martedì 9 ottobre 2018

Quando vennero costruiti i Murazzi, dopo la fine del Moschino

Fino a metà dell'Ottocento, lungo la riva sinistra del Po, nel tratto più o meno compreso tra l'attuale piazza Vittorio Veneto e corso San Maurizio, c'era il Borgo del Moschino. Era piuttosto malfamato ed era insalubre: le casupole e i vicoletti irregolari che le separavano erano in forte degrado, con conseguenze sulla salute e sullo stile di vita degli abitanti. Nel 1866, dopo la Terza Guerra d'Indipendenza, ci fu un'epidemia di colera, che costrinse la Città a chiedersi cosa fare di questo piccolo borgo fonte di tanti problemi. In quell'epoca era già iniziata la sistemazione di piazza Vittorio Veneto, ovvero, del definitivo avvicinamento di Torino al suo fiume: fino ad allora, infatti, la porta d'ingresso alla città era stata al termine di via Po; all'abbattimento delle mura voluto da Napoleone, tra il fiume e via Po era stato realizzata una piazza a verde, con ampi viali a forma di esedra. Quando venne iniziata la costruzione di piazza Vittorio Veneto, con l'arrivo degli edifici in prossimità del fiume, l'idea dei viali venne trasferita al collegamento della piazza al non lontanissimo corso Vittorio Emanuele II e, quindi, Parco del Valentino.

Borgo Moschino

Secondo il progetto di Carlo Promis, doveva essere creato un ampio viale su un terrapieno affacciato sul Po; in questo modo si creò la distanza che separa ancora oggi Torino dal suo fiume, guardato dall'alto più che vissuto quotidianamente. I Murazzi a monte del Ponte Vittorio Emanuele I nacquero così, come terrapieni della passeggiata che doveva unire piazza Vittorio Veneto a corso Vittorio Emanuele II, formati da ampie arcate, dietro le quali c'erano profonde nicchie (la scelta fu dovuta probabilmente a scelte di risparmio e di statica: le nicchie garantivano una maggior resistenza alle spinte del terreno e, allo stesso tempo, facevano risparmiare la terra di riempimento del dislivello). La realizzazione dei Murazzi a monte, fu fondamentale per stabilire cosa fare della riva a valle del Ponte Vittorio Emanuele I, dove sorgeva il Borgo del Moschino.

Nel 1868, l'architetto Carlo Gabetti presentò il progetto di demolizione del Borgo: le casupole sarebbero state abbattute, in modo da permettere il proseguimento di corso San Maurizio, un canale coperto avrebbe portato a valle della confluenza della Dora gli scarichi fognari sul Po, che erano nei pressi del Borgo, con le conseguenze sanitarie facilmente immaginabili. Nel 1872, si decise la costruzione dei nuovi Murazzi, con una strada a livello del fiume, ma di circa 60 cm più alta rispetto a quella realizzata sotto il ponte, in questo modo sarebbe stata 2 metri sopra il Po. I Murazzi veri e propri sarebbero stati alti circa 10 metri, con un disegno architettonico diverso da quello realizzato a monte: il progetto infatti prevedeva un unico muraglione pieno, unito a un muro esterno da archi trasversali, a cui sarebbe toccato il compito di resistere alle spinte. Nello spazio libero sotto le arcate, erano previste attività produttive, in particolare lavanderie e tintorie, vicine all'acqua del fiume (lungo la riva del Po vivevano da secoli, per ovvie ragioni, le lavandaie che servivano Torino). All'altezza di corso San Maurizio, una scala esterna a doppio ordine metteva in comunicazione il corso superiore con la via lungo il fiume.

Borgo Moschino Borgo Moschino
La piantina del Moschino, prima della demolizione (sin) - La facciata dei Murazzi (des)

La facciata dei Murazzi era particolarmente ben disegnata, con uso di fasce, cornici e parapetti. "I pilastri esterni, i gradini, gli zoccoli, le fasce le cornici, le cimase ed i pilastrini vennero realizzati utilizzando la pietra proveniente dalle cave del Malanaggio (frazione del comune di Porte, in Val Chisone): è uno gneiss dioritico fine, tenace, resistente allo schiacciamento ma sfalsabile sotto l'azione di agenti esterni; questo materiale fu impiegato a Torino per la costruzione delle colonne e della gradinata della Gran Madre di Dio, per la costruzione del ponte Mosca e per le colonne della facciata della Basilica Magistrale dei Santi Maurizio e Lazzaro" racconta La storia della costruzione dei Murazzi del Po, che potete leggere, in .pdf, su www.comune.torino.it.


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