martedì 6 marzo 2018

48 ore a Torino, secondo lo spagnolo Hola!

Di tanto in tanto, Torino torna sui media stranieri, come proposta turistica per un weekend italiano. Stavolta tocca al magazine spagnolo Hola, il settimanale più letto della Piel de Toro, che pubblica nella sua pagina web un articolo intitolato 48 ore a Torino, slow food, vermut e buona vita a fiumi. Il sottotitolo spiega: "Il capoluogo del Piemonte è conosciuto per il suo passato industriale, per la sua fabbrica Fiat, per la sua squadra (la Juventus...)... anche perché qui si sono inventati il vermut, le tavolette di cioccolata, le caramelle di mandorle, i grissini... E in più c'è la Sindone".


Dopo questa bella introduzione, l'articolo ha un incipit altrettanto bello: "L'elegante Torino conserva il suo stile come se fosse su una rivista: cura i suoi viali, restaura i suoi monumenti storici, crea tendenza nella moda e mantiene le sue tradizioni circa l'arte del saper vivere". Torino non sa solo vivere, ma anche mangiare, non per niente è la patria di Slow Food. Così le 48 ore di Torino sono scandite dai pasti. Si inizia con la colazione al Bicerin, dove sedettero "Nietzsche, Dumas o Puccini" e poi si continua per via Garibaldi fino a piazza Castello, "dove convergono le grandi arterie cittadine, quelle che distribuiscono la vita commerciale, culturale e del divertimento". Tra i Musei da visitare, Palazzo Madama, "anche solo per salire e scendere dalla sua scala barocca, disegnata da Filippo Juvarra con generosa ampiezza, affinché le gonne delle dame del XVIII secolo si esibissero in tutto il loro volume". C'è anche Palazzo Reale, di cui sottolinea "le stanze riccamente decorate, con ogni tipo di lusso, come la sala del trono o la tavola preparata con ogni dettaglio", e Hola non dimentica il Teatro Regio, la chiesa di San Lorenzo e il vicino Museo della Sindone.

Il secondo giorno torinese non dimentica l'aperitivo, altro rito cittadino. Ovviamente a base di vermut, inventato qui 200 anni fa. Tra i locali raccomandati, Concord, LAB, Norman e Ritual. Di qui, c'è tutto il tempo per visitare il Museo del Cinema, nella Mole Antonelliana, "una fantasia architettonica alta 167 metri, simbolo della città" (mi piace la definizione di fantasia architettonica!) e di passare poi nella Galleria Subalpina, "un passaggio con tetto di vetro, che ospita alcuni dei più bei negozi di antichità della città"; poco oltre, via Roma, "la via dello shopping per antonomasia", che porta in piazza San Carlo, dove fare sosta in uno dei suoi due storici caffè, il San Carlo o il Torino. A pranzo, il ristorante I tre galli, "con saporiti piatti tipici" e "punto di riferimento nei mesi estivi, quando i dehors si riempiono di torinesi e turisti". Poi una visita al Museo Egizio, che "possiede la collezione di tesori egizi più importante fuori dal Cairo" e a cena da La Badessa, "dove i camerieri vestono con cura".

Siamo arrivati al termine del week end torinese e il terzo giorno è per un'esperienza foodie al Lingotto: prima Eataly, che "non è un supermercato qualunque, è la squisitezza di Slow Food. Da vedere, sedersi e mangiare lì e fare la spesa da portare a casa". E, a due passi, c'è la Pinacoteca Agnelli, con opere appartenenti alla collezione privata di Gianni Agnelli, "che fu proprietario della Fiat, della Juventus e del Corriere della Sera (pure de La Stampa, Hola!)". Se vi rimane tempo, prendete un taxi al volo per scoprire "la Versailles di Torino", suggerisce ancora il settimanale, riferendosi alla Reggia di Venaria Reale, "costruita dal frivolo duca Carlo Emanuele II come padiglione di caccia" e poi un dato non vero: "Giardini meravigliosi e moltissimi oggetti di palazzo, alcuni molto raffinati e altri di pessimo gusto.. tipici di un erede con tanti soldi" In realtà alla Reggia, depredata, l'arredamento non è originale, ma inserito dopo il magnifico restauro. Ma è una sottigliezza in un testo che invita a un weekend a Torino, sottolineando la sua versatilità.

L'articolo originale, su hola.com, in spagnolo.


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