lunedì 19 febbraio 2018

Una Torino policentrica? da Utopian Hours qualche suggerimento

Può essere Torino una città policentrica? Una città, cioè, non legata solo al centro storico, ma capace di rendere attrattivi anche gli altri quartieri? In questi anni, ci hanno provato sia a nord che a sud: le nuove destinazioni d'uso delle fabbriche di Barriera di Milano, diventate centri di cultura e di intrattenimento (Museo Ettore Fico, Docks Dora, Parco Peccei, EDIT, ecc), i parchi e i nuovi centri del lavoro e di intrattenimento a Mirafiori Sud (il Parco Colonnetti, il Parco lungo il Sangone, la riconversione dell'area Fiat Mirafiori), con risultati che il futuro potrà raccontarci meglio, ma che sembrano incoraggianti.

Torino dall'alto Museo Ettore Fico a Torino
Torino dal grattacielo Intesa San Paolo (sin) - Museo Ettore Fico, in Barriera di Milano (des)

I partecipanti a Utopian Hours, il Festival di Torinostratosferica, dedicato alla Torino che potrebbe essere, senza porre limiti all'immaginazione, hanno analizzato anche questo aspetto della città. Una Torino che sappia vivere non solo in centro e che sappia mettere in contatto i suoi diversi quartieri. La Fondazione per l'Architettura continua a fare una sintesi delle proposte e vengono fuori cose interessanti, che aiutano a disegnare la città del futuro. Come rendere più attraenti i quartieri meno centrali? Pensiamo alle Vallette, a Mirafiori Sud, alla Falchera, i più periferici di tutti: sarebbero più interessanti con una maggiore presenza di esercizi commerciali, magari di piccola scala, i cosiddetti negozi di quartiere, insomma, dovrebbero proporre un intrattenimento di qualità, che andrebbe dunque stimolato con politiche ad hoc, dovrebbero garantire diversi tipi di servizi, che non obblighino a spostarsi, sarebbero più attraenti e capaci di attrarre con opere d'arte urbana (e mi immagino l'arte urbana convivere con i grandi casermoni degli anni 60 e anni 70 che caratterizzano questi quartieri: una sfida interessante per qualunque artista chiamato a stabilire il legame e il confronto).

Non solo. Il rapporto centro-periferia sarebbe inesistente senza un sistema di trasporti efficiente. E qui chi ha partecipato (e partecipa) a Utopian Hours, con le sue proposte senza pensare alla fattibilità, si è davvero scatenato. I trasporti dovrebbero essere sia di superficie che sotterranei. In superficie, i controviali diventano protagonisti come infrastrutture dolci, tra pedoni e piste ciclabili: queste ultime, poi, hanno un protagonismo assoluto per chi immagina che siano costruite sopra i grandi viali e le vie della città, per renderle più veloci e più sicure. Mi sono immaginata la S-Bahn di Berlino, lo ammetto, ma, a questo punto, più bella l'idea di una monorotaia che colleghi il Lingotto alla zona Barca, il nord e il sud di Torino, praticamente, partendo da Italia 61 (la monorotaia di Italia 61!), servendo anche la collina e il centro storico, per arrivare poi all'estremo nord cittadino (sarebbe anche un bel servizio turistico!). La metropolitana andrebbe potenziata e ovviamente messa in collegamento con il sistema di superficie e le linee ferroviarie del passante. Sorprese anche per il trasporto privato: un centro senza SUV e con una ZTL di 8 ore diurne, con il potenziamento del trasporto collettivo.

La Torino policentrica migliorerebbe anche la fruizione delle proprie piazze e dei propri parchi, immaginandone un uso sia creativo che lavorativo: il wifi libero e gratuito sarebbe un ottimo invito per riscoprirli e viverli meglio. E poi una vocazione per la vita notturna, con piccoli club in grado di attirare i più giovani e far vivere loro la notte torinese attraverso musica e chiacchiere. Del resto, tante band italiane affermatesi negli ultimi decenni sono nate qui, nell'underground torinese. Gli stimoli sono tanti, chissà che non ne venga qualcosa che indichi una direzione anche nella revisione del Piano Regolatore che in questi mesi si sta preparando.


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