giovedì 22 novembre 2018

Trieste e la bora: un'emozione da provare

Il Festival del Cinema Latino Americano doveva ancora terminare, era sabato sera, e ho avuto subito il presentimento. Nel breve tragitto che separa il Teatro Miela da Eataly, dove si sarebbe svolta la Festa Peruviana, aveva iniziato a soffiare la bora. Gelida, intensa, costante. I due giorni che avevo preso per me, dopo il Festival, per gustarmi Trieste, una delle città italiane che amo di più, quella che consiglio sempre a chi vuole uscire dallo stereotipo Venezia-Firenze-Roma, sarebbero stati disastrosamente condizionati dalla bora. Disastrosamente perché, nel preparare la valigia per la decina di giorni da trascorrere nella città giuliana, ho dato retta alle previsioni, che davano le temperature tra i 13 e i 20°C. E qui il primo consiglio: in queste stagioni medio-fredde, non fatelo mai! La bora arriva all'improvviso ed è gelida, trapassa cappotti e doppie maglie e arriva diritto alla pelle. Prevedete sempre una giacca imbottita, maglie aderenti, che non lascino un minimo spazio al vento di infilarsi (perché si infila!), un cappello (indispensabile, perché gela le tempie!), i guanti (fondamentali!) e una sciarpa. Devo ringraziare i negozi dei cinesi aperti alla domenica se ho potuto comprare un caldo cappellino di lana e i guanti a prezzi ammissibili. Così ho scoperto pure quanto il centro di Trieste sia in mano a questi silenziosissimi lavoratori, che parlano poco l'italiano, affastellano di tutto e di più nei loro negozi e sono instancabilmente aperti pure nei festivi!

Trieste e la bora Trieste e la bora

Ci ho messo una giornata a superare il trauma della bora che mi ha 'rovinato' i piani. Ma accettato il concetto di "o vado in giro con 'sto freddo o non vedo Trieste", ho affrontato la sfida e vi assicuro che se debitamente equipaggiati, la bora è un'esperienza da provare. Ci pensavo di ritorno dal Castello di Miramare, lungo il viale che porta verso la città. Sognavo da sempre di percorrerlo per un lungo pezzo, dopo aver visitato il Castello, e non avevo mai potuto farlo prima perché in compagnia di persone che avevano altre idee; l'ho fatto nei giorni scorsi, sotto la bora, resistendo alla sua forza, cercando gli scorci del Castello, delle onde violente e del cielo, che si divertiva a cambiare i colori del mare secondo i suoi disegni. Il paesaggio cambiato dalla bora, con i gabbiani che cercano protezione tra le loro piume, le onde increspate e minacciose, gli alberi sibilanti e i triestini che camminano veloci e abili, coperti sapientemente da giacche imbottite, cappello, sciarpe e cappuccio, tutto ha un suo fascino. Per lo meno, sono stata alla fine contenta di averlo conosciuto e provato, perché Trieste è anche questo e non sarebbe la stessa senza lo stretto rapporto con il suo vento.

Trieste e la bora Trieste e la bora

Cosa fare a Trieste quando tira la bora? Se debitamente vestiti, si può fare tutto. Meno passeggiare sulle Rive. Bisogna rinunciare al Molo Audace perché è pericoloso: proteso sul mare ed esposto a tutti i venti, facile immaginare quanto sia rischioso quando il vento fa perdere l'equilibrio. L'ho visto deserto come mai prima e poi, finita la tempesta, di nuovo affollato, fascinosissimo punto di incontro tra l'uomo e il suo mare. Anche questo è da provare.

Poi si torna in piazza Unità d'Italia e si può salire verso San Giusto, nelle viuzze protette dalla furia del vento si possono anche scattare fotografie con lo smartphone senza gelare la mano liberata dal guanto. Ci sono diverse strade che portano su, verso la chiesa triestina, ma preferisco sempre la via della Cattedrale, che si conclude in un bel viale, al fondo del quale c'è il magnifico rosone della facciata di San Giusto. Il Castello è accanto, con i resti dell'antico Foro romano: millenni di storia racchiusi in pochi metri quadrati, con tutte le suggestioni letterarie che seguono. Accanto alla Cattedrale (se la visitate di domenica, attenti agli orari delle Messe!), che conserva preziosi mosaici medievali, c'è il Museo d'Antichità J.J. Winckelmann, che è a ingresso libero e in cui si trovano numerosi reperti romani di area friulana e giuliana (alcune steli arrivano anche da Aquileia); si conclude con il cenotafio di Johann Joachim Winckelmann, uno dei più importanti storici dell'arte e archeologi della storia, che fu assassinato a Trieste; di gusto neoclassico, circondato da statue romane, racconta in qualche modo il rapporto tra il Settecento e il mondo classico e vale la pena visitarlo.

Trieste e la bora Trieste e la bora

Trieste ha numerosi Musei. Uno dei più affascinanti è il Museo Revoltella, dedicato all'arte contemporanea. C'è un che di curioso e di speciale nell'associare l'arte contemporanea a una città dall'architettura così asburgica, solenne, mitteleuropea. Si visitano le sale del Museo e poi si scende in strada, a Cavana, uno dei quartieri storici della città, di viuzze piene di locali, di scorci verso le Rive, di palazzi che ricordano il passato austriaco (io non so se esista un'altra città dall'aspetto così chiaramente straniero e che, allo stesso tempo, sia così fortemente italiana nei suoi simboli: è la magia di Trieste).

E poi c'è il Castello di Miramare, che amo da quando, ragazzina, mi hanno raccontato la storia triste di Massimiliano e Carlotta. Vederlo in un giorno di bora rende ancora più romantica la tragica vicenda dei due principi. I colori violenti del mare, il contrasto tra cielo e terra, la linea netta dell'orizzonte, Trieste in lontananza e le coste slovene di fronte. E poi questo Castello di stile eclettico, piccolino eppure scrigno di tesori e di storie, non solo le sale di Massimiliano e Carlotta o la sfarzosa sala del trono che non fu mai usata, tutte arredate con il gusto elegante dell'Ottocento, tra ceramiche, mobili intarsiati e tanto rosso, il colore a cui Massimiliano aveva associato il suo destino, ma anche i meno fascinosi appartamenti del Duca Amedeo d'Aosta, che qui visse qualche anno con la sua famiglia, prima del tragico epilogo (anche lui!) in terra africana. Il Castello è così bello e regala così tante emozioni, tutte le volte, che gli dedicherò un articolo nei prossimi giorni.

Trieste e la bora Trieste e la bora

Di ritorno da Miramare (dalla Stazione Centrale c'è il bus 6: il biglietto costa 1,25 euro e il viaggio dura circa 15 minuti), rifugiarsi in un caffè è naturale. Anzi, si capisce finalmente perché i triestini amino così tanto i caffè: caldi, accoglienti, eleganti, dove rifugiarsi in un giorno di bora? Un caffè, una cioccolata, un tè con una fetta di torta sono irrinunciabili. Il Caffè degli Specchi, in piazza Unità d'Italia, è uno dei più famosi della città (diciamo anche d'Italia?); sul Canal Grande c'è il Caffé Rossini, un altro dei caffè storici cittadini, con bella vista sulle cupole orientali della chiesa di San Spridione. Il mio prediletto è stato il Theresia, in piazza della Borsa: tra tè e latte caldo, brioche alla crema e fette di Sacher, non c'è stato giorno in cui non ci sia passata almeno un paio di volte.

Trieste e la bora Trieste e la bora

La bora ha smesso di soffiare dopo tre giorni, così come vuole la leggenda che mi hanno raccontato a Trieste: soffia per un numero di giorni dispari. All'improvviso sono scesa in strada e non servivano più doppie maglie, cappello, guanti. C'erano di nuovo le tiepide temperature novembrine dei giorni del Festival del Cinema Latino Americano. Peccato che il treno per Torino sarebbe stato poche ore dopo: sono subito corsa a salutare il Molo Audace, per me uno dei posti più belli d'Italia, uno dei miei posti della vita, come ho scritto su Instagram. Di nuovo affollato, di nuovo bellissimo, con i gabbiani che si facevano cullare dal mare placido, il cielo che disegnava i colori lividi della distesa azzurra e laggiù, all'orizzonte, le Alpi, che non si vedono mai, ma per il mio ultimo giorno triestino si sono lasciate intravedere. Grazie anche a loro per questi tre giorni speciali, che mi hanno messo alla prova e che mi hanno fatto apprezzare Trieste sotto una nuova luce.


Nessun commento:

Posta un commento