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mercoledì 3 settembre 2014

Il giallo del cuore del principe Eugenio di Savoia, tra Superga e Vienna

Il cuore del principe Eugenio di Savoia-Soissons riposa oggi nel Duomo di Santo Stefano, a Vienna, insieme ai resti del grande condottiero degli Asburgo. Ma non è sempre stato così. Savoia per sangue, figlio del principe Eugenio Maurizio, francese per educazione, allevato dalla madre Olimpia Mancini, nipote del cardinale Mazarino, alla corte di Luigi XIV, austriaco per scelta, una volta entrato a servizio degli imperatori viennesi, Eugenio fu uno dei principi più cosmopoliti, colti e liberali del suo tempo. Della sua preziosissima collezione si è già detto su Rotta suTorino e qui la menziono solo per dare un'idea di quanto il principe non fosse legato solo alla guerra e alle sue strategie, ma anche alla cultura, alle arti, al buongusto. Secondo Giusi Audiberti, nel libro Il fantasma del castello, Eugenio si distingueva anche per "la sua fermissima coerenza con il proprio sistema di valori: coraggio, fedeltà, padronanza di sé, una reputazione immacolata, una parola di cui ci si potesse fidare incondizionatamente".

Sebbene cresciuto a Parigi e poi trasferitosi a Vienna, sebbene indipendente nelle proprie scelte e nei propri giudizi, Eugenio ebbe sempre chiaro di essere un Savoia. Lo dimostra anche il fatto che chiese che, una volta morto, il suo cuore fosse sepolto nella Basilica di Superga, a Torino, insieme ai resti degli altri membri più importanti del suo casato. Un gesto sorprendente, che parla di consapevolezza e orgoglio dinastici e che racconta un tenero affetto per un Ducato lontano dalle sue scelte personali (fu Vienna, non Torino, la città in cui scelse di vivere), ma evidentemente presente nel suo intimo. Un Ducato che Eugenio contribuì a salvare nel 1706, quando il suo arrivo fu determinante per la liberazione di Torino dall'assedio dei Francesi. Se Torino non fu una città fondamentale nella vita del grande condottiero, Eugenio sì fu fondamentale nella storia della città.

Anche la Basilica di Superga è profondamente legata a lui: è un ex-voto del duca Vittorio Amedeo II per la vittoria nell'assedio di Torino. Diventato Re di Sicilia, grazie al trattato di Utrecht, durante una visita nell'isola, Vittorio Amedeo conobbe Filippo Juvarra e lo convinse a trasferirsi a Torino. Grazie al grande architetto siciliano, la capitale dei Savoia conobbe la fastosa stagione del barocco più sorprendente, tutt'intorno sorsero le delizie più eleganti e raffinate e sulla cima di uno dei colli torinesi fu eretta la Basilica di Superga, dove, per volere di Vittorio Amedeo, vennero sepolti i membri di Casa Savoia.

Ed è qui, nella cripta della grandiosa Basilica, che inizia il mistero. Quando, il 22 aprile 1736 Eugenio di Savoia Soissons spirò, effettivamente il suo cuore fu estratto, prima dei solenni funerali che paralizzarono Vienna. Ma arrivò mai a Torino? Se arrivò, non c'è documentazione che lo racconti. Ci fu una cerimonia per accogliere il suo ingresso in città? Ci fu corteo per accompagnarlo fino a Superga? Ci fu una cerimonia solenne per la sua inumazione? Al momento non ci sono documenti storici che lo provino. Strano, no? Viste le conoscenze fumose circa il trasferimento e la presenza del cuore di Eugenio nella Basilica, non bisogna stupirsi se, ad un certo punto, se ne persero le tracce.

La cosa interessante è che nel 1974 fu necessario aprire la Kreuzkapelle, la cripta del Duomo di Santo Stefano in cui riposano anche i resti di Eugenio. E lì, sopra la sua semplice bara di legno, fu trovato un cofanetto a forma di cuore con la scritta Cor Serenissimi Eugenii Francisci Sabaudiae Principis qui mortuus est Viennae XXI Apri, Anno Dni MDCXXXVI. In qualche momento imprecisato della storia, il cuore di Eugenio era tornato a lui. Chi lo trafugò da Superga e perché? Come riuscì a entrare nella cripta di Santo Stefano, per lasciarlo sulla bara di Eugenio? E' un mistero che difficilmente potrà essere chiarito. Ma non si può nascondere che tutta questa storia, dal desiderio di Eugenio di essere presente a Torino con la parte più intima di sé, il proprio cuore, al ritorno misterioso del suo cuore a Vienna, per riposare sopra la sua bara, ha un che di irresistibilmente romantico.

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