sabato 13 gennaio 2018

Luca Bono: amo la magia che stupisce raccontando una storia

25 anni, due occhi azzurrissimi, attenti e mobili, una passione, per la magia, che gli ha dato già belle soddisfazioni professionali: Campione Italiano di Magia a 17 anni, il Premio Mandrake d'Oro, l'Oscar della Magia, a Parigi, una collaborazione pluriennale con Arturo Brachetti, che lo ha voluto con sé in alcuni dei suoi spettacoli, tra Parigi e il Canada, una trasmissione, Vuaalà che magia!, su Boing tutti i venerdì alle 20.

Se sono numeri già impressionanti per un 25enne, aggiungo che Luca Bono ha appena terminato le date torinesi de L'illusionista, il suo primo one man show andato in scena alla Casa del Teatro Ragazzi, per la regia di Arturo Brachetti e con le musiche di Alex Britti (ho visto lo spettacolo, mi è piaciuto e vi ho raccontato perché); tutti gli spettacoli esauriti e l'aggiunta di nuove repliche, anch'esse andate esaurite in poche ore. Lui, torinese di Pino ("ma vivo a Chieri"), lo racconta con l'understatement di queste parti, che non nasconde sorpresa e soddisfazione.

Luca Bono L'illusionista Luca Bono L'illusionista
Foto di Paolo Ranzani (sin) e Franco Rodi (ds)

- Sognavi di fare il mago da bambino?
No, non ci pensavo affatto, mi ricordo solo di una puntata de L'albero azzurro, in cui un mago aveva fatto cose e avevo cercato di imitarlo, ma niente di più. Molti colleghi hanno iniziato da bambini con la scatola di Silvan, ma io non ero interessato particolarmente. È successo tutto a 14 anni, dopo un incidente con il go-kart, che era la mia passione, dato che sognavo la Formula 1: per intrattenermi e distrarmi, mio fratello mi faceva numeri di magia e mi sono incuriosito. Meglio così, se inizi da bambino, rischi di perderti durante l'adolescenza, quando gli interessi cambiano; se inizi da adolescente hai le idee più chiare e sei più disposto alla disciplina che richiedono le prove e l'allenamento.

- Cosa ti ha attratto della magia?
All'inizio soprattutto la possibilità di scoprire i trucchi e stupire gli amici. Poi mi è piaciuta la possibilità di cercarne il senso: non la magia fine a se stessa, ma la possibilità di inserirla in una storia, di dare un significato. Credo sia questo il più grande insegnamento che mi ha dato Arturo Brachetti: lui si trasforma in personaggi, racconta storie attraverso il suo trasformismo ed è questo che lo rende diverso dai colleghi, il suo trasformismo non è fine a se stesso. A me attrae la magia non fine a se stessa, ma inserita in un contesto.

Luca Bono L'illusionista Luca Bono L'illusionista
Foro di Mirella Pavia (sin) e Paolo Ranzani (ds) 

- Hai appena presentato a Torino L'illusionista, che ha avuto un successo strepitoso. 
Il mio primo spettacolo da solo e ha presentato la magia come piace a me: non è fine a se stessa e ha una storia da raccontare. Magia, giochi, divertimento sono stati il punto di partenza, ma quello che ha reso lo spettacolo diverso è che ha toccato tutti gli ambiti della magia: in genere si tende ad affrontarne uno solo, il mentalismo, l'illusionismo, la manipolazione. Io non amo queste divisioni e ho cercato di toccare tutti gli ambiti, perché la magia mi piace tutta.

- I numeri che hai presentato sono tuoi?
Dipende, alcuni sono variazioni. Per esempio, negli anni 50 era di moda un trucco per cui il prestigiatore faceva apparire molto sale, era molto bello. Ma non aveva molto senso in sé, per il mio spettacolo, così l'ho un po' trasformato: il sale diventa la sabbia di una clessidra, quindi della nostra vita e del tempo che abbiamo perso: in quel pezzo, il mago fa apparire il tempo, insomma. Il metodo è simile, ma il contesto è diverso, con un significato simbolico diverso.

- I numeri a cui tu sei più legato?
Credo quello delle colombe: è quello che faccio da più tempo, lo conosco bene, mi sento più sicuro. L'ho presentato nei galà che ho fatto, ai concorsi, l'ho fatto 400 volte con Arturo: se succede qualcosa in uno spettacolo, lo modifico, è più affinato e quindi è per forza migliore di uno che faccio magari da una settimana.

- Nel tuo spettacolo, due collaborazioni importanti, con Arturo Brachetti e Alex Britti. Come sono nate?
Arturo frequenta il Circolo degli Amici della Magia da sempre, aveva bisogno di un mago che facesse Harry Potter in uno dei suoi spettacoli, per l'apertura di un suo spettacolo e mi hanno segnalato: avevo 14 anni, i capelli a caschetto e facevo un numero più o meno simile a quello che gli serviva; da lì piano piano ho continuato a collaborare. Da lui ho imparato la disciplina: lui è uno che ti dà appuntamento alle 11 e alle 10 è già in teatro, tu vai via distrutto dopo una giornata di prove e lui è ancora lì che prova le luci e controlla il resto. Disciplina e passione. Alex Britti è un amico di mio padre da molti anni, mi piace come musicista, un mago della chitarra; non ha firmato tutte le musiche, perché alcuni numeri li avevo preparati prima del suo arrivo, ma le sue sono originali per lo spettacolo.

Luca Bono L'illusionista Luca Bono L'illusionista
Foto di Tonello Abbozzi (sin) e Franco Rodi (des) 

- In cosa non bisogna mai usare la magia?
Be', direi su se stessi, non trasformarsi mai in altre persone e non avere altre facce.

- E cosa faresti sparire?
Volendo evitare le risposte da Miss, direi che ci devo pensare.

- Sei mago in una città magica: Torino è magica sul serio?
Sai che probabilmente lo è davvero? Se ci pensi, a Torino c'è più fermento verso la magia in generale, mi riferisco all'illusionismo, ovviamente. Io vado al Circolo Amici della Magia, ma non è l'unico che c'è a Torino ed è una cosa strana, perché nelle altre città ce n'è solo uno. Per questo spettacolo abbiamo aggiunto varie date, andate tutte esaurite.

- Il rapporto con Torino?
Mi piace molto. Assomiglia a Parigi, ma è più vivibile, è più a misura d'uomo, più tranquilla.

- Un posto magico di Torino da consigliare?
Aiuto! Io amo tutte le piazze di Torino, ma sceglierne una non saprei.

Luca Bono ha un sito web, che aggiorna sulle sue attività e sui suoi spettacoli lucabono.com.


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