mercoledì 4 luglio 2018

Il rivoluzionario progetto dell'Antonelli per piazza Castello

Si dice Alessandro Antonelli e si pensa subito alla Mole Antonelliana, la sua opera più celebre. Ma in realtà l'architetto novarese è stato protagonista visionario di buona parte dell'Ottocento torinese e la città è punteggiata di sue opere, dalla famosa Casa Scaccabarozzi, la cosiddetta Fetta di Polenta, che fu casa sua, in Vanchiglia, alla Casa delle Colonne, che è stata tra le ispirazioni della facciata della Nuvola Lavazza (si trova all'angolo tra corso Re Umberto e corso Matteotti), fino a un edificio che ho appena scoperto nei pressi di Spina 3 e che racconterò non appena lo vedrò e ne saprò di più.

Fetta di polenta di Antonelli Casa delle Colonne Torino
Casa Scaccabarozzi (sin) e la Casa delle Colonne (des)

Antonelli è stato anche autore di progetti molto visionari, che, se realizzati, avrebbero cambiato per sempre l'immaginario di Torino e la sua immagine di città barocca, per convertirla in musa e icona dello stile neoclassico a lui caro. Il più celebre e più chiacchierato dei suoi progetti mai realizzati riguarda l'abbellimento di piazza Castello, che più che 'abbellimento' era una vera e propria demolizione e ricostruzione. Dimenticate Palazzo Madama, l'edificio più antico e che meglio sintetizza la storia di Torino, dalla porta romana inglobata fino alla facciata barocca di Filippo Juvarra: Antonelli l'avrebbe abbattuto, insieme alla manica dell'attuale Prefettura. Attestata alla manica in cui si trova l'Armeria Reale, Antonelli avrebbe costruito una nuova grande cattedrale di gusto neoclassico, sistemata su un grande podio accessibile da una scalinata e con una facciata caratterizzata da un pronao a 10 colonne chiuso da un grandioso timpano triangolare, dietro il quale una snella cupola ricorda elementi della più celebre cupola di San Gaudenzio, a Novara; la presenza del tempio avrebbe definito due piazze laterali, sulle quali si sarebbero affacciati da un lato Palazzo Reale, dotato di lunghi colonnati, e la chiesa di San Lorenzo (l'attuale piazzetta Reale, insomma), e dall'altra nuovi palazzi, costruiti negli attuali Giardini Reali, in linea con Palazzo Reale, e il Teatro Regio. Le facciate della chiesa di San Lorenzo e del Teatro Regio, sul filo dell'ingresso al nuovo tempio, sarebbero state dotate anch'esse di sorte di pronai e timpani, a renderne più monumentali gli ingressi, oggi occultati dietro le facciate omogenee di piazza Castello. Davanti alla nuova Cattedrale, una piazza più ampia di quella attuale (il che implicava anche la demolizione dei palazzi del lato meridionale di piazza Castello e l'arretramento di via Roma).

Abbellimento piazza Castello di Antonelli Abbellimento piazza Castello di Antonelli
La pianta (sin)e una prospettiva (des) della piazza Castello di Antonelli

Sarebbe stata meglio o peggio? Non sarebbe stata brutta, questo sembra chiaro, a vedere i disegni: sarebbe stata una grandiosa piazza neoclassica, con ampio uso di colonne, di slanci verticali, di reminiscenze romane e parigine (come non pensare al Pantheon vedendo la facciata della Cattedrale o alla grandeur francese, vedendo l'effetto d'insieme?). Ma quanto sarebbe stata torinese e quanto avrebbe raccontato la storia di Torino, abbattendo l'edificio più significativo della storia torinese, eliminando l'eredità barocca e demolendo quell'idea di monarchia assoluta che, condivisibile o meno, ha caratterizzato il disegno di Torino capitale? Ritorna il vecchio eterno quesito: l'architettura che disegna una città, deve rispettarne la storia o deve reinventarla? L'Ottocento torinese sembra propendere più per questa seconda ipotesi, avendo demolito quartieri e autentici capolavori come la Cittadella, ma meno male che non è riuscito a privarci di tutta la nostra storia.

Piazza Castello oggi: al centro Palazzo Madama, in basso il Teatro Regio,
in alto a destra Palazzo e piazzetta Reale e la cupola di San Lorenzo
da Atlante di Torino

Le immagini della piazza Castello di Antonelli, da Torino Sparita di skyscrapercity.com e da Quando Antonelli fece un casino.


1 commento:

  1. Disprezzava il decadente Juvarra, per questo non si faceva scrupoli a immaginare di far fuori Palazzo Madama. Unica concessione ai marmi juvarriani, il loro reimpiego per costruire una loggia che da Palazzo Reale affacciasse sui giardini interni. Insomma, materiale da recupero.
    Anni fa ci fu una bella mostra a Palazzo Bricherasio dedicata a Guarini, Juvarra e Antonelli. Lì furono esposti i progetti originali di Antonelli per il rifacimento di piazza Castello in occasione del concorso per la realizzazione di una nuova cattedrale, consona al nuovo status di capitale d'Italia della città.

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