mercoledì 6 febbraio 2019

La scoperta degli affreschi romanici della Consolata. Il fundraising innovativo di Fondazione CRT

Se Palazzo Madama è la sintesi della storia laica millenaria di Torino, il Santuario della Consolata potrebbe essere considerato la risposta religiosa. Sull'antica chiesa paleocristiana, si sono via via sovrapposte una chiesa romanica, dedicata a Sant'Andrea e costruita nell'XI secolo, la chiesa guariniana di età barocca su cui sono intervenuti poi altri architetti di Corte come Filippo Juvarra. Si dice la Consolata e si pensa al suo fasto barocco, alle cappelle che si succedono intorno all'altare, in un 'disordine' che testimonia i cambi di asse apportati dagli architetti che si sono succeduti. La chiesa più amata dai torinesi sta però riportando alla luce il suo passato medievale. Studi iniziati nel 2009, in collaborazione con le Soprintendenze del Piemonte e il Cento Conservazione e Restauro La Venaria Reale, hanno riscoperto gli affreschi romanici conservati nella Cappella del Convitto, uno dei pochissimi spazi della chiesa romanica arrivati al XXI secolo (l'unico elemento coevo oggi visibile e riconoscibile è il campanile, il più antico di Torino).

Affreschi romanici alla Consolata Affreschi romanici alla Consolata
Gli affreschi riportati alla luce sulla parete nord (sin) e sud (des)

Qui, rimossi con cura intonaci e colori più recenti, sono apparse grandi ed emozionanti figure romaniche: sulla parete sud, una figura maschile protende una mano verso l'alto, mentre con l'altra regge un cartiglio, dalla cui scritta si può dedurre che l'uomo in questione sia Abramo. Di fronte, sulla parete settentrionale, un affresco un po' più grande e più leggibile mostra altre due figure con cartigli; nelle fasce colorate, ci sono due volti, entrambi con grandi occhi, quello maschile potrebbe essere san Benedetto, quello femminile non è chiaro. La volta dell'abside porta decorazioni floreali, con ghirlande e motivi vegetali, probabilmente di origine seicentesca, il periodo di costruzione della struttura. Sono affreschi non sempre leggibili per i profani, di colori antichi, che emozionano per come sono stati ritrovati e riportati con cura alla luce, dopo secoli di oblio, dietro intonaci che raccontavano altre storie.

Il cuore romanico della Consolata
Gli affreschi sulla volta seicentesca dell'abside

E questa riscoperta, con restauro e valorizzazione annessi, è il risultato di un'altra bella storia, tutta torinese e tutta contemporanea. I restauri sono stati finanziati dalla Fondazione CRT, che è una sorta di fata madrina del Santuario della Consolata ("Abbiamo finanziato restauri per 4 milioni di euro e continueremo a mettere a disposizione le risorse economiche e le idee progettuali necessarie per valorizzare e tutelare questo meraviglioso gioiello" ha detto il Presidente Giovanni Quaglia). Non appena le prime ricognizioni stratigrafiche hanno accertato la presenza di un cuore romanico della Consolata, la Fondazione non solo ha coinvolto la Soprintendenza Archeologia Bella Arti e Paesaggio, l'Università e il Politecnico di Torino, il Centro Conservazione Restauro La Venaria Reale e la Curia Arcivescovile, affinché la loro collaborazione garantisse la valorizzazione delle opere scoperte, ma ha anche avviato un progetto di fundraising innovativo, raddoppiando con le proprie risorse le donazioni ottenute. Nell'iniziativa, ha coinvolto Talenti per il Fundraising, con cui prepara i giovani per questa nuova professione, sempre più necessaria in un futuro di tutela dei beni culturali: uno dei professionisti formati ha infatti coordinato il fundraising per gli affreschi romanici.

Il risultato sono 278 donatori, che dal 1 dicembre 2016 al 31 dicembre 2018 hanno donato 67.195 euro, raddoppiati da Fondazione CRT per un totale di 134.390 euro, con i quali sono stati riportati alla luce gli affreschi romanici. Fondazione CRT ha anche fatto una piccola e curiosa statistica, che testimonia quanto la Consolata abbia saputo attrarre l'attenzione anche da fuori regione e persino dall'estero: 174 donatori sono di Torino, 58 della provincia, 8 donatori sono della provincia di Asti, 6 della provincia di Cuneo, 32 si suddividono tra le altre province piemontesi, Lombardia, Liguria, Lazio, Sicilia, Sardegna, Puglia e persino dagli Emirati Arabi. Le nuove frontiere del fundraising, che permette ai comuni cittadini di essere protagonisti in interventi e progetti di così alto profilo culturale e storico. Saranno i 278 donatori i primi a visitare gli affreschi riportati alla luce: un privilegio ben meritato.

Le fotografie sono di Delmastro Distefano Architetti


Nessun commento:

Posta un commento