giovedì 13 settembre 2018

La carrozza di tutti, ovvero in tour nella Torino ottocentesca, su un tram storico

La carrozza di tutti è un libro di Edmondo De Amicis, che racconta un anno di corse e incontri in tram, nella Torino di fine Ottocento. I tram furono probabilmente uno dei pochi luoghi di incontro e mescola tra le classi sociali: li utilizzavano gli impiegati, i professionisti piccolo-borghesi, gli operai, le donne per le loro commissioni familiari, nascevano simpatie, amori, conversazioni improbabili e surreali. Ispirate dal libro deamicisiano, l'Associazione Le vie del tempo e l'Associazione Torinese Tram Storici organizzano adesso un tour insolito, a bordo di un tram storico, in cui si muovono personaggi ottocenteschi perfettamente abbigliati. Sono stata invitata al numero zero, domenica scorsa, e mi sono divertita.

La carrozza di tutti La carrozza di tutti

Si parte da piazza Statuto e si prende corso principe Eugenio, per raggiungere Porta Palazzo e, quindi, il centro storico. Oltre agli spettatori, accomodati come in una piccola platea, ci sono sul tram Edmondo De Amicis, un impiegato del Comune, una dama di Rivoli chiacchierona e abbastanza ficcanaso (senza di lei le conversazioni languirebbero), varie dame e gentiluomini e un bigliettaio ligio al regolamento. Si chiacchiera del più e del meno di fine Ottocento, i costumi della città che chissà dove andremo a finire, la guerra in Africa che lasciamo stare, le difficoltà di arrivare a fine mese per gli impiegati. Si scopre poi che a fine Ottocento i tram non avevano fermate fisse, ma fermavano su richiesta dei viaggiatori. Ci sono momenti divertenti tipo questo, il bigliettaio che si indigna perché si vuole passare alle fermate fisse e ci manca solo che adesso uno non possa più chiedere di fermarsi davanti casa e debba tornare indietro perché la fermata è lontana, dove andremo a finire (quante cose ti potremmo raccontare 120 anni dopo, caro tu!). Poi ci sono strizzate d'occhio alla storia, che conosciamo con il senno di poi, e perché non andare a farsi un giro a Sarajevo o a Monza, dove non succede mai niente? Del resto, siamo negli anni precedenti alla Prima Guerra Mondiale e all'attentato a re Umberto I, quindi chi l'avrebbe detto, quanto sarebbero state fatali Sarajevo e Monza?

La carrozza di tutti La carrozza di tutti

Sono conversazioni spicciole e, allo stesso tempo, colte, perché, senza dirlo esplicitamente, introducono temi importanti come lo sfruttamento delle operaie, battagliere e pronte ai primi scioperi, come le difficoltà causate dalla guerra alle donne rimaste sole con i figli, e costrette a cavarsela in qualche modo, o come il fascino esercitato dalla monarchia, con Margherita regina bellissima, di cui le dame leggono tutto sulle riviste, per copiarla (e torna in mente la bella mostra della Reggia Venaria, Dalle Regge d'Italia – Tesori e simboli della regalità sabauda, dedicata ai Savoia e a Margherita, prima influencer d'Italia, e perdoni, Maestà, l'ardire del paragone). Tante sono le sorprese, le conversazioni che si mescolano, le persone che salgono e scendono dalla carrozza di tutti, mentre si gira per il centro storico, tra piazza Castello, i Giardini Reali, piazza Carlina, via Po; viene da immaginare come dovevano essere allora i tram, quando le signorine bene si mescolavano alle operaie, quando tutte usavano i mezzi di trasporto vestite secondo i codici del momento. Una delle cose da ammirare è infatti la ricostruzione dei costumi e l'attenzione ai dettagli; anche le operaie, che parlano di sciopero in toni battaglieri, sono ragazze vestite bene, con la loro gonna lunga, la camicia bianca e l'immancabile cappellino, di cui sono provviste tutte le signore. C'è un certo decoro sabaudo che è un po' andato perduto, pensando a come ci si veste oggi per andare in centro o salire sui tram (quando ero bambina, andare in centro significava vestirsi bene, con le scarpette lucide, il cappottino in ordine e le calze di pizzo, non era secoli fa, erano gli anni 70-80).

Il giro termina in piazza Statuto, dove è iniziato, e l'applauso per gli interpreti di questo spaccato di vita ottocentesco è spontaneo. Sono bravi, sono brillanti, fanno vedere una Torino quotidiana in cui ci si riconosce ancora oggi, con le sue chiacchiere da tram, i dove andremo a finire, le furberie per non pagare il biglietto. Il numero zero ha funzionato, state attenti alle pagine Facebook di Le vie del tempo e dell'Associazione Torinese Tram Storici perché stanno cercando date per tornare.


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