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martedì 22 aprile 2014

Quando via Roma di Torino venne demolita e ricostruita ex novo

Le grandi riqualificazioni urbane non sono solo una caratteristica del nostro tempo. Torino, come molte città europee, conta sventramenti e risanamenti che anche in centro hanno profondamente modificato la sua immagine. Una delle più importanti operazioni di risanamento del XX secolo ha riguardato via Roma, la principale arteria del centro storico.
Nata nel XVII secolo, con il nome di Contrada Nuova, era l'asse principale che da piazza Castello, centro del potere ducale, portava verso la Porta Nuova e, di lì, verso sud. A metà strada tra piazza Castello e la Porta Nuova, la via Nuova veniva interrotta dalla Piazza Reale, una piazza chiusa ispirata alle tendenze francesi, che si sarebbe poi chiamata piazza d'Armi e piazza Napoleone, prima di arrivare al nome attuale. Costruita da Ascanio Vittozzi, la via Nuova ebbe un aspetto uniforme, così come preteso dal duca Carlo Emanuele I, che, nell'omogeneità dell'architettura della sua capitale, vedeva esaltato l'assolutismo del suo potere. Gli edifici erano alti tre piani e la composizione architettonica offriva balconi in ferro battuto, finestre sormontate da cornici a triangolo alternate a cornici ad arco e abbaini di richiamo parigino, secondo il modello che può essere apprezzato ancora oggi in piazza San Carlo e che il suo autore, Carlo Castellamonte, seppe imporre dal Seicento ai secoli a venire.
All'inizio del XX secolo via Roma, che aveva già assunto questo nome nel 1871, a riconoscere Roma come nuova capitale d'Italia, era cambiata poco, rispetto al disegno di Vittozzi. Era sì aumentato il traffico, con la presenza di ben due linee tranviarie. Era sì aumentata la sua vocazione commerciale, con la presenza di numerosissimi negozi, ristoranti, sale cinematografiche. Gli edifici seicenteschi, inoltre, non rispondevano più ai canoni igienici che si erano imposti alla fine del XIX secolo e in molti casi avevano bisogno di radicali ristrutturazioni. Così il Comune decise di approvare un grandioso progetto di riqualificazione: non si sarebbero ripulite le facciate barocche, ma si sarebbero addirittura abbattuti gli edifici di interi isolati, per ricostruirli secondo canoni più moderni, e, allo stesso tempo, per adattare la principale arteria del centro storico alle esigenze della modernità.
I lavori procedettero in due fasi. Nella prima, tra il 1931 e il 1933, si abbatterono e ricostruirono gli edifici del segmento tra piazza Castello e piazza San Carlo. Data la significativa importanza di questa parte della via, trait d'union tra le due principali piazze barocche torinesi, entrambe chiuse e di stile uniforme, si decise che le facciate degli edifici avessero echi barocchi: furono dunque realizzati ampi portici e le facciate conservarono il ritmo barocco, con eleganti finestre sormontate da cornici triangolari alternate a cornici ad arco e affiancate da semicolonne slanciate. Le facciate neo-barocche di via Roma contrastano con la costruzione della Torre Littoria, sull'isolato all'angolo con piazza Castello. Una costruzione a metà tra speculazione edilizia e avanguardia architettonica che suscitò feroci polemiche all'epoca e che ancora oggi lascia perplessi circa il suo risultato, su piazza Castello.
Nella seconda fase, tra il 1936 e il 1938, i lavori riguardarono il tratto della via tra piazza San Carlo e piazza Carlo Felice. A guidare la riqualificazione fu chiamato Marcello Piacentini, architetto prediletto del regime fascista e cantore italiano del razionalismo (suo è anche il grattacielo dell'EUR di Roma). E in questo tratto l'aspetto di via Roma fu totalmente stravolto: abbandonati i riferimenti barocchi, Piacentini rispettò l'idea di un'architettura uniforme e l'introduzione dei portici, ma i suoi edifici furono dichiaratamente razionalisti e, di fatto, il secondo tratto di via Roma può essere considerato emblema del razionalismo italiano. Essendo stati rispettati, però proporzioni e altezze esistenti, questa introduzione del razionalismo nell'impianto barocco della via non è così traumatico come ci si potrebbe aspettare. Anche perché, a fare da cerniera tra i due tratti della via, ci sono le chiese barocche di San Carlo e Santa Cristina, su piazza Castello, e, subito dopo, la piazzetta CLN, che introduce già nello spirito razionalista, con i suoi colori e la sua severità.
Molto più ampia, con una larghezza di 14,80 metri, escludendo i portici, via Roma assunse così un aspetto più moderno e più aderente alle esigenze del XX secolo. I portici diedero maggiore spazio alla sua vocazione commerciale e turistica, inserendola negli itinerari porticati della città; le nuove dimensioni diedero maggiore spazio al traffico di quella che stava diventando la capitale italiana dell'automobile. L'impatto della nuova via Roma sui torinesi fu tale che ai giovani soldati, pronti per le campagne d'Africa, fu vietato passeggiare sotto i portici con gli scarponi, perché avrebbero potuto rovinare le pavimentazioni marmoree. 
I progettisti di via Roma non si limitarono a risanarla e a reinventarla, ma andarono oltre, vagheggiando addirittura una possibile linea metropolitana (già allora Torino parlava della metropolitana, che sarebbe arrivata solo una settantina d'anni dopo, con i Giochi Olimpici Invernali del 2006!); al di sotto della via venne costruito un tunnel, in grado di ospitare una possibile futura metropolitana. Si dice possa essere utilizzato per la linea 2, al momento rimandata sine die.
Via Roma è stata la prima grande operazione di risanamento cittadino, una sorta di Spina ante litteram. Anche il suo sventramento, come le riqualificazioni attuali, suscitò grandi polemiche, anche per l'inserimento delle architetture razionaliste, che il nostro Paese collega inevitabilmente al regime fascista. Asse di collegamento tra ben tre piazze monumentali, nel breve spazio di circa 600 metri (piazza Castello, piazza San Carlo, piazza Carlo Felice), possiamo considerare che il XX secolo è stato all'altezza dell'eredità lasciatagli dal XVII secolo? Dell'antica via Roma rimangono solo pittoresche cartoline d'epoca e i rapporti che denunciavano il degrado dei cortili interni. E, considerando l'attuale assetto di piazza Castello e piazza San Carlo, quest'ultima pedonale, considerata la passione dei torinesi per le passeggiate sotto i portici, considerata, infine, la capacità di reggere affollamento, manifestazioni e affetto dei torinesi, si potrebbe dire di sì, che tutto sommato, questa via Roma è una bella via Roma.
Un paio di cartoline sulla via Roma che era, da skycrapercity.com, poi, da youtube, un video dell'istituto Luce sui lavori in corso in via Roma, con i numeri e l'entusiasmo dell'epoca.





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