venerdì 7 settembre 2018

Il Messico e i sincretismi delle Tierras Altas, al Museo della Montagna

Al Museo della Montagna, ancora fino al 7 ottobre 2018, c'è una bella mostra fotografica, Tierras Altas, che racconta il Messico lontano dagli stereotipi promozional-turistici. Chi non ha mai sentito parlare del Día de los muertos, del Chiapas o dei maya? Enrico Martino, autore delle 78 foto in esposizione, racconta questo Messico profondo dal lato di chi lo vive. Sono immagini coloratissime e vivaci, come è il Messico, di grandi fuochi notturni, di paure ataviche che mescolano la cultura europea a quella indigena, di volti segnati dalla vita e paesaggi indomiti, tra boschi e vulcani.

Tierras Altas Tierras Altas

Si parla soprattutto delle tradizioni in cui si incontrano il dio cristiano e gli dei indigeni, in un sincretismo sorprendente, soprattutto in occasione delle grandi feste religiose cattoliche. Non solo il Día de los muertos, adesso assediato da Halloween, in cui si ride della morte, quasi a esorcizzarla, ma anche la Judea di Santa Teresa Del Nayar, sulla Sierra Madre, in cui un esercito del male dà la caccia a Gesù, per ucciderlo, durante la Settimana Santa. E poi i ricami antichi delle donne maya, che riprendono la cosmogonia indigena mai dimenticata, e i riti degli sciamani, lassù tra le montagne che separano, ma solo politicamente, il Messico dal Guatemala.

Oltre alle foto, vorrei sottolineare la bellezza e l'importanza dei testi dei pannelli informativi, che raccontano quest'incontro tra Europa e culture precolombiane. Enrico Martino spiega in uno di questi pannelli di essere stato interessato "ai sincretismi, vertiginose stratificazioni culturali e religiose che avevano resistito a cinque secoli di Conquista, elaborando una complessa cosmogonia sincretica, che ha affascinato generazioni di viaggiatori e antropologi. Uno spaventoso conflitto di civiltà che ha prodotto una cultura che non è europea, non è indigena e non è, perlomeno non è ancora, globalizzata."

Tierras Altas Tierras Altas

Poi mi è piaciuto tantissimo un testo dedicato alle donne messicane, che "incontri sulle Tierras Altas del Chiapas, cariche di mais, di ritorno da qualche milpa, ma anche a Città del Messico, dove sono emigrate da qualche sperduto pueblito della Sierra Madre". Donne che spesso mantengono la famiglia con lavori improbabili, legati alle tradizioni e alle superstizioni di questo incredibile sincretismo di dei locali ed europei, e che sopravvivono "in un Paese di machos, terra di rivoluzionari come Pancho Villa, che lasciò diciotto pretendenti alla carica di vedova ufficiale, o Emiliano Zapata, che tra una rivoluzione contadina e una riforma agraria, saettava irresistibili sguardi assassini". Donne che, nonostante il machismo e le difficoltà, si rivendicano, "con un'identità indigena alimentata dalla fierezza delle tessitrici e delle contadine nelle Tierras Altas o persino negli scenografici vestiti zapotechi indossati da Frida Kahlo, che servivano in realtà a identificarla con gli oppressi e gli indigeni, trasformandola in un'icona di irraggiungibile alterità mentre proclamava Mi vestido soy yo, il mio vestito sono io, avvolta dalle volute di un cigarro delicado, che fumava tra lo scandalo dei benpensanti dell'epoca".

E poi il meglio, perché i messicani, uomini e donne, si ritrovano poi "in qualche cantina, ultimi luoghi dell'anima in cui i messicani di ogni generazione tendono a identificarsi almeno per una sera, ascoltando ancora oggi canzoni che raccontano amores que te quitan el sentido, amori che ti tolgono la ragione". Leggendo queste parole ho pensato immediatamente a Luis Miguel, a quando Luis Miguel era il figlio prediletto del Messico, anche quello delle Tierras Altas, e bastava un suo cenno perché tutte le star più prestigiose del Paese accettassero di apparire in La media vuelta, video in bianco e nero, ambientato in una cantina di un Messico atemporale, in cui l'allora giovane stella della canzone latinoamericana canta La media vuelta, un classico della musica messicana (trovate il video al termine dell'articolo). E provate a leggere parole così belle, pensare a come Luis Miguel le abbia sintetizzate nel video, mentre in sottofondo c'è la voce roca di Chavela Vargas che canta Ojalá que te vaya bonito (che bella la colonna sonora che accompagna il video della mostra, a proposito!). È emozione pura.

Tierras Altas è al Museo della Montagna, in piazzale Monte dei Cappuccini 7, fino al 7 ottobre 2018. L'orario di apertura è martedì-domenica dalle ore 10 alle 18, chiuso il lunedì. Il biglietto d'ingresso costa 10 euro, ridotto 7 euro, per i soci CAI 6 euro, gratuito per i possessori della tessera Abbonamento Musei. Tutte le informazioni sul Museo e sulla mostra su hwww.museomontagna.org.



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