sabato 20 gennaio 2018

Arturo Brachetti: lassù sul palco, sono il sogno di me stesso

Mezz'ora di chiacchierata, circa un mese fa, durante le ultime prove di Gran varietà, lo show con cui Le Musichall ha dato il via ufficiale al proprio teatro d'intrattenimento leggero e intelligente, come ama definirlo Arturo Brachetti, il suo direttore artistico. E dovevate vederlo, Arturo Brachetti, mentre, dal buio della platea controllava che tutto funzionasse alla perfezione: era appena arrivato da Parigi, dove era impegnato nelle repliche di Solo, il suo nuovo one man show, e sarebbe poi tornato in Francia dopo la prima. Gran Varietà è stato un bel successo (l'ho visto e ne ho parlato in questo post), adesso è il turno di Solo, che il 26 gennaio debutterà al Teatro Colosseo, in anteprima nazionale (giusto riconoscimento del grande trasformista alla sua Torino!) e vi rimarrà fino al 4 febbraio (affrettatevi, molte serate sono prossime al sold out). È il momento giusto per raccontare quella bella chiacchierata stretta tra le prove, in un angolo di Etiko.

Arturo Brachetti Arturo Brachetti

- Cosa propone Solo al pubblico?
È un one man show, con una sorpresa ogni 20 secondi. È una specie di the best of del mio lavoro, ma con l'aggiunta di tante cose nuove, di tecniche come le manipolazioni di luci laser, disegni sulla sabbia e una sessantina di personaggi, come nella media dei miei spettacoli, che durano ormai 90 minuti. La gente non è capace di come dire... non regge di più; mi hanno detto che negli USA e in Giappone sono arrivati a 1 ora e 10 minuti, la gente deve poi uscire e fare altre cose.

- Non ce la fa più senza controllare il cellulare...
Sì, ma io li vedo che dopo un'ora e qualcosa di spettacolo iniziano a guardare il telefono; ma tutti, anche al cinema. È tremendo.

- Solo dura dunque 90 minuti senza intervallo
Sì, è una bella cavalcata anche per me, è un non stop di sorprese, di effetti, con un minimo di storia, che ruota intorno a una casetta in miniatura. Io apro le porte e le pareti delle camere di questa casa delle bambole. Ogni camera è un numero, è un aspetto di questa casetta, che ognuno di noi porta metaforicamente nel cuore. Quindi c'è la stanza dell'infanzia, quella dei ricordi, dei bisogni. Non solo, contemporaneamente a questo, ho un rapporto con la mia ombra, interpretata da Kevin Michael Moore, che mi scrive bigliettini disseminati per la casetta, tutti molto razionali. Lei rappresenta la parte razionale: io voglio volare, lei vuole rimanere attaccata al suolo; alla fine capiamo che per sopravvivere bene dobbiamo stare insieme, la parte che vola di fantasia e quella più razionale.

Arturo Brachetti in Solo Arturo Brachetti in Solo

- 60 personaggi in 90 minuti: come si fa a dare loro un'anima in così poco tempo?
È vero, durano poco e sono tutti personaggi che raccontano altri personaggi. Per esempio, c'è un pezzo dedicato agli eroi televisivi, in cui divento Fonzie, dottor Spock, Jessica Fletcher, Batman, lo zio Fester. Ho dovuto scegliere personaggi internazionali, riconoscibili in almeno 3-4 Paesi, e poi ognuno deve avere un minimo di gag, di evocazione spiritosa, altrimenti non funziona. È un gioco un po' schizofrenico, ma è bello perché quando inizi a dire wow!!, è già cambiato, questo è lo zapping divertente.

- Sei il trasformista più famoso d'Europa e uno dei più famosi del mondo. Hai mai pensato di fare qualcosa di diverso, un personaggio per tutto un film o uno spettacolo teatrale?
Ho fatto M. Buttefly con Ugo Tognazzi, in cui interpretavo una spia cinese. È stato bello, anche se tutti si aspettavano che mi cambiassi. Nel futuro mi piacerebbe fare una cosa del genere, fare qualcosa sopra le righe, cose per rompere gli schemi e provocare delle emozioni. Dopo aver visto Solo mi hanno scritto su Facebook: "Tu sei la nostra ricetta medica", quella che serve per stare meglio, è una bella metafora. Prima di morire, sarebbe bello fare una cosa che parli non di politica, che mi annoia, ma dell'essere umano, della vita e della morte. La morte non è un tema che mi spaventa, certo, non mi piacerebbe soffrire, ma quando arriverà non avrò rimpianti.

- Sei uno degli attori italiani più famosi all'estero. Ti senti rappresentante dell'Italia all'estero?
Sì, certo! E sento molto questa responsabilità. Anche nei talk show, mi rendo conto di essere molto italiano, e me lo fanno notare, per come muovo tanto le mani, gioco anche con queste nostre caratteristiche. All'estero ci vedono come un popolo divertito e divertente, magari poco organizzato, ma quello si sa. Tutti mi dicono Je adore l'Italie! e adorano stare in Italia, però se stanno più di sei mesi e iniziano a vedere burocrazia e compagnia, scoprono il lato oscuro della medaglia. Ma il lato divertente della vita, il mangiare bene, il divertimento, i rapporti più calorosi, questa nostra leggerezza piacciono molto.

- E tu cosa pensi di rappresentare dell'Italia?
Questa specie di piccola anarchia del nostro DNA

- L'Italia vista dall'estero com'è?
Così, un Paese di artisti, di inventori, di creatori d'arte, finiamo di nuovo lì, di gente che sa vivere e sa divertirsi. In alcuni momenti siamo non dico i giullari, ma lo spirito divertito del mondo occidentale. È una bella immagine: con noi italiani sono simpatici, non mi sono mai sentito attaccato né ho mai vissuto episodi razzistici perché italiano. C'è un occhio molto benevolo verso di noi.

Arturo Brachetti in Solo Arturo Brachetti in Solo

- La domanda è un po' marzulliana, ma c'è qualche no che hai detto e di cui ti sei pentito e qualche no che avresti dovuto dire e non hai detto?
Oddio, dovrei fare un esame di coscienza per rispondere! Però ho notato una cosa: tutte le volte che ho perso un'occasione nella vita o mi sono detto avrei potuto/dovuto fare questo, alla fine, dopo anni, mi sono reso conto che il famoso karma, o la Divina Provvidenza, ha fatto la scelta giusta, sono soddisfatto delle cose che ho fatto e raggiunto, sono andato oltre ogni sogno.

- Hai compiuto 60 anni il giorno della presentazione al pubblico di Le Musichall, la tua nuova avventura. È un'età in cui ci si avvicina alla pensione e si pensa alle cose che non si sono fatte e che finalmente si possono fare. Quali sono le tue?
Sono sempre cose legate al mondo dello spettacolo, non mi immagino al di fuori. Una volta si parlava di aprire una gelateria e io sì, magari poi mettiamo qualcuno che suona, lì ci potrebbe essere uno che balla... anche se si pensa a un ristorante, io sì, ma ci mettiamo l'animazione e poi... cavolo, si finisce sempre nello spettacolo! Il fatto è che mi piace l'intrattenimento, non mi vedo a fare altre cose.

- Ho letto che hai iniziato a fare teatro per timidezza. L'hai superata?
Sì, il teatro ha fatto una terapia, anno dopo anno. Sotto sotto, molti timidi sono disperati per dire io esisto: in uno spettacolo ti devi assumere la responsabilità di esporti, andare davanti al pubblico. Il timido quando si esibisce è talmente carico di voglia di esistere, che è molto più interessante di uno che per tutto il giorno è estroverso. Il timido in un'ora è il sogno di se stesso.

- Cioé?
Sul palcoscenico io sono il sogno di me stesso. Sei te stesso lassù, mi chiedono? Sì, mi piacerebbe essere sempre così, ma non lo sono.

Arturo Brachetti ha un sito internet, www.brachetti.com; tutte le info su Solo, comprese quelle sull'acquisto dei biglietti sono su /www.teatrocolosseo.it; le fotografie dell'articolo sono di Paolo Ranzani. Grazie a Silvia Bianco e alle ragazze di La White, loro sanno perché.


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