mercoledì 13 giugno 2018

Nella Nuvola Lavazza, i codici non scritti della Torino barocca e sabauda

Sono tra le centinaia di torinesi che hanno approfittato di Open House Torino per visitare la Nuvola della Lavazza (e non vi dico la fatica di prenotare, sul treno, tra Porta Susa e Lingotto, mentre Eventbrite mi dava il sold-out a ogni orario che selezionavo, dandomi l'ok solo al quinto tentativo, puntando su domenica alle 12). Avevo avuto l'opportunità di visitare buona parte del complesso grazie alla conferenza stampa e al tour per i media, ma questa volta la visita ha compreso anche gli uffici e la terrazza verde ed è stata un'altra cosa.

Nuvola Lavazza Nuvola Lavazza

La prima cosa che colpisce della Nuvola è quanto sia curvilinea: non solo l'esterno, con la facciata che 'abbraccia' gli edifici esistenti, ma anche l'interno. Sono morbidamente curvilinee la luminosa hall e le scale che portano su, ai vari piani degli uffici, dove dominano gli open-space, i colori vivaci, le pareti vetrate che mettono in continuo contatto con il panorama esterno, gli spazi in cui i dipendenti possono rilassarsi per un caffè e una pausa. Curvilinea anche la caffetteria, arredata con mobili d'epoca e colori chiarissimi, con una preziosa collezione di caffettiere e questa luminosità proveniente dalle pareti vetrate. E la terrazza verde, sul tetto piano, segue le curve dell'edificio, permettendo, tra piante e tavolini per il relax, di guardare Torino, la collina, la Mole e lo skyline del centro.

Nuvola Lavazza Nuvola Lavazza

Per richiesta della Lavazza, non abbiamo potuto scattare fotografie negli uffici, solo sulla terrazza, nella hall e nei pochi spazi pubblici (ci siamo tutti innamorati delle zone relax, che sono tante, hanno i simboli e i loghi della Lavazza ben in vista e propongono anche locali per la palestra e per il gioco. Fotografatissimi i calciobalilla con Caballero e Carmencita).

Nuvola Lavazza Nuvola Lavazza

Ma le poche immagini penso diano un'idea di quanto la Nuvola sia diversa da tutti gli altri edifici torinesi, proprio grazie all'ampio uso della linea curva. Torino è una città di linee perpendicolari e angoli retti, trovarsi avvolti da questi spazi morbidi e da questa gentilezza di un mondo senza angoli retti è una sensazione nuova e piacevole. Tempo fa ho avuto l'opportunità di intervistare Cino Zucchi, l'architetto della Nuvola, e mi è piaciuto quello che mi ha detto di Torino, delle passeggiate in città per impregnarsi della sua anima, dell'ammirazione per gli architetti che hanno disegnato la città, da Guarino Guarini a Carlo Mollino, passando per Alessandro Antonelli. Lo avevo cercato per questioni tecniche che non mi erano chiare, siamo finiti a parlare della poesia nell'architettura, che poi è sempre quello che conta. In questa linea curva, che Torino non vedeva con questo protagonismo dai tempi di Guarino Guarini e del suo Palazzo Carignano, quanto c'è del grande architetto barocco? Per rispondere, Cino Zucchi ha fatto un discorso bellissimo sulla città, le sue facciate, i suoi architetti (se volete essere rapidi sì, c'è anche Guarini nella linea curva della Nuvola).

Nuvola Lavazza Nuvola Lavazza

La facciata curva risponde non solo alle necessità tecniche (riduzione dell'impatto termico) o al progetto architettonico dell'isolato (l''abbraccio' della nuova struttura agli edifici già esistenti del Museo e della Centrale), ma anche al "tentativo di fare architettura urbana". Un tentativo che nasce dopo lunghe passeggiate di Zucchi a Torino e aver osservato le sue facciate, "il classicismo delle case d'affitto, in particolare quella casa dell'Antonelli con le colonne". Da quelle passeggiate, il collage analogico, che ha portato alla facciata della Nuvola, scandita da rettangoli snelli e slanciati, come le finestre della Torino barocca e ottocentesca. La Nuvola ha facciate che vogliono essere "sfondo dello spazio pubblico", un concetto che torna anche nella piazza dell'isolato, che separa il nuovo edificio dalla Centrale; quest'ultima, che un tempo ospitava la prima centrale elettrica torinese, ha una bella facciata liberty su via Bologna, ma non ne aveva nessuna all'interno dell'isolato, essendo legata ad altri edifici. Cino Zucchi ha quindi reinventato una facciata lungo la piazza, citando le lesene di quella principale e trasformandole in elementi trilitici, "un po' tribali e un po' Stonehenge" ha detto, sperando che "non mi diventino il titolo, perché è semplicemente per far capire come funzionano".

Nuvola Lavazza Nuvola Lavazza

Così, guardando la Centrale dalla piazza, "vi si riconosce l'elemento continuo dei prospetti che si sente nelle piazze torinesi, anche i portici che caratterizzano le piazze sono un segno di questo, sfondo dello spazio pubblico e privato". E a questo punto sì, nella hall della Nuvola, così morbidamente curvilinea e in quelle scale che salgono su così sinuose e sensuali, "i Lavazza vedranno le volute di fumo", quasi come il piacere sensuale dell'attesa del buon caffè, ma "io ci vedo le curve di Carlo Mollino o di Palazzo Carignano. Certamente c'è in questo un po' di barocco, un po' di sabaudo, nel senso dello sfondo urbano".

Sabaudo. Questo termine così abusato e inflazionato, ultimamente, e che Zucchi maneggia con cura e prudenza. Durante l'incontro con i giornalisti, alla presentazione della Nuvola, aveva detto una cosa che mi aveva colpito: "Non importano le parole, importano gli accenti". Mi era piaciuta l'immagine e lui me l'ha confermata, parlando del profondo rapporto instaurato con i Lavazza, così torinesi nel loro understatement, e della stessa Torino, che, come tutte le città, ha codici suoi che la rendono diversa da tutte le altre. "I Lavazza hanno scelto di stare nella città in cui sono nati, una città fatta da usi, costumi e codici, scritti e non scritti. C'è sempre un galateo urbano da conoscere: la città è un luogo di codici sociali, di confronto con il diverso, la costruzione di un edificio urbano è consapevolezza di quei codici; quando accetti di progettare in una città significa che accetti un contratto sociale con lei. L'understatement è il codice torinese in termini di urbanità" sostiene Zucchi.

Mi è piaciuta quest'idea di Torino, dei Lavazza e dell'urbanità necessaria quando si progetta in una nuova città. Vista così, la Nuvola non è solo la sede della Lavazza, ma un vero e proprio omaggio alla storia di Torino.


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