sabato 11 marzo 2017

Ritorno a Le meraviglie del mondo, ritratto di Carlo Emanuele I

La conferenza stampa di Confronti: Pittura come scultura (ne ho scritto qui), in Galleria Sabauda, è stata l'occasione per tornare a vedere Le meraviglie del mondo. Le collezioni di Carlo Emanuele I di Savoia.


Su Rotta su Torino non uso scrivere due volte di una mostra che ho visto (e potete leggere qui le mie impressioni su Le meraviglie del mondo), ma faccio un'eccezione perché, vantaggi della tessera Abbonamento Musei, è la terza volta che visito le sale delle Meraviglie del mondo. Perché? Perché è una mostra fatta davvero bene, che va oltre i libri scolastici. Come la maggior parte delle persone, ho una conoscenza scolastica della Storia, a parte le inevitabili curiosità personali, che mi hanno spinto ad approfondire periodi e personaggi storici più di altri. E nei programmi scolastici insorgono due problemi, il primo è che i sovrani sabaudi sono praticamente inesistenti fino al Risorgimento e il secondo è che in genere la scuola privilegia le imprese belliche rispetto ai fermenti culturali, nonostante questi siano in grado di influenzare il corso della storia quanto le prime.


Le meraviglie del mondo mostra i gusti privati di Carlo Emanuele I, le sue curiosità culturali, la sua passione per il collezionismo. Ci sono quadri inviati dai Medici, gioielli provenienti dalla Praga di Rodolfo II, coralli arrivati dalla Sicilia, si scoprono legami personali, favoriti dalle stesse curiosità. Il principe guerriero, che se avesse potuto avrebbe "aspirato anche al Papato" (Cibrario dixit), rincorreva le collezioni di arte antica, perché, spiega una scheda informativa della mostra, "La passione per l'arte classica era uno dei cardini della politica culturale di Carlo Emanuele I". E fu grazie a questa passione che arrivarono a Torino le collezioni romane di Girolamo Galimberti, nel 1583, e quella di Bindo Aldoviti, nel 1610. "Una parte delle sculture fu destinata alla Galleria, ma le statue di grandi dimensioni furono a decorare le fontane e i giardini del nuovo Palazzo Ducale e contribuirono a trasformare il casino di caccia del Viboccone, ora scomparso, in un raffinato luogo di svago, con un cortile ellittico popolato di sculture antiche" spiega ancora la mostra. Ci sono altre due frasi, riportate nei pannelli della mostra, che mi sono segnata, perché mostrano lo spirito di Carlo Emanuele: "Spero nel Signore che presto mi ritroverò in sanità et finirò di far la pianta cominciata dell'agrandimento della Città di Torino che sarà ellissma et giongerà sin al Po" scriveva l'architetto ducale Ercole Negro di Sanfront, nel 1588. "Sopra gli altri duchi d'Italia... pretende il signor duca precedenza con Firenze per l'antichità del suo dominio, per la grandezza della sua casa..." riportava l'ambasciatore veneto Fantino Corner. Un uomo consapevole di sé e del proprio lignaggio, un agitatore di uomini e un grande motivatore, in sole due frasi. E tutto questo rimane celato, nei programmi scolastici.


Mentre mi aggiravo tra i quadri del Veronese e le statue di età romana, pensavo a un articolo letto su qualche giornale britannico in cui, partendo da Kate Middleton, si sosteneva come nel passato i matrimoni reali favorissero scambi culturali, perché le nuove spose portavano con sé artisti e stili di vita (la stessa Catalina, moglie di Carlo Emanuele, impose a Torino il gusto per il cioccolato). E da questi scambi di culture, di missive, di inquietudini, nascevano collezioni così sorprendenti come quella del Duca sabaudo. Guardavo questi cimeli, questi elmi decorati, questi quadri grandiosi, questi progetti di abbellimento della capitale e pensavo a quanto poco la scuola insegna circa la personalità di questi sovrani, uomini di guerra e di cultura allo stesso tempo, capaci di chiamare a sé i generali più scaltri e gli artisti più visionari. Quanto la scuola non insegni a guardare la complessità e le influenze interdisciplinari, ma insegni per compartimenti stagni: ci vogliono poi mostre come questa a fare la sintesi di una personalità e, in fondo, di un'epoca e a farci riflettere su quanto la cultura sappia influenzare la nostra vita più di una guerra. E vi rinnovo l'invito: non perdete Le meraviglie del mondo, alla Galleria Sabauda fino al 2 aprile 2017 (meno di un mese!).


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