lunedì 22 gennaio 2018

Una cittadella del pane e dei cereali all'ex MOI. Il progetto di Andrea Perino

Da quando i Mercati Generali torinesi sono stati trasferiti fuori città, ormai più di un decennio fa, periodicamente torna la domanda: cosa fare dell'ex MOI, il bell'edificio razionalista che li ospitava? Durante le Olimpiadi del 2006 è stato trasformato in un centro polifunzionale, poi ha ospitato una delle prime edizioni di Paratissima; tra l'uno e l'altro evento lunghi periodi di abbandono, che continuano ancora oggi. Qualche anno fa si era parlato della trasformazione del complesso in un polo universitario di ricerca, che avrebbe contato sulla collaborazione dell'Università e del Politecnico di Torino. Poi non se n'è saputo niente.


Un'intervista de la Repubblica ad Andrea Perino, porta alla ribalta questa bella struttura razionalista, di cui abbiamo notizia ogni tanto perché frequentata da clandestini e irregolari. Appartenente a una famiglia di panificatori da generazioni, Perino non solo produce il pane, ma ne è anche appassionato. Da tempo è impegnato a scoprirne i sapori e gli ingredienti autentici: il lievito madre, le farine bio, mescolate a farro, segale, kamut, tutti rigorosamente piemontesi (le farine sono macinate a pietra da un mulino di La Morra, in provincia di Cuneo); il suo pane, prodotto come si faceva una volta, non solo si conserva meglio e più a lungo del pane industriale, ma è più facilmente digeribile ed è indicato per chi soffre di intolleranze alimentari.

Cosa c'entrano un appassionato panettiere, un complesso architettonico abbandonato e la Repubblica? Al quotidiano, Perino ha rivelato che gli piacerebbe realizzare nell'ex MOI una 'cittadella del pane', "ho anche le piantine su cui mettere giù una bozza di progetto" ha rivelato. Ve l'immaginate? Io sì. "Una specie di 'università' dove non solo si sfornano pagnotte e grissini, biscotti e lievitati, ma si studiano i cereali e le farine e si conducono ricerche sui grani antichi, sulle loro proprietà, sui loro effetti nell'organismo di chi li consuma" spiega la Repubblica. Perino, infatti immagina "un posto dove, accanto a un polo dedicato alla produzione e a uno spaccio per la vendita del pane, vi siano anche una biblioteca tematica, una sala per convegni e conferenze, una 'scuola' per i miei fornai ma anche per gli esterni che vogliano saperne di più e magari, in un secondo momento, perfino un molino per garantire sempre la qualità e la fragranza delle farine macinate di fresco".

È un progetto fascinosissimo, che Perino intende portare avanti perché "è importante la formazione sia del produttore sia del consumatore. Quanti conoscono i gradi di raffinazione della farina? Chi sa il contenuto in sali minerali di una pianta? Potremmo fermarci al momento di vendere il pane, ma io voglio andare avanti e approfondire tutto il possibile intorno ai cereali, che sono sempre stati alla base dell'alimentazione". E non solo, "se mi limitassi a una logica puramente commerciale, avrei una strada semplice: prendi un capannone, ti espandi, ottimizzi la produzione e il business finisce lì. Ma c’è un'altra possibilità: puntare sulla qualità del prodotto, migliorarlo, farlo conoscere al pubblico e spiegargli come si possa vivere meglio mangiando cibi sani e buoni in minore quantità, proprio come fa l'oncologo Franco Berrino. La differenza è lì: nel primo caso investi in un'azienda, nel secondo investi sulla gente".

Secondo i piani del panettiere, il progetto del suo 'polo dei cereali' potrebbe essere pronto a fine anno, con apertura al pubblico tra due anni, alla fine del 2019. Una bella idea per un complesso abbandonato e a forte rischio degrado, nonostante il valore della sua architettura. Un'idea che si inserisce in una tendenza torinese chissà quanto pensata davvero e quanto casuale: vari edifici dismessi hanno avuto una nuova vita legata all'enogastronomia (l'ex Carpano diventata Eataly, l'ex INCET diventata EDIT), tanti hanno avuto una vocazione fortemente innovativa (non solo Eataly ed EDIT, ma ance l'ex Tobler che h ainventato un nuovo modo di abitare, l'ex CEAT che ha inventato le ville urbane, l'ex Lanificio Torino diventato Basic Village). In questo filone si inserirebbe anche l'ex MOI, che porterebbe tutta l'attenzione sui grani e sulle farine, tendenza che in Piemonte è ormai avviata da tempo, e darebbe un ulteriore tassello all'interesse di Torino per l'enogastronomia come motore di sviluppo. Che gli dèi siano con Andrea Perino.

L'intervista completa è su torino.repubblica.it


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