mercoledì 27 giugno 2018

La Cittadella di Torino, tra le più belle e formidabili d'Europa

La scorsa settimana sono stata invitata alla visita in anteprima all'Area Archeologica Pietro Micca, aperta al pubblico tutte le domeniche dalle ore 15 dal 24 giugno 2018; in essa si possono vedere parte dei muri e delle gallerie del Rivellino degli Invalidi, perfettamente conservati (ed è impressionante camminare nell'alta e ampia galleria in cui passavano i soldati per passare sotto il fossato e arrivare all'interno della Cittadella). Una visita che ancora una volta fa riflettere sulla complessità della Cittadella, su come tutto fosse perfettamente pensato e progettato, frutto di profonde conoscenze delle strategie militari; non si dirà mai a sufficienza quanto sia un peccato che un simile patrimonio architettonico sia andato perduto e quanto sia, dunque, straordinario avere la possibilità di visitare e conoscere quello che resta.

Cittadella di Torino Cittadella di Torino

Nella cartella stampa consegnata durante la visita, c'è un libriccino, La verità storica su Pietro Micca firmato da uno dei massimo storici e conoscitori della Cittadella, il generale Guido Amoretti, che ha molte pagine di descrizione della Cittadella. Vi propongo la parte iniziale, in cui si spiega il disegno di questa struttura, alla vigilia dell'assedio del 1706. Aveva la forma di una "grande stella pentagonale, elevantesi all'angolo sud-ovest della città" ed era una delle "più belle e formidabili d'Europa". La Cittadella fu una delle prime opere messe in cantiere dal duca Emanuele Filiberto, non appena entrato a Torino, nuova capitale dei suoi territori. Considerato uno dei più brillanti condottieri del Cinquecento, vincitore della Battaglia di SanQuintino, deciso a garantire la sopravvivenza del suo Ducato, stretto tra la Francia e i domini spagnoli del Milanesato, Emanuele Filiberto costruì una Cittadella grandiosa, "sproporzionata alla stessa estensione della città della fine del '500, copriva un'area di 74 'giornate' piemontesi e 63 tavole". Le sue dimensioni nella città contemporanea risultano ancora enormi: occupava un'area compresa all'interno di corso Matteotti, via Guicciardini, via Bertola e via Guicciardini.

Alcune delle sue caratteristiche la resero tra le Cittadelle di riferimento per quelle successive. "Tra le fortezze europee essa rappresentava un primo concreto esempio di "fronte bastionato", inventato da Francesco di Giorgio Martini nei primi anni del '500, essendo stata preceduta unicamente dalla cinta fortificata di Castel Sant'Angelo, in Roma, opera del Sangallo. Del disegno, calcoli e costruzione della fortezza, Emanuele Filiberto aveva dato incarico all'architetto urbinate Francesco Pacciotto, che già per l'innanzi aveva reso utili servigi fortificando alcune piazze del Ducato" scrive Amoretti.

I cinque bastioni erano separati da muri rettilinei, le cortine, e portavano nomi dei membri della famiglia ducale, il Duca, il Madama (Margherita di Valois, moglie di Emanuele Filiberto), il Principe (il figlio del Duca, Carlo Emanuele), il San Maurizio (patrono dei Savoia), il Pacciotto (dal nome dell'architetto). Una delle costruzioni caratterizzanti all'interno era la grande cisterna (che è stata recentemente ritrovata e che speriamo sia presto visitabile); era "un amplissimo pozzo, ornato di artistico colonnato, che scendeva al pelo dell'acqua, diciotto metri sotto il livello del suolo. Per giungere ad esso, sì percorreva un'ingegnosa rampa elicoidale lungo la quale potevano essere condotti anche i quadrupedi, che effettuavano in tal modo direttamente l'abbeverata in fondo al pozzo. Per risalire, si usufruiva di un'altra rampa elicoidale, perfettamente identica alla prima e con questa costituente una doppia spirale indipendente. In tal modo, non era mai possibile incontrare chi scendeva". Il modello di questa struttura era il pozzo di San Patrizio, a Orvieto. La Cittadella era collegata alla città con due porte, "entrambe munite di ponti levatoi e fissi". La prima porta è ancora oggi esistente e si trova nel Maschio della Cittadella, unica costruzione sopravvissuta alla furia distruttrice del XIX secolo, corrispondente all'ingresso principale. L'altra porta, purtroppo scomparsa insieme al resto della fortezza, la Porta del Soccorso, "sboccava su di lungo ponte gettato su un ampio fossato, ponte che univa la fortezza alla Mezzaluna antistante, la Mezzaluna del Soccorso. Si proseguiva attraverso quest'opera isolata e per un secondo ponte ci si immetteva direttamente in una strada di campagna che dopo qualche centinaio di metri si allacciava alla grande strada di Francia".

È una descrizione della Cittadella voluta da Emanuele Filiberto, una prima idea della sua grandiosità e di come fosse dotata di tutte le strutture considerate all'epoca indispensabili per resistere a un assedio. Si capisce perché la Francia considerasse la sua costruzione una sorta di dichiarazione di guerra (la fortezza era rivolta verso la pianura, da cui i Francesi potevano dilagare, una volta attraversate le Alpi) e perché spie di tutti i sovrani d'Europa cercassero di infiltrarsi per studiarne il funzionamento.


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