giovedì 4 ottobre 2018

Una visita al Centro Restauro della Reggia di Venaria: così si salvano gli arazzi

Accanto alla Reggia di Venaria Reale, in una delle maniche alfieriane del complesso sabaudo, c'è il Centro Conservazione e Restauro della Venaria Reale, una delle eccellenze meno conosciute del Piemonte. Eppure è una delle dimostrazioni pratiche che con la cultura e con il turismo non solo si mangia, ma si creano anche posti di lavoro di qualità e professionalità con grandi competenze. Nel Centro di Restauro sono passati, e passano, capolavori della pittura, della scultura, delle decorazioni che vediamo poi in mostre e in musei. Oltre ai professionisti del restauro, ci sono anche gli studenti del Corso di Laurea magistrale in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, attivato con la collaborazione dell'Università degli Studi di Torino. Ciclicamente, il Centro organizza anche delle visite guidate ai suoi laboratori, per permettere ai cittadini di conoscere il suo lavoro e di scoprire quanto sia complesso e appassionante il restauro di un'opera d'arte.

Centro Restauro La Venaria Reale

Qualche giorno fa ho partecipato alla visita al laboratorio dei tessuti, per scoprire come si restaurano gli arazzi. Ad accompagnarci, gli stessi restauratori, che hanno raccontato con passione il loro lavoro (mandarci via non è stata cosa semplice, date le domande, che la loro disponibilità incoraggiava a porre). Il restauro inizia sempre dalla storia del manufatto: bisogna capire chi è e come è stato fatto, per comprendere come conservarlo; le analisi chimiche aiutano a compendere la composizione dei suoi materiali e a individuare le giuste soluzioni per la pulitura; quindi i restauratori intervengono per conservare l'opera, seguendo le indicazioni che le analisi precedenti hanno dato. Capite quante professionalità sono necessarie per permettere a un'opera di superare il suo tempo.

Nel laboratorio dei tessuti, abbiamo trovato uno splendido arazzo fiammingo disteso su un tavolo apposito: sui lati lunghi del tavolo, tubi con manovella permettono di arrotolare l'arazzo e portarlo fino a dove è necessario l'intervento delle restauratrici; sempre sul bordo del tavolo, una lunga fila di tavolette che si possono togliere, permette alle professioniste di usare ago e filo da sopra a sotto il tavolo, come se di un ricamo si trattasse. Qui abbiamo scoperto che anche la realizzazione di un arazzo era complessa: il disegno, realizzato come un quadro, in scala 1:1, era il riferimento per l'impostazione del telaio, cioè gli orditi, messi a telaio in senso verticale, e quindi dalle trame. Gli orditi erano di colore neutro, perché costituivano l'impalcatura dell'arazzo, coperto poi dal disegno delle trame; i fili delle trame erano invece tinti, in base alle sfumature previste dal disegno da realizzare. E qui le cose più interessanti: le trame, a seconda del loro disegno, richiedevano il lavoro di diversi artigiani specializzati; gli artigiani lavoravano sul retro dell'arazzo e in verticale, quindi avevano un punto di vista ruotato di 90° rispetto al disegno totale, che, lavorando sul retro, neanche vedevano. Immaginate che grado di specializzazione e che abilità!

Centro Restauro La Venaria Reale Centro Restauro La Venaria Reale

Gli arazzi arrivano in laboratorio dopo il lungo processo di analisi storica e chimica, che permette di individuare con quali tecniche e con quali materiali sono stati realizzati. Una volta in laboratorio, vengono analizzati per individuare i punti più deboli, quelli in cui il disegno è più fragile; questi punti vengono segnati con un filo bianco, che aiutano a contenerli nelle fasi di pulitura. L'arazzo viene poi pulito dalla polvere, aspirata attentamente, e viene immerso nell'acqua, in vasche appositamente costruite, in modo da rimuovere la polvere più profonda, che si è legata chimicamente ai fili; questa fase è delicata, è il momento in ci le parti più degradate possono aprirsi e rovinarsi, per questo le filze contenimento. Una volta che il manufatto si asciuga, inizia il paziente lavoro delle restauratrici, che non ricostruiscono l'arazzo, sostituendo i fili sbiaditi con quelli nuovi, ma si limitano a consolidare le aree più deboli, inserendo magari supporti in lino o usando punti di fermatura in seta, in modo da infittire le zone più problematiche, dove magari si è persa la trama o c'è una lacuna di ordito. Non un lavoro di rammendo, ma un freno al degrado. Il restauro è conservativo, non ricostruttivo.

Il lavoro è di pazienza certosina e la passione è tanta: non guarderò più un arazzo fiammingo con gli stessi occhi, pensando agli artigiani che li hanno realizzati e alle restauratrici che hanno permesso loro di sopravvivere.

Il Centro di Restauro della Reggia di Venaria organizza visite ai suoi laboratori un sabato al mese, se potete, approfittatene perché è davvero bello conoscere un lavoro così prezioso, raccontato con tanta passione, in un'eccellenza piemontese della cultura tutta da scoprire. Con la tessera Abbonamento Musei sono gratuite, se non l'avete costano 8 euro e vanno prenotate al tel 011 4992333 o all'email prenotazioni@lavenariareale.it; tutte le info su www.centrorestaurovenaria.it.


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