mercoledì 3 ottobre 2018

Il progetto di Luigi Canina per un nuovo Duomo, al posto di via XX settembre

Non si potrà mai dire "ormai so tutto di questa città", soprattutto se si gestisce un blog in cui si raccontano non solo gli eventi e i luoghi, ma anche le storie presenti e passate e le piccole e grandi curiosità. L'ho pensato non appena ho scoperto questo progetto di Duomo di Torino, firmato da Luigi Canina, architetto della prima metà dell'Ottocento, allievo prediletto di Ferdinando Bonsignore, appassionato di architettura classica e attivo tra Torino e Roma. Il Duomo cittadino, di aspetto rinascimentale e di spalle ai luoghi del potere, tutti concentrati lungo la piazza Castello, e quasi soffocato nel Quartiere Svizzero, formato da viuzze ancora strette e medievali fino alle mura dell'attuale corso Regina Margherita, non convinceva gli architetti dell'Ottocento, a quanto pare. Ricordate? Alessandro Antonelli voleva addirittura abbattere Palazzo Madama e rivoluzionare piazza Castello, per dare il giusto risalto, al Duomo immaginato accanto a Palazzo Realee su un podio che ne esaltasse l'aspetto neoclassico.

Progetto di Canina per il Duomo di Torino Progetto di Canina per il Duomo di Torino

Il progetto di Luigi Canina, invece, era stato pensato per la stessa area in sorge l'attuale Duomo, che non sarebbe stato toccato. L'idea dell'architetto monferrino nacque ne 1846, dopo tre mesi passati chiuso in una camera davanti alla chiesa di San Giovanni, a causa di una malattia. Osservandola tutti i giorni, si rese conto che era ormai insufficiente per la capitale del Regno di Sardegna e che era circondata da troppi edifici "indecorosi". Un'altra cosa che colpì Canina fu "la mancanza di un portico, o vestibolo, nel d'avanti delsuo prospetto, quale suol praticarsi nei più nobili edifizj sacri, mi portava di vedere spesso con poca decenza entrare in chiesa, per esempio coll'ombrello ancor non ben chiuso e grondante tuttora di acqua, e simili altre quasi obbligate pratiche" come scrive in una sua ricerca sull'architettura per il nuovo Duomo. Insomma, la Cattedrale di Torino si trovava in un posto inadeguato ed era ormai iandeguata lei stessa al suo ruolo. Quindi, cosa progetta Canina?

Decide di non toccare la chiesa di San Giovanni, per rispetto della storia del posto, che ha ospitato il più importante luogo di culto di Torino sin dall'antichità, e della stessa architettura, all'essere l'edificio di origine rinascimentale. Davanti alla chiesa esistente propone una piazza quadrata, ispirata alle prime costruzioni cristiane e alle Basiliche romane, dotate di piazze peristiliate davanti all'ingresso; secondo quanto da lui stesso enunciato, lo spazio coinvolto comprende "un lato minore lungo la via di Dora Grossa (l'attuale via Garibaldi), dall'altro lato opposto ha per limite il bastione distinto con il nome di Verde, da un lato maggiore giunge alla piazza delle Erbe (attuale piazza Palazzo di Città) e dall'altro opposto si protrae fino al confine settentrionale della grande piazza di Castello". Questo lo spazio occupato, dall'intero complesso. Sulla piazza quadrata si sarebbero affacciati: a est l'attuale cattedrale, che sarebbe diventata una sorta di memoria storica di tutte le chiese cristiane succedutesi nel luogo, a sud il Seminario Arcivescovile, a Ovest la Curia, larga quanto l'attuale Duomo, in modo da equilibrare la simmetria della piazza, e, finalmente, a nord, la nuova chiesa, dedicata a San Giovanni.

Canina nota una cosa interessante: all'essere dedicati al culto tutti i lati della nuova piazza, non ci sarebbe ragione di introdurre quei commerci che tanto lo infastidivano davanti al Duomo. Ma non sottolinea un altro elemento interessante: la sua piazza 'religiosa', sarebbe stata adiacente a piazza Castello, separate solo dalla piazzetta tra Palazzo Chiablese e San Giovanni e da piazzetta Reale. E sarebbe stato potente avere una accanto all'altra la grande piazza del potere politico, in mano al Re, e quella del potere religioso, rappresentata dalle due chiese e dal Vescovo. Una contrapposizione chiara ed evidente, non più adatta ai tempi, evidentemente (la Rivoluzione Francese non era passata invano e la stagione risorgimentale, con la fine dello Stato della Chiesa, era ormai prossima), ma che avrebbe dato un altro volto a Torino.


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