martedì 13 giugno 2017

La mia Open House Torino, tra architetture e belle sorprese

Due giorni di festa dell'architettura celebrati anche dai numeri: alla sua prima edizione, Open House Torino ha registrato oltre 15mila visitatori, per un totale di 37mila visite, con una media di 2,5 visite compiute a persona. Sono dati che inseriscono Torino tra i migliori esordi di sempre di Open House in una città e che testimoniano, soprattutto, la grande curiosità e partecipazione dei torinesi, quando si tratta di conoscere la bellezza nascosta della propria città.

Il comunicato stampa racconta come i torinesi non si siano limitati a visitare i posti più noti e potenzialmente più richiesti, come Casa Hollywood, The Number Six, NH Carlina, 25 Verde o il loft del Palazzo della Luce, dove si sono formate lunghe code anche perché gli ingressi per ogni visita erano a numero limitato. A sorpresa, tra i luoghi più visitati ci sono le due sedi della Camera di Commercio, il barocco Palazzo Birago (2000 visite) e il molliniano Palazzo Affari (1300 visite), il piano nobile del Palazzo della Luce, Palazzo del Carretto Art Apartments (1500 visite), che abbina i raffinati affreschi alle decorazioni contemporanee, l'eclettica Villa Cairoli (1300 visite), il grattacielo della Lancia (1230 visite), a Borgo San Paolo, e la sorprendente Scultura Fiori (1094), in Campidoglio. E la cosa che mi piace di più, vedendo i numeri di questa prima edizione, è la curiosità verso architetture meno note, il desiderio di conoscere sì la Torino pubblicizzata dalle riviste d'architettura e dai quotidiani locali, ma anche quella nascosta nelle borgate ottocentesche e che reinventa le architetture del passato in chiave contemporanea.


Torino, dalla Fondazione Monaco - La Sala del Dancing Le Roi

Odio le code, questo penso sia chiaro a chi legge Rotta su Torino con una certa continuità: se entro in un negozio e ci sono 5 persone davanti a me, vado via, perché detesto aspettare. Dunque, non ho neanche pensato di andare a visitare Casa Y, Casa Hollywood, il NH Carlina, il palazzo Verde 25 o il loft di Palazzo della Luce, nonostante fossero tra gli spazi che più desideravo conoscere. Ho fatto una lista di architetture che immaginavo senza code e che non volevo perdere (la trovate a questo link), alcune sono riuscita a vederle, altre no. Avevo detto che non ci sarei andata, perché tanto conoscevo già il panorama, e invece sono salita due volte alla Fondazione Monaco, una volta al mattino e l'altra al tramonto, perché non è vero che il panorama è sempre uguale. Ho trovato volontari gentili e disponibili, che fornivano informazioni sulle ex torri olimpiche e che lasciavano tutto il tempo che si voleva per scattare le foto: il vantaggio di scegliere mete senza code è che si possono godere per tutto il tempo che si considera necessario.

Dalla Fondazione Monaco raggiungere il Dancing Le Roi è questione di pochi minuti. Le Roi mi ha riservato una delle più belle sorprese: non amo Mollino e avevo ricordi vaghi del Dancing di via Stradella, risalenti agli anni di Architettura, ma entrare in questo spazio in cui dominano la curva, i colori delle maioliche di Vietri e gli specchi, presenti persino nella balaustra che separa il guardaroba dal corridoio, è stata una rivelazione. Così come è stato una rivelazione Toni Campa, che gestisce il locale con una passione coinvolgente, orgoglioso di uno spazio così singolare e affascinante, in cui, come ricordavano i visitatori, chissà quanti amori sono nati e finiti. Sono poi andata al Lingotto, per scoprire una delle architetture purtroppo meno apprezzate durante Open House Torino, forse perché poco conosciuto, forse perché in posizione periferica: il Camplus College Lingotto. Al quarto piano della grande fabbrica, c'è questo collegio universitario, che ospita 140 studenti e che offre loro tutti i comfort degli spazi comuni, sale studio, cucine, spazi di socializzazione, dotati persino di un piano, più camere da letto che a volte sono veri e propri loft graziosissimi, il tutto in una struttura che segue i ritmi delle grandi finestre del vecchio stabilimento della Fiat. Si passa così dall'8 Gallery all'NH Hotel, al College Lingotto, e la struttura è sempre la stessa, a testimoniare la duttilità dell'architettura industriale (una duttilità che Open House ha dimostrato aprendo non solo il quarto piano del Lingotto, ma anche l'ex INCET, l'ex Tobler, il Lanificio di Torino, MRF Mirafiori, gli spazi creativi allo Scalo Vanchiglia, i vari loft nei cortili torinesi reinventati).


Una camera loft del Camplus College Lingotto - Nella serra di Scultura Fiori

La mia scoperta più bella è stata però Scultura Fiori, un villino liberty i cui protagonisti assoluti sono i fiori, sin dall'ingresso: fiori di ogni genere e di ogni tipo, reali e inventati da Maria Cecilia Serafino, la proprietaria dello spazio, un'artista creativa che inventa fiori e vegetali con qualunque materiale; il cortile interno ospita una magnifica serra, in cui ci si perde tra piante sconosciute (la mia cultura botanica è limitatissima), colori sgargianti e delicati, piccole gabbie vuote o abitate da piccoli vegetali. Mi sono piaciute l'atmosfera fiabesca della casa e la meraviglia dei visitatori, me compresa, mentre Maria Cecilia, disponibilissima e discreta, rispondeva alle curiosità di chi la cercava. Avrei voluto concludere il mio giro a Casa Baloire, a San Donato, dove mi sarebbe piaciuto vedere anche Villa Raby perduta per una questione di orario (era aperta solo sabato mattina), ma lì ho trovato una coda. "Direi una quarantina di minuti di attesa" mi ha detto una sorridente volontaria e no, non sono nata per le code, soprattutto nei caldi pomeriggi di giugno. Così il mio Open House è finito senza code, avendo visto cose bellissime e inaspettate e contenta di aver conosciuto una Torino che non mi aspettavo e di aver visto cosa possono fare la passione e la determinazione, sia in chi apre la propria casa o il proprio spazio speciale sia in chi lo visita, con la meraviglia negli occhi. Sì, perché viviamo in una città di meraviglie e benvenuta sia la prossima edizione di Open House Torino, il 9 e 10 giugno 2018 (segnatelo già in agenda e, se non siete di Torino, regalatevi un weekend in città, in occasione di OHT!).

PS Rotta su Torino è stato media partner di Open House Torino e per me è stata una bellissima esperienza, sia perché la manifestazione è nelle mie corde, nella ricerca dello sconosciuto e nella passione per l'architettura, sia perché ho conosciuto persone determinate, che non temono gli ostacoli. Che questa esperienza si ripeta nel 2018, grazie a tutti!


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