sabato 28 aprile 2018

Elena Pignata: Ombradifoglia e il gusto delle torinesi per la moda

Questa è una di quelle interviste che avevo in agenda sin dalla nascita di Made in TO, perché ho sempre apprezzato Elena Pignata, la sua creatività e la sua capacità di dare credibilità e reputazione al suo marchio, Ombradifoglia, mantenendo l'indipendenza in un mondo così concorrenziale come quello della moda. Ci siamo conosciute durante Talent House, a novembre, lei stava alacremente lavorando ai costumi della Turandot, che sarebbe andato in scena poche settimane dopo, al Teatro Regio di Torino. E, siccome ho molto amato l'allestimento dell'opera, da lì abbiamo iniziato a chiacchierare, quando ci siamo incontrate nel suo bell'atelier di via Catania.

Ombradifoglia Ombradifoglia

- Come è andata con la Turandot?
Non è stato il mio primo lavoro per il Teatro Regio e prima di conoscere Stefano Poda, con cui ho iniziato a collaborare con i costumi del Faust, nel 2014-15, non ho mai pensato all'opera come luogo in cui esprimere la mia creatività. Il teatro è bello perché fa sognare chi lo guarda e chi lo fa. Mi sono molto divertita, fatica a parte, perché ho avuto molta libertà creativa. La mia parte preferita sono le apparizioni nel primo atto, che noi chiamavamo le lune, visioni bianche con organza molto rigida e volto in parte coperto, erano dieci e apparivano su una pedana girevole; quella parte è proprio mia. Poda è un regista molto esigente, ma anche uno che ti dice sì convinto, dandoti libertà.

- Quando hai iniziato a interessarti alla moda?
Questa è una domanda ricorrente, ma non so rispondere. Non c'è un quando: io sognavo di diventare architetto! Dopo le medie, ad Alba, ho fatto una scuola che adesso non c'è più, una sorta di piccolo IED. Quando sono andata per saperne di più, mi ha aperto la porta un professore con maglione giallo, jeans attillati, tatuaggi e orecchini, che ho pensato wow, devo fare questa scuola. Sono stata l'unica iscritta del mio anno, per cui per quattro anni sono stata l'unica studentessa! Da una parte mi mancano tutte le esperienze con i compagni di scuola, ma dall'altra è stato bellissimo, per il continuo confronto con persone preparate e competenti, professionisti adulti. Mi hanno insegnato molto e a 17 anni sono andata da sola in Giappone per una sfilata, senza parlare inglese: tutto fighissimo, non ho avuto neanche paura, tutti mi sostenevano. Di lì, poi, terminati gli studi, sono entrata nella Vestebene del Gruppo Miroglio, che è di Alba e sapeva già di me: avevo vinto due concorsi, uno per presentare una collezione a Parigi e l'altro, quello del Giappone, che aveva selezionato 20 persone su 18mila partecipanti di tutto il mondo. Vestebene è stata un'altra grande esperienza formativa, per capire i meccanismi, per concentrarmi e per seguire gli obiettivi. Dopo alcuni anni da designer in varie aziende ho sentito che mi stavo disperdendo e mi sono detta che era tempo di aprire una cosa mia: se lo faccio, ce la faccio! mi sono detta, ed eccomi qua.

Ombradifoglia Ombradifoglia

- Perché a Torino e non a Milano o a Parigi, che sono le città della moda?
Prima di tutto la questione economica, non potevo permettermi quelle città. Pensandoci adesso, con la distanza del tempo, sono contenta di aver scelto Torino: Milano mi piace molto come città, è molto dinamica, ma è anche compulsiva, entri in un negozio, ti innamori di una cosa e la vuoi, non si crea quel tipo di fedeltà che c'è a Torino né la lentezza dell'artigianato. Qui mi devi dare il tempo di cucire le cose come ti piacciono, è difficile che entri in negozio per comprarti il vestito per l'aperitivo di stasera; se lo vuoi su misura, ripensato per te, mi devi dare il tempo di cucirlo. Sono concetti che nello stile di vita milanese non vanno. Qui a Torino c'è la mia dimensione, c'è il tempo per creare, c'è lo spazio per parlare con la cliente, le persone tornano, ti danno il preavviso per quello che vogliono. Per questo non mi sento dentro il fashion system.

- Quindi il tuo sogno non sono le sfilate di Milano o di Parigi.
No, questo non sarebbe corretto. Ho presentato per anni le mie collezioni a Parigi, mi sono trovata molto bene, poi ho deciso di tornare a Milano, perché riesco a vendere all'estero, a Shanghai, a Kiev, ho punti vendita anche in Italia. Faccio alcuni capi della collezione, i fratellini piccoli, che mando nei negozi nel mondo.

Ombradifoglia Ombradifoglia

- Che effetto ti fa?
È la cosa più bella! Mi piace molto entrare in contatto con le persone, vedere questi figlioletti che partono e vanno a Kiev, per dire, è una gioia: io li metto nella scatola, so che partiranno e verranno accolti, perché poi dai negozi mi scrivono per dirmi che hanno ricevuto, mi raccontano anche cosa e a chi hanno venduto!

- Quando disegni, immagini un modello di donna di riferimento?
Le donne che mi piacerebbe vestire, che sono indipendenti, professioniste, che hanno avuto la capacità di sconvolgere la loro vita, che non devono necessariamente esibire la femminilità; mi piace una donna che porta i pantaloni anche in testa, nel senso che ha idea di se stessa e non si preoccupa di quello che dice l'amica sul suo abbigliamento. Abbiamo ancora in testa tanti codici e seguiamo ancora tante pressioni, mi piacciono le donne che sanno uscirne. E in genere lo facciamo dopo i 35-40 anni, che è l'età, più o meno delle mie clienti.

Ombradifoglia Ombradifoglia

- Se potessi sceglierti una testimonial?
Ce l'ho senza dubbi: Uma Thurman mi è piaciuta per anni, adesso le affianco Cate Blanchett. Bellissime, ma è il fascino che esprimono: non devi essere alta, magra, grassa, devi essere affascinante. Secondo me se non hai fascino, puoi anche metterti un abito di Armani da 80mila euro e non saperlo portare. È una questione di attitudine mentale alla fine, mi sa.

- Torino e la moda?
Un rapporto complicato. Le torinesi "non si osano" o guardano a Milano perché fa figo. Esiste un gusto torinese, però! è una cosa che ho imparato in Vestebene: intorno al 2000, non si portava più il pantalone a sigaretta, andavano quelli più larghi. All'epoca disegnavo per Caractère, uno dei marchi del gruppo: bene, preparavamo la collezione e poi i pantaloni a sigaretta per Torino. Solo per il negozio di via Roma di Torino. Le reti vendita dei marchi hanno agenti a volte intescambiabili, ma non per il Piemonte, dove ci sono agenti di vendita specifici; anche per i tessuti è così, il Piemonte è trattato in modo diverso, c'è un gusto proprio.

- Ma è una cosa positiva o negativa?
Per me è positiva, siamo rimasti noi, con il nostro gusto, proprio sabaudi! È un'identità, pensa alle cose che sono nate qui e hanno poi avuto successo nel mondo proprio perché avevano una personalità propria e un carattere. Siamo un'altra cosa, a volte magari è lungo e complicato, perché devi convincere le persone a togliere i pantaloni a sigaretta e provare quelli palazzo, ma che esistano un gusto e un'identità mi piace.

Ombradifoglia Ombradifoglia

- Da dove nasce questo nome curioso, Ombradifoglia?
Mi ha fatto pensare a questo nome Lalli, una cantautrice torinese che ha scritto una canzone in cui parlava di un'amica come un'ombra di foglia e io mi ritrovo molto. Non solo, per anni mi è piaciuto fotografare le ombre, mi ritrovo molto in quella cosa lì, che nessuno nota, ma che c'è ovunque, l'ombra.

Ombradifoglia è in via Catania 16, a Torino; il sito web è www.ombradifoglia.com, è anche su Facebook e su Instagram.


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