lunedì 11 dicembre 2017

L'ex Borsa Valori diventa la Piazza del Vino, vetrina delle eccellenze piemontesi

C'è anche l'enogastronomia tra i temi su cui Torino punta per il proprio futuro, non solo in locali e ristoranti sempre più attenti all'eccellenza e alla sperimentazione, ma anche in progetti che assumono poi una dimensione turistica e nazionale. Ed è curioso che i templi dell'enogastronomia innovativa trovino tutti la sede in spazi riqualificati, da Eataly nell'ex Carpano a EDIT nell'ex INCET. Troverà spazio in un'altra eccellenza architettonica, sebbene non legata alle industrie, anche la Piazza del Vino, centro espositivo e didattico, d'incontro e socialità, pensato per presentare i vini piemontesi e il territorio che li produce. L'ex Borsa Valori di via San Francesco da Paola 28, appartenente alla Camera di Commercio, sarà infatti opportunamente ristrutturata per ospitare questo nuovo centro, capace di attrarre fino a 285mila visitatori all'anno, secondo i calcoli della Regione Piemonte e della Camera di Commercio.


Realizzata negli anni 50, per volere della Camera di Commercio, che aveva bisogno di una Borsa, dopo il bombardamento bellico dello storico Palazzo Morozzo della Rocca, la Borsa Valori è uno dei capolavori torinesi di Roberto Gabetti e Aimaro Isola e dei fratelli Giorgio e Giuseppe Raineri. All'esterno l'edificio è caratterizzato da un'alta zoccolatura in bugne di basalto, su cui si aprono le finestrelle delle cabine telefoniche, usate all'epoca per le contrattazioni e le informazioni, e le finestre del piano rialzato degli uffici. Lo spazio di maggiore interesse è la Sala delle Contrattazioni, quadrata, di circa 40 metri per lato, con una grandiosa volta in cemento armato, nervata da travi convergenti in fulcri di appoggio, situati su pilastroni, cinque per ogni lato del perimetro, per un'altezza massima di 16 metri (il disegno delle travi sulla volta è l'ennesima conferma del fatto che a Torino bisogna sempre alzare lo sguardo, per non smettere mai di stupirsi delle meraviglie dei suoi architetti, siano barocchi, moderni o contemporanei).

La Sala prende luce da due lati opposti, affacciati su un giardino interno e su via Cavour; sugli altri due lati ci sono il muro di separazione da una proprietà privata e la facciata interna del settore dedicato agli uffici, aperta con vetrate, gallerie e finestre. L'impatto di quest'edificio nella cultura dell'epoca è descritto in un passo di La Borsa Valori di Torino. Il progetto, la sua storia di Alberto Papuzzi, riportato dal comunicato stampa, sottolineando che a quei tempi, siamo nel 1952, Torino era la company town, ovvero la città della Fiat: "Torino era il polo di riferimento per il resto d'Italia, se guardavi all'architettura dal punto di vista delle case di residenza e degli edifici industriali. La Fiat o la Recchi determinano linee di sviluppo dell'industria delle costruzioni di successo notevole, dagli anni cinquanta agli anni sessanta. Naturalmente la città doveva fare i conti con il genio di Carlo Mollino, non facilmente riconducibile a correnti o scuole, un lieber Meister tanto presente quanto difficile proprio come architetto da seguire. D'altronde a Torino venivano realizzate due delle opere più famose di Nervi, in occasione del centenario dell'Unità d'Italia, che entravano nell'immaginario architettonico mondiale: Torino Esposizione e il Palazzo del Lavoro. Qui lavorano, oltre a Nervi, anche ingegneri strutturalisti come Sergio Musmeci e Riccardo Morandi".


Schizzo di Aimaro Isola per la Piazza del Vino
Il nuovo progetto della Piazza del Vino trasformerà la grande Sala delle Contrattazioni in una vera e propria piazza coperta, in cui troveranno posto " i consorzi vinicoli, gastronomici e i territori ospiti, trasformandosi all'occasione in un palcoscenico per gli eventi". Sulla Sala si affaccerà inoltre una nuova balconata, che ospiterà gli spazi di degustazione, in collegamento con il settore che fu degli uffici e che sarà trasformato in uno spazio commerciale, con un negozio "dedicato al mondo del vino e un ristorante gourmet che permetterà di affacciarsi sulla città e le colline dalla terrazza panoramica". Il piano sotterraneo, infine, sarà trasformato in Museo e spazi didattici.


Dal progetto di massima della piazza del Vino
una prospettiva senza la copertura dell'edificio e una sezione

In una sola sede, di circa 5mila metri quadrati, appassionati e turisti troveranno tutto il necessario per scoprire la cultura enogastronomica del Piemonte, una vera e propria vetrina di una delle sue eccellenze più importanti. E Torino avrà un nuovo centro di socializzazione dedicato al cibo, in un'architettura aulica del suo recente passato, proponendosi anche come punto di riferimento sul riutilizzo prestigioso di edifici dismessi.

Tempi di realizzazione? Lunghi, a quanto pare. Il progetto prevede circa 3,5 milioni di euro di spesa per adeguare l'ex Borsa Valori alla sua nuova funzione; si avvieranno le procedure pubbliche per "individuare i soggetti privati aggiudicatari dei lavori di realizzazione e della successiva gestione dell'immobile. Un passaggio per cui si è fortemente voluto tenere insieme le due fasi, adeguamento strutturale e gestione, per le quali quale ci si avvarrà della consulenza di un advisor: la definizione delle linee di intervento e del bando si concluderà tra sei mesi" spiega e conclude il comunicato stampa.

Il progetto è decisamente interessante, come è sempre appassionante il riutilizzo intelligente di edifici che vantano una lunga storia. Seguiremo il suo sviluppo, fino alla sua apertura, anche perché sono belle le parole dette da Aimaro Isola a la Repubblica, qualche giorno fa: "La nuova Borsa Valori sarà una sorta di piazza coperta dedicata al vino e alla sua cultura: è un utilizzo diverso da quello per cui l'edificio era nato, ma è bene che il luogo continui a vivere. Non sono così convinto che funzione e forma debbano essere strettamente collegati, come si teneva a pensare un po' di anni fa, purché entrambi siano trattati con attenzione". Isola è l' unico progettista ancora vivente ed è detentore di una sorta di diritto d'autore, per cui si è chiesto anche il suo parere prima di procedere all'affidamento di progetto e realizzazione. E lui, 89enne, se n'è uscito con "Non sono convinto che funzione e forma debbano essere strettamente collegati". Un'affermazione che può aprire nuovi orizzonti nell'architettura delle nostre città, ricche di edifici dismessi in cerca di nuove funzioni.


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