lunedì 26 febbraio 2018

Carlo Ratti Associati unisce natura e tecnologie avanzate in una torre, a Singapore

Rotta su Torino racconta le cose che mi piacciono e che mi incuriosiscono di Torino e che mi piace condividere con i torinesi e con gli eventuali turisti. È sempre stato chiaro e questo spiega anche perché di tanto in tanto cambino le direzioni del blog. Ma cosa succede se un torinese fa cose belle e importanti fuori città? Ho sempre tentato di ignorare l'eventualità per non ampliare il campo d'azione del blog più del possibile. Ma poi mi arriva un comunicato stampa come questo, che annuncia la torre dell'88 Market Street a Singapore, progettata congiuntamente dallo studio torinese Carlo Ratti Associati (CRA) e dal Gruppo danese BIG-Bjarke Ingels, e non posso non condividere. Quando il nome di Torino va per il mondo e crea spazi d'avanguardia in cui si fondono cultura e tradizioni, luce e natura, stile di vita e vegetazione, mi piace che lo sappiano anche i cinque lettori di Rotta su Torino.

Torre di CRA e BIG a Singapore Torre di CRA e BIG a Singapore

Alta 280 metri, per 51 piani, "la torre, una delle più alte di Singapore" spiega il comunicato stampa di CRA "fonde la vita urbana con la natura tropicale, ridefinendo il posto di lavoro e gli standard di vita degli utenti, aggiungendo un nuovo punto di riferimento allo skyline di Singapore". Lo si vede nei rendering che lo studio torinese ha diffuso e che si trovano già nelle riviste specializzate (tutto quello che la grafica su computer permette di fare oggi in architettura e ai miei tempi, neanche tanti secoli fa, ad Architettura c'erano 2 computer 2 a disposizione degli studenti...). La natura è parte integrante dell'edificio, al piano terra una grande hall è arricchita da una vegetazione lussureggiante, che sottolinea anche lo slancio e il disegno verticale dei pilastri, creando un'atmosfera un po' da cattedrale gotica e un po' da influenze delle architetture islamiche.

Torre di CRA e BIG a Singapore Torre di CRA e BIG a Singapore

Da questa hall, chiamata City Room, tutte le diverse funzioni dell'edificio avranno una propria entrata separata, circondati da un giardino pubblico e da spazi per installazioni d'arte e ristoranti. Nei primi otto piani, tutti i servizi dedicati ai residenti, che includono "piscina, jacuzzi, pista da jogging, palestra, cucina sociale, sale per residenti e per barbecue. Gli ultimi 29 piani della torre offrono spazi per uffici con vista panoramica su Singapore e Marina Bay".

Torre di CRA e BIG a Singapore Torre di CRA e BIG a Singapore

Il rapporto con la natura è una costante in tutto il progetto: "La facciata esterna è costituita da elementi verticali che si staccano per consentire di intravedere le oasi verdi che fioriscono dalla base, dal nucleo e dal tetto. L'edificio mostra un'interazione di linee ortogonali intrecciate con vegetazione tropicale". La parte centrale è dedicata alla Green Oasis, alta quattro piani, a separare la zona residenziale da quella riservata agli uffici, o, meglio, a collegarle attraverso la natura: qui ci si trova in un grande giardino all'aperto (le linee verticali che caratterizzano il disegno esterno del grattacielo si 'aprono' per rendere visibile questo spazio verde), ideale per una pausa dal lavoro, per una conversazione con gli amici, per passeggiare e ospitare eventi; una promenade a spirale permette di avere una visione panoramica della Green Oasis, all'interno, e di Singapore, all'esterno.

Torre di CRA e BIG a Singapore Torre di CRA e BIG a Singapore

Sono anche stretti i rapporti tra sensori, IoT (Internet of Things) e capacità di intelligenza artificiale, che "sparsi in tutta la torre", consentiranno "agli inquilini di personalizzare la propria esperienza dell'edificio. L'attenzione al raggiungimento di un'architettura veramente reattiva fa avanzare la ricerca decennale di CRA in questo campo". Il punto di riferimento è il progetto della Fondazione Agnelli, che Carlo Ratti ha firmato a Torino e dove un innovativo sistema di controllo climatico permette di personalizzare il clima intorno a sé, attraverso un'app, in modo da avere intorno una sorta di "bolla termica" ideale, che segue i propri movimenti nell'edificio.

Torre di CRA e BIG a Singapore Torre di CRA e BIG a Singapore

Il rapporto tra le torri e la natura è indagato da anni dagli architetti. Il primo progetto che ricordo di aver visto, nel 2008, è la Torre YPF di Carlos Pelli, nel moderno quartiere di Puerto Madero, a Buenos Aires: lì, una 'finestra' creata dal 26° al 31° piano lasciava intravedere una sorta di bosco di eucalipti ad altezze fino ad allora impensate. Di lì sono arrivate le esperienze successive, fino alla serra bioclimatica di Renzo Piano, nel grattacielo Intesa Sanpaolo, diventata uno dei posti più belli di Torino, e al Bosco Verticale, realizzato da Stefano Boeri a Milano. Il progetto di CRA e BIG, a Singapore, rompe di nuovo gli schemi e va più in là, legando lo stretto rapporto tra uomo e natura alla fruizione attraverso le nuove tecnologie. Secondo Carlo Ratti gli spazi devono "diventare luoghi per nuove interazioni. In questo edificio le aree verdi sono rese accessibili al pubblico a diverse altezze, permettendo alla vitalità che contraddistingue la città di entrare in tutta la torre. Lavorare nella natura sarà essenziale ai fini dell'esperienza da condurre nell'edificio, così come le tecnologie digitali più avanzate, che ci offriranno uno spaccato degli uffici del futuro". Progetti avveniristici, che cambiano lo skyline delle città d'Asia e che portano un po' di Torino nel mondo.

I cantieri della torre di Singapore, finanziati da CapitaLand Limited, sono appena partiti e dovrebbero terminare nel 2021.

Se volete conoscere il lavoro di Carlo Ratti Associati, autore di numerosi progetti anche a Torino (oltre alla ristrutturazione della Fondazione Agnelli anche la riqualificazione della Caserma La Marmora che chissà quando sarà) e in Italia (suoi il Parco della Scienza e dell'Innovazione e il Supermercato del futuro a Milano, l'Hortus e il padiglione della Venchi di Fico Eataly a Bologna), il sito web è www.carloratti.com. Peccato sia solo in inglese.


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