giovedì 23 novembre 2017

EDIT: apre a Torino il polo gastronomico ispirato a coworking e share economy

Ed è arrivata finalmente l'ora dell'apertura. EDIT, il nuovo polo gastronomico innovativo, che proporrà a Torino una curiosa contaminazione di co-working ed economia condivisa applicati a cibo e bevande, aprirà le porte al pubblico domani, 24 novembre 2017. Oggi, una visita in anteprima per i media, che è risultata affollata e intrigante, ricca di spunti e di incontri. Siamo nella manica occidentale dell'ex INCET, in via Cigna 96/17 (dietro la FACIT e a pochi passi dal Museo Ettore Fico), in quella centrale c'è una fascinosa piazza coperta, in quella orientale le attività innovative che il Comune di Torino sta mano a mano impiantando (avevo già parlato qui della riqualificazione dell'ex INCET, in particolare della manica orientale). L'antica fabbrica di cavi elettrici trova una nuova identità nella sperimentazione e nell'innovazione, in un quartiere, quello di Barriera di Milano, che sta scommettendo su cultura, arte e condivisione per il proprio futuro.


EDIT propone cinque spazi tematici: al piano terra, bakery-café, birrificio, pub, al piano superiore un ristorante, un cocktail bar e quattro cucine professionali, a disposizione di privati, società di catering, con una show kitchen pensata per momenti di formazione e piccole start-up. In questi spazi, il pubblico può scegliere se essere attore o spettatore; da attore potrà produrre la propria birra nel birrificio oppure cucinare, affittando le cucine professionali; da spettatore potrà fermarsi nel ristorante, nel pub o nel bakery-café, ispirato ad analoghi locali anglosassoni, in cui fermarsi a lavorare con caffè, tè e fette di torta o croissant prodotti in loco, nei laboratori a vista. Tutto è a vista, da EDIT: le cucine del ristorante, i laboratori del pub e del bakery-cafè, il birrificio. Gli spazi sono aperti, si passa da un locale all'altro senza soluzione di continuità e ci si sente davvero parte del progetto, potendo scambiare due parole con gli chef al lavoro e potendo vedere come viene preparato quello che si consumerà.


A guidare i locali di EDIT, l'imprenditore Marco Brignone, ideatore del progetto, ha chiamato nomi importanti e prestigiosi, puntando sulla qualità e sulla credibilità delle filiere: il ristorante è stato affidato ai fratelli Costardi, gli unici stellati del Vercellese; il cocktail bar è in mano ai bartender di Barz8, storico locale di Borgo Po; il Bakery Cafè conta su Pietro Leemen e sulle sue ricette organiche e naturali; il pub prepara le proposte di Renato Bosco, compreso il suo famoso doppio crunch. La cosa bella è curiosa, raccontata da Brignone in conferenza stampa, è che gli chef-star hanno compreso lo spirito di condivisione e contaminazione di EDIT da subito e hanno iniziato a scambiarsi esperienze e a influenzarsi a vicenda, negli spazi loro assegnati.


Quello che colpisce, in questo primo assaggio di EDIT, è la fluidità della proposta: tutto è a vista, tutto è ben curato, tutto è saporito e intrigante; si respirano la passione di Marco Brignone e l'entusiasmo del suo staff, che qui, nelle sale di EDIT, conta su 55 persone, tutte molto giovani (l'età media di chi ha collaborato al progetto non arriva a 30 anni); la location gioca con il passato industriale e sa creare ambienti di design colorati e intimi (ho molto amato il bakery-café, in cui è molto facile immaginarsi a lavorare e conversare d'inverno, e le viste sulla piazza interna che regala il pub, sperando che questa relazione così diretta tra piazza ed EDIT venga sfruttata nella bella stagione); bella l'idea della scala scenografica, segnalata da un'installazione luminosa, che unisce i due piani, permettendo nuove viste e rendendo protagonista, ancora una volta, il pubblico.


EDIT spariglia un po' le carte, al rendere protagonisti delle esperienze immersive che si vivranno: è un modo innovativo di vivere la buona tavola, è una proposta non comune, è avvolgente, grazie ad architettura e design (e su questo tornerò presto, perché ho molto amato il concept architettonico) e conta sull'entusiasmo di chi ci lavora (che è sempre cosa importante).


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