martedì 4 dicembre 2018

Quando piazza San Carlo era un grande parcheggio a cielo aperto

Qualche giorno fa sono passata in una piazza San Carlo che si stava preparando a prendere il testimone da piazza Castello e a diventare il centro dei festeggiamenti natalizi cittadini (se vi passate in questi giorni, e vi suggerisco di farlo alla sera, potrete ammirare l'albero di Natale e il calendario dell'Avvento, che negli anni scorsi erano davanti a Palazzo Reale e a Palazzo Madama). Poco dopo, nella Rete, ho visto le immagini di piazza San Carlo di qualche decennio fa.

piazza San Carlo, Torino piazza San Carlo, Torino

Io me la ricordo quando era così, aperta al traffico e con ampli parcheggi ai lati. La statua di Emanuele Filiberto, al centro della piazza e del principale asse prospettico cittadino, da Palazzo Reale a Porta Nuova, era assediata dalle auto, praticamente irraggiungibile dai pedoni e dai turisti che avessero voluto osservarla da vicino, mentre il Duca, vincitore di San Quintino, inguaina la spada e inizia l'era di pace su cui rifondare il suo Stato. Erano gli anni '80, Torino non aveva ancora scoperto di essere bella (o meglio, lo sapeva, ma non lo comunicava al mondo), sulle facciate dei palazzi, compreso Palazzo Reale, impazzava ancora il giallo Torino e tante piazze cittadine erano parcheggi a cielo aperto, non si immaginava neanche potessero essere isole pedonali. Mi ricordo come la città sembrava dipendere dalle automobili, in tutti i sensi, non solo per la grande industria che dai quartieri meridionali dava lavoro e benessere a migliaia di persone.

piazza San Carlo, Torino piazza San Carlo, Torino

Poi le maggiori consapevolezze ambientali, la crisi dell'auto e la ricerca di nuove vocazioni per il futuro, hanno spinto a rivalorizzare la bellezza artistica e storica di Torino, a riprendersi il suo centro storico. Ed è iniziata la pedonalizzazione delle grandi piazze, compresa piazza San Carlo. Oggi Emanuele Filiberto non è più assediato dal traffico, nella nuova piazza lastricata di sanpietrini, con le facciate castellamontiane tinteggiate di delicati crema e le due chiese (quasi) gemelle di San Carlo e Santa Cristina a prendersi il giusto protagonismo prospettico. Si può passeggiare fino ad arrivare al Duca e osservare il suo volto sereno, mentre inguaina la spada e sa che il lavoro più duro (ma anche più appassionante) è ancora tutto da fare; si può apprezzare finalmente il senso della piazza chiusa, il salotto di Torino, la prima Place Royale al di qua delle Alpi.

Si guardano le foto del passato, di quell'immenso parcheggio che faceva impazzire i papà che portavano i figli in centro, e ci si chiede come abbiamo potuto permettere che le piazze auliche di Torino fossero questo, grandi parcheggi a cielo aperto, noi che adesso non tolleriamo neanche le Fiere e i mercatini che di tanto in tanto le abitano, perché mancano di rispetto alla loro storia e al loro splendore.


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