giovedì 27 settembre 2018

Al Museo della Montagna, segreti e curiosità dell'Archivio di Walter Bonatti

Poco più di un anno fa è arrivato al Museo Nazionale della Montagna, al Monte dei Cappuccini, l'Archivio di Walter Bonatti, uno dei più grandi alpinisti del Novecento. Mi ha sempre incuriosito questa notizia: un simile patrimonio storico e culturale a Torino, per raccontare alcune delle imprese più importanti dell'alpinismo degli scorsi decenni e per rivelare gli aneddoti e i lati nascosti di una delle personalità più vulcaniche che la montagna abbia espresso. Il legame tra la città e la montagna che si rinnova ancora, in uno dei modi migliori, attraverso la cultura e la memoria di uomini e imprese straordinari.

Dall'Archivio di Walter Bonatti Dall'Archivio di Walter Bonatti
Walter Bonatti al Museo Nazionale della Montagna, in occasione della mostra “La Stampa” - Pagine di Montagna. Dagli archivi di un grande quotidiano.accanto a una sua immagine sagomata, ricavata da una fotografia del 1955 al ritorno dal Dru (sin) - Walter Bonatti con Andrea Oggioni ai Resinelli, nel 1948 (des).

In questo momento il Museo sta lavorando all'Archivio, per inventariare tutto quello che contiene, e per valorizzare poi i suoi documenti più importanti. Il vicedirettore del Museo Marco Ribetti e la curatrice Veronica Lisino, che da poco più di un anno, insieme al giornalista e storico dell'alpinismo Roberto Mantovani, stanno scoprendo carte e documenti raccolti in una vita da Bonatti, mi hanno raccontato segreti e curiosità di questo primo anno di studio. Lavorano in una piccola stanza, con vista su Torino e 'invasa' dalle oltre 80 scatole di cartone che contengono il tesoro di Walter Bonatti. Pensate solo a questi numeri: oltre 170mila diapositive e 5mila stampe, i libri con annotazioni personali, le pagelle di scuola (e anche il bigliettino della compagna di banco delle elementari che gli raccomandava di essere ordinato, altrimenti la suora avrebbe sgridato anche lei), le audiocassette delle conferenze, i diari delle spedizioni, le corrispondenze con i colleghi alpinisti. "Avere tra le mani la sua vita è un'emozione grandissima" hanno detto più volte Marco Ribetti e Veronica Lisino.

Come i suoi documenti siano arrivati al Museo torinese è presto detto: "Il rapporto con Walter Bonatti è nato negli anni '90, grazie all'allora direttore Aldo Audisio. Qui abbiamo organizzato due mostre dei suoi lavori, Fermare le emozioni, mostra fotografica sulle imprese alpinistiche e i reportage con Epoca, nel 1996, e Solitudini australi, collegata a un film in Patagonia, Finis terrae, da lui realizzato sulle orme di Padre Alberto Maria De Agostini. Questo ha fatto sì che nascesse una vera e propria amicizia con lui, che, nell'ultima fase della sua vita, aveva spesso accennato alla possibilità di lasciare l'archivio al Museo. La sua compagna Rossana Podestà era d'accordo e, alla sua morte, i figli di lei, eredi di entrambi, hanno poi deciso in questo senso, con una donazione che ci impegna a terminare i lavoro sull'archivio entro il 2020, a realizzare una grande mostra e a pubblicare un volume".

Dall'Archivio di Walter Bonatti Dall'Archivio di Walter Bonatti
Durante la traversata delle Alpi del 1956, Bonatti incontra Toni Gobbi sopra Saas Fee (sin) - In treno con il padre Angelo nel 1958, al ritorno dalla spedizione al Gasherbrum IV

Nell'archivio c'è la storia di un uomo non comune, molto amato ancora oggi, a otto anni dalla sua morte: "Vengono anche i più giovani, ci chiedono dell'Archivio. Perché la sua leggenda supera le generazioni? Ci sono punti delle vie aperte da Bonatti che sono ancora difficili, nonostante le moderne tecnologie. E lui non si è mai tirato indietro al confronto con gli appassionati: dopo le conferenze era capace di stare ore a firmare autografi o a chiacchierare con chi aveva seguito una sua via in montagna. Commentavano come se fossero di ritorno da una scalata insieme. E questo lo faceva amare tantissimo" dice Ribetti, che ha conosciuto Bonatti "Leggere le sue carte, mi ha confermato quello che pensavo di lui, un uomo sanguigno e appassionato, ma anche curioso ed estremamente corretto. Mi ha colpito come fosse consapevole della sua grandezza sin da ragazzo, documentando e conservando tutto". Veronica Lisino, che Bonatti non ha conosciuto, ma si è appassionata alla sua figura lavorando all'archivio, lo descrive come "un uomo molto attento alla sua immagine e, allo stesso tempo, molto disponibile e molto rigoroso. Durante tutta la vita ha ricevuto lettere dei fans, che ha catalogato insieme alla risposta. Rispondeva a tutti. Persino alla ragazza che gli chiedeva di telefonare al suo fidanzato per fargli una sorpresa di compleanno: Bonatti l'ha chiamato e si è segnato data e ora".

Dall'Archivio di Walter Bonatti Dall'Archivio di Walter Bonatti
Ritagli di giornale (sin) - Bonatti fotografato da Cosimo Zappelli nel settembre 1963 sul Dente del Gigante

Nella bella conversazione che abbiamo avuto, Ribetti ha sottolineato come lavorare all'Archivio del celebre scalatore sia ripercorrere un po' la storia d'Italia: "Riceveva lettere e complimenti, telegrammi e riconoscimenti dai Presidenti della Repubblica e del Governo, da Saragat a Moro, nella sua corrispondenza ci sono le grandi personalità della nostra storia e spesso anche straniere, ci si rende conto anche del cammino fatto dall'Italia in questi decenni".

Tante le chicche trovate nell'archivio. Come i menabò dei fumetti delle sue imprese: due volumi sono stati pubblicati da Baldini&Castoldi, Bonatti forniva il soggetto e le diapositive, che poi i disegnatori sviluppavano; gli altri conservati sono inediti e potrebbero essere pubblicati in futuro. O il pupazzo Zizì, un peluche che lo accompagnava nelle sue solitarie, e il casco con l'adesivo di Gambadilegno. Un archivio prezioso, che offre tanti filoni di indagine, per mostre e libri. C'è già stata una pubblicazione ed è stata un successo: il libro La montagna scintillante, pubblicato quest'estate per i 60 anni dalla conquista del Gasherbrum IV, è in ristampa. Cosa sarà di questo prezioso tesoro, al termine dell'inventario? "La parte più interessante sarà digitalizzata e pubblicata online; la documentazione cartacea sarà qui in sede. Sarà un lavoro molto impegnativo, anche a livello economico, per il quale contiamo anche sul sostegno del CAI nazionale. Nel nuovo allestimento del Museo dedicheremo un'intera area alle attrezzature che Bonatti ci ha lasciato nell'Archivio. E poi ci piacerebbe avere i fondi per organizzare mostre e divulgare la grandezza delle sue imprese" dice Ribetti.

Speriamo che questi fondi arrivino: un gioiello che potrebbe portare a Torino tanti appassionati di montagna e di epiche imprese merita tutta la visibilità possibile. E la merita anche Walter Bonatti, con la sua storia leggendaria.

Tutte le foto qui pubblicate appartengono all'Archivio di Walter Bonatti, conservato al Museo Nazionale della Montagna, grazie a Marco Ribetti e a Veronica Lisino, anche per le didascalie. 


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