mercoledì 8 agosto 2018

Riccardo Gualino e il sogno d'arte di un imprenditore

A un certo punto, nei primi trent'anni del XX secolo, sembrava non ci fosse settore economico in cui Riccardo Gualino non avesse interessi: trasporti, energia, automobili, il suo impero era tra i più differenziati d'Italia. Grazie a questa ricchezza e vastità di interessi fu anche uno dei più importanti mecenati del Novecento italiano e proprietario di una collezione d'arte di valore inestimabile.

Riccardo Gualino Riccardo e Cesarina Gualino
Riccardo Gualino (sin) con la moglie Cesarina (des)

Imprenditore biellese, classe 1879, Gualino colpisce per l'audacia negli affari, con l'indebitamento e le decisioni spericolate come caratteristiche principali; così fu in grado di muoversi in tanti settori e di essere spesso decisivo, ma, allo stesso tempo, il suo impero fu piuttosto fragile. La sua famiglia d'origine era attiva nell'oreficeria, ma il giovane Riccardo iniziò a dedicarsi presto ad altri settori, in particolare all'import-export di legnami pregiati e carbone. Dopo cadute e rinascite, dovute agli indebitamenti con cui finanziava le sue espansioni, nel 1917, iniziò a interessarsi ai trasporti degli aiuti americani all'Europa in stretta collaborazione con Giovanni Agnelli; fondò così la SNIA (Società di Navigazione Italo-Americana), diventata poi SNIA-Viscosa, primo polo italiano della produzione di filati artificiali. Gli anni di vicinanza con Agnelli misero Gualino al centro di operazioni finanziarie e lotte per il controllo delle prime industrie italiane, così, in una di queste battaglie, si schierò al lato degli Agnelli e divenne vicepresidente della Fiat (mentre Giovanni Agnelli lo fu della SNIA). In questo primo scorcio del secolo, Gualino fondò anche la Rumianca, nel settore chimico, la Unica, poi Venchi-Unica, nel cioccolato, e quindi la Lux Film, nel cinema.

La continua esposizione finanziaria e la sostanziale indifferenza al fascismo causarono la sua caduta e il confino. Tornato in libertà, lasciata Torino per Roma, si dedicò soprattutto al cinema (produsse alcuni dei film più importanti degli anni 30 e 40 e la Lux Film fu palestra dei grandi produttori del cinema italiano uscito dalla guerra, da Carlo Ponti in poi). Ma non è questa fase della sua vita che interessa Rotta su Torino, essendo spostata su Roma. La parte interessante per questo blog è quella torinese, precedente alla caduta e al confino. L'uomo d'affari che si divideva tra scalate finanziarie, espansioni all'estero e intuizioni straordinarie (come si fa a essere contemporaneamente attivi in settori che oggi identificano l'industria piemontese, dall'automobile al tessile, dall'alimentare al chimico?) fu anche un grande appassionato d'arte e cultura.

La sua casa di via Galliari (precursore anche in questo, a San Salvario!) fu restaurata e poi ampliata da Felice Casorati e da Alberto Sartoris e divenne uno "straordinario cenacolo culturale e artistico cui Riccardo e Cesarina seppero dar vita, aggregando musicisti, compositori, direttori d'orchestra, danzatori, attori, scrittori, pittori, scultori e architetti di fama internazionale, provenienti da tutta Europa" come scrive Adele Marini. A fare da padrona di casa, Cesarina, la cugina che Gualino aveva sposato nel 1907 e che lo aveva seguito e appoggiato nelle avventure imprenditoriali e nelle inquietudini artistiche, artista anche lei, soprattutto pittrice. Ma non fu solo il loro salotto o il teatrino privato in cui allestivano spettacoli: nel 1925 fondarono il Teatro di Torino, che presentava un cartellone ricco di proposte internazionali e di grande versatilità. Nei suoi cinque anni di attività ospitò "i Ballets Russes di Sergei Diaghilev, le danze di Mary Wigman e di Clotilde e Alexandre Sakharoff, la prosa dei Pitoèff, Jacques Copeau del Vieux-Colombier, Richard Strauss, Gaston Baty, Luigi Pirandello, Gian Francesco Malipiero e tantissimi altri".

Villa Gualino Villa Gualino
Villa Gualino, sulla collina torinese

E poi c'era la straordinaria collezione d'arte, che i Gualino riunirono guidati dall'amico critico e storico dell'arte Lionello Venturi. Comprendeva capolavori di ogni secolo, dall'arte antica a quella contemporanea, la Venere attribuita al Botticelli o alla sua bottega, la Venere con la tartaruga attribuita a Sebastiano del Piombo, sette Modigliani, uno studio per l'Olympia di Manet, opere di Cimabue e ceramiche statue, oreficerie di ogni epoca. Una collezione di valore inestimabile, che fu conservata nelle varie residenze dei Gualino, il Castello di Cereseto Monferrato, la casa di Sestri Levante e quella di Torino, fino all'idea finale, la costruzione di una vera e propria Casa-Museo, sulla collina torinese. La conosciamo come Villa Gualino, non fu mai terminata e non ospitò mai la collezione. Anche il progetto di questo edificio, commissionato nel 1929 agli architetti romani Andrea, Clemente e Michele Busiri Vici, fu all'avanguardia per quell'epoca e per quella Torino. L'idea era quella di un grande corpo centrale, che sarebbe stato l'abitazione dei Gualino, da cui partivano due ali a un piano, destinate a un teatro e a un vero e proprio museo. Di quel progetto non rimane molto: l'edificio fu ampiamente rimaneggiato dopo la cessione a cui Gualino fu obbligato a causa del suo crollo finanziario, nel 1931. Divenne colonia elioterapica, quindi centro di formazione, hotel e centro congressi. Adesso, in attesa di nuova destinazione, è in disuso. La collezione dei Gualino è stata dispersa, sempre a causa dei fallimenti finanziari; un'ampia sezione è al terzo piano della Galleria Sabauda, a Torino.


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