martedì 6 novembre 2018

Quando Palazzo Madama era un'isola e c'era il ponte sul fossato

Difficile trovare foto di piazza Castello dall'alto, non parliamo se si tratta di una vista da via Po verso le Alpi (siamo tutti attratti dalla facciata barocca di Palazzo Madama, ma merita anche l'aspetto medievale del lato opposto). Questa foto, trovata su Torino Sparita di skyscrapercity.com, è eccezionale, non solo perché mostra il lato posteriore di Palazzo Madama dall'alto, ma anche perché è di molti decenni fa e mostra diversi aspetti della piazza che meritano uno spunto di riflessione.

Palazzo Madama e piazza Castello Palazzo Madama e piazza Castello

Siamo all'inizio del Novecento e Palazzo Madama è già una sorta di isola, intorno alla quale circolano i tram, così come è stato per tutto il secolo. Ci sono binari che vanno in via Pietro Micca, in via Po, in via Garibaldi e persino in via Palazzo di Città; tram e binari ovunque, che fanno pensare a quanto il trasporto pubblico fosse diverso all'epoca rispetto a quello odierno, tutto concentrato sugli autobus, più che sui binari. È solo all'inizio del XXI secolo che piazza Castello torna all'aspetto originario, con Palazzo Madama non più isola, ma centro e cuore della piazza e della città, dotato di una grande area pedonale, che ne esalta la presenza.

Un altro aspetto che salta subito all'occhio è il ponte che supera il fossato dell'antica fortezza degli Acaja e la unisce al lato posteriore di piazza Castello. Lo avevamo già visto, su Rotta suTorino, ma è la prima volta che si può vedere dall'alto e se ne può apprezzare la sua funzione di trait d'union tra i due lati della piazza (quando era aperto, Palazzo Madama era sede della Questura). Folta anche la vegetazione del fossato, completamente diversa da quella che lo anima adesso: il Giardino Medievale di recente costruzione, riporta alle piante e allo stile di coltivazione dei tempi degli Acaja e riporta il visitatore a quell'epoca di principi-guerrieri, pallide madonne e cantastorie, immaginata gentile, sulle rime dell'amor cortese.

Mai scegliere quale fosse la Torino migliore, ma non perdere memoria di quello che la città è stata.



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