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mercoledì 14 dicembre 2016

Il conte Filippo, genius loci del Castello di Agliè

Il Castello di Agliè (TO) è entrato nell'immaginario italiano grazie alla serie tv Elisa di Rivombrosa. Qualche anno fa, c'erano le code per entrare a visitarlo e si organizzavano autobus da tutta Italia, poi, terminate le vicende del fascinoso conte Fabrizio e della sua bella e indomita Elisa, anche il Castello è finito lentamente nell'oblio, non avendo saputo approfittare del breve momento di gloria per rilanciarsi come meta irrinunciabile del turismo intorno a Torino (se volete raggiungerlo senza utilizzare l'auto, dovete proprio essere fans scatenati, dato che i pochissimi autobus che collegano Rivarolo ad Agliè partono esattamente 6 minuti prima dell'arrivo del treno da Torino alla stazione di Rivarolo... quando si dice "l'Italia potrebbe vivere di turismo").


Come molti castelli del Piemonte montano e collinare, anche quello di Agliè ha origini antiche e nasce come struttura fortificata per controllare il territorio, grazie alla posizione strategica. Possedimento dei conti di San Martino, una delle più importanti famiglie aristocratiche piemontesi, il Castello deve la sua fortuna al più famoso rappresentante del Casato, il conte Filippo, una delle figure più affascinanti del Seicento italiano. Colto, raffinato e di bell'aspetto, Filippo si distinse in gioventù in varie battaglie, come ufficiale dell'esercito sabaudo, poi, dopo un soggiorno romano, a cui fu obbligato dal padre causa vita troppo libertina con duelli conseguenti, tornò a Torino con una passione per l'arte, l'architettura, le conversazioni colte (con lo pseudonimo Filindo il Costante fu membro dell'Accademia dei Solinghi, fondata dal Cardinale Maurizio di Savoia). In lui si sintetizza l'immagine del gentiluomo di corte dell'età barocca, di cultura eclettica, gusti raffinati e una passione per la meraviglia. Su Rotta su Torino si è già parlato di lui e del profondo legame sentimentale che lo unì per tutta la vita a Cristina di Francia, la Madama Reale di cui fu il più fidato consigliere negli anni della Reggenza, sostenendo con forza l'indipendenza del Ducato di Savoia dalle mire della Francia (per questo Filippo si inimicò il cardinale Richelieu, che, per allontanarlo da Cristina, lo fece arrestare e deportare in Francia per due anni).

Il bel conte non si preoccupò solo degli interessi dello Stato, ma curò anche i divertimenti della sua amata, producendo balletti e scenografie di grande effetto, si occupò della costruzione e decorazione del Castello del Valentino e della Vigna di Madama Reale, lavorando accanto all'architetto di corte Amedeo di Castellamonte, in un tandem di cui non è più possibile ricostruire lo scambio di contributi, scrisse motti e versi che non sono sempre arrivati a noi.


Negli anni '40 del Seicento, decise di trasformare il castello di famiglia, ad Agliè, in un'elegante dimora aristocratica, all'altezza di quelle che stava facendo costruire a Torino per la Madama Reale. Ad affiancarlo in questo compito, ancora una volta Amedeo di Castellamonte. Non sono arrivati a noi né i progetti né buona parte delle decorazioni realizzate, a causa dei successivi interventi. Quello che sì è chiaro, è che Castellamonte e Filippo rivoluzionarono l'aspetto del Castello, dotandolo di due cortili, uno chiuso, interno, e un altro a U verso Agliè; la facciata della manica che guardava verso il parco e la pianura torinese ebbe una composizione monumentale e rigorosa, con due avamposti laterali e su una piattaforma che scende verso il parco con due lunghe scale simmetriche, in uno schema che ricorda il Castello del Valentino. Della riqualificazione interna rimane molto poco: alcune sale, nella cui cornice superiore sono dipinti motti e allegorie, cari al gusto di Filippo (li si ritrova anche nel programma decorativo delle residenze private della Madama Reale). Il punto centrale dell'intera opera di ristrutturazione è il grandioso Salone da Ballo: sulla volta, in un tripudio di putti, nuvolette e personaggi vari, che non lasciano riposare la vista in nessun momento, e che suscitano genuina meraviglia, viene reso omaggio a re Arduino, a maggior gloria dei San Martino, che da lui si vantavano di discendere, .


Chissà quanto Filippo riconoscerebbe il suo Castello, se lo vedesse oggi, ma mi piace l'immagine che ha offerto di lui Pier Luigi Berbotto in Le terre della bellezza e dell'oblio: viaggio in Piemonte, considerandolo il genius loci della storica dimora. "C'è un fantasma che ti muove incontro dalle scalinate del castello di Agliè" scrive Berbotto, spiegando che è un fantasma che va inteso "come uno spirito solare e affabile: sorta di provvido genius loci, che, lungi dal manifestarsi in forme più o meno diafanamente umane, preferisce incarnarsi in un'idea, un'armonia di linee e volumi, attraverso cui comunicare". Non è infatti possibile "cogliere appieno lo spirito che animò le varie fasi dell'edificazione senza rifarsi a quello che fu il conte Filippo ai suoi tempi: non soltanto accorto uomo politico, ma anche e, soprattutto, finissimo letterato ed esteta, curatore di quelle sontuose feste alla corte torinese le cui coreografie recavano l'inconfondibile timbro del suo gusto e della sua cultura". Così anche ad Agliè si trovano questi stessi elementi, gli artifici coreografici, "squisiti scorci d'illusione teatrale sembrano prolungarsi all'interno, perfino nelle parti progettate cent'anni dopo dal Birago di Borgaro (...). E così ancora oggi, trascorrendo per saloni e anfratti, capita di sentirti tu stesso parte attiva della messinscena. Come quando, giunto alla sala delle Colonne, devi arrestarti di fronte a quello scalone che stavi già per abbordare a passo spedito e che di colpo scopri semplicemente dipinto sulla parete, quasi trompe-l'oeil di un impeccabile scenario teatrale".

Il Castello di Agliè, in piazza del Castello 1, è aperto dal giovedì alla domenica ore 8.30-19.30, chiuso gli altri giorni (gli orari di apertura possono variare, per cui si consiglia di telefonare al numero di telefono 0124 330102 per verificare l'effettiva apertura al pubblico. Il biglietto d'ingresso al Castello costa 4 euro, ridotto 2 euro per i ragazzi tra i 18 e i 25 anni, al giardino e al parco 3 euro (il parco è attualmente chiuso al pubblico), ingresso gratuito per under 18, possessori tessere dell'Abbonamento Museo e Torino+Piemonte Card.

PS Grazie a Turismo Torino, che mi ha dato l'opportunità di visitare il Castello in notturna, qualche sera fa, insieme ad altri giornalisti e blogger, per scoprire questa fascinosissima residenza sabauda dalla storia plurisecolare.

Le due foto del Castello di Agliè non contrassegnate sono del sito www.residenzereali.it


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