe poi ispirato le colonie sudamericane e i carbonari italiani. Era il 1812 ed era ancora tutto da scrivere, Restaurazione compresa (e come fu dura la Restaurazione, in Spagna, nonostante le speranze di quella Costituzione!). Ma è da quel sentimento liberale, derivato da secoli di commerci d'oltremare, di incontri e di contaminazioni, che Cadice ha costruito il suo spirito salace e arguto, la sua capacità di non arrendersi e di rimanere se stessa, nonostante la crisi economica colpisca più duro che altrove (la città e la sua provincia hanno il più alto indice di disoccupazione spagnolo da decenni, ormai, da quando sono state smantellate l'industria navale e, praticamente, quella ittica).

piazza San Antonio, a Cadice piazza di Cadice
La plaza de San Antonio (sin) - la plaza de la Mina (des)

Nelle sue strade più eleganti, si respira la decadenza di quella che fu la città dei traffici commerciali e che trasse dall'oro delle Americhe la propria ricchezza. Ma è una decadenza gentile, che ispira empatia, dolcezza e nostalgia. A testimoniare lo splendido passato che non torna ci sono i bei palazzi settecenteschi delle sue vie commerciali (la calle Ancha, la calle San Francisco, la calle José del Toro, tutte pedonali), la Torre Tavira, che dalla sua camera oscura offre una bella vista dall'alto e che è l'unica sopravvissuta delle 160 torri cittadine che nel XVIII secolo controllavano la Bahía. Un bel panorama sui tetti della città si gode anche da una delle torri della Cattedrale: aggiungetela alle cose da fare a Cadice.

Ma se volete vedere la città e il suo skyline, la cosa migliore è arrivare dal Puerto de Santa Maria, El Puerto per gli amici: è una cittadina fluviale, cantata da Rafael Alberti, uno dei grandi intellettuali del Novecento spagnolo, esiliato in Italia (suo nonno era italiano) durante il franchismo, appartiene all'immaginario che circonda la Bahía e l'Andalusia meridionale, dal flamenco allo sherry, e si trova sull'estuario del Guadalete. Qui potete prendere il Catamarán de la Bahía, che porta a Cadice in circa mezz'ora e costa poco meno di 3 euro a persona: il salto dal fiume all'Oceano, di cui lo staff avverte continuamente, perché si salta davvero, indica la forza dell'Oceano (un giorno o l'altro proverò il 'salto' al contrario, dalla Bahía al Guadalete), ma la cosa più bella è vedere lo skyline di Cadice che si avvicina e pensare ai marinai che tornavano a casa dopo mesi di assenza e di pericoli sull'Oceano (non ultimo i pirati di Sua Maestà Britannica), custodendo l'oro delle Americhe.


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